Allevamento

Di Crociere in Crociere

(Loxia curvirostra)

 

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Cartella A
Il genere Loxia, comprende quattro specie di Crocieri e precisamente: il Crociere (L. curvirostra), il Crociere delle pinete (L. pytypsittacus), il Crociere fasciato (L. leucoptera) ed infine il Crociere di Scozia (L. scotica). Ciò che accomuna tutti questi soggetti, e che li differenzia al contempo con gli altri Fringillidi, è il caratteristico becco molto massiccio alla cui estremità la mandibola superiore e quella inferiore si incrociano. I Loxia, essendo uccelli arboricoli, sono dotati di zampe corte e robuste che gli permettono una buona presa tra le pigne delle conifere, restando ad esse ”ancorati” mentre estraggono il contenuto, ovvero i pinoli. Nel Crociere ,così come nelle altre tre specie, il dimorfismo sessuale è abbastanza accentuato; infatti il maschio presenta un colore di fondo rossiccio, che varia di tonalità da soggetto a soggetto; ciò è dovuto soprattutto all’alimentazione e all’età dell’uccello.

I maschi, in natura, al loro primo anno presentano un rosso tendente all’arancio con evidenti tracce verdastre.

Le femmine, a differenza dei loro compagni, per ragioni mimetiche, sono caratterizzate da un piumaggio sobrio costituito in prevalenza da tinte verdi e infiltrazioni giallicce; alcune, invece, nelle zone di elezione quali petto e codione, manifestano una tinta rossiccia e, inoltre, la gola si presenta grigio biancastra.

I Crocieri sono uccelli sedentari e parzialmente migratori; essi effettuano degli spostamenti soprattutto quando nei luoghi ove risiedono inizia a scarseggiare il cibo e, unendosi in branchi, volano alla ricerca di abeti e di altre conifere. Considerando il vasto areale di distribuzione della specie nominale (Loxia curvirostra) presente in Europa, America ed Asia, il Crociere è contraddistinto da diverse sottospecie che si differenziano da esso soprattutto per la taglia. Fra le tante, basti ricordare la L. c. corsicana e la L. c. ymalayensis, le più piccole tra le sottospecie, visto che le loro misure si aggirano attorno ai 14-15 cm. Entrambe sono caratterizzate dal tipico colore rosso, sono provviste di disegni netti soprattutto all’altezza delle guance e della calotta e da un dorso molto scuro, particolarmente evidenziato nell’himalayana. Va ricordata anche la L. c. polyogina, simile alla specie nominale ma che si contraddistingue da essa in virtù del colore rosso sulla testa, sul groppone, sul petto e per avere la faccia, il dorso e la nuca di colore grigio.

La riproduzione dei Crocieri coincide con la maturazione dei pinoli delle conifere, alberi prediletti da questi uccelli che oltre a trovarvi rifornimento alimentare li utilizzano per nidificarvi. Il nido è composto da rami sottili, muschi ed altro materiale che la femmina si procura asportandolo dagli alberi senza la necessità di scendere al suolo. Le uova deposte sono solitamente 3 o 4 e, dopo circa due settimane di incubazione svolta dalla sola femmina, schiudono. I piccoli, alimentati soprattutto con pinoli da entrambi i genitori, si rendono indipendenti dopo quattro settimane.

 

Esperienza riproduttiva sul Crociere

 

Il mio primo incontro con questo “atipico” Fringillide risale a circa cinque anni orsono; prima di allora le uniche conoscenze che avevo sul Crociere provenivano dalla lettura dei libri. Incuriosito dalle strane movenze che lo fanno somigliare ad un Pappagallo (tipico della specie è l’abilità di arrampicarsi tra i rami o le sbarre della gabbia utilizzando il robusto becco) ed attirato dalla sua palese docilità, trovandomi ad una mostra scambio della città ove risiedo, la mia attenzione si posò su di un maschi di Crociere , all’apparenza molto simile alla specie nominale ma decisamente più piccolo di questa e dalla forma più slanciata. Capì allora che si trattava di una sottospecie e precisamente   la  Corsicana. Portato  a  casa,  il  soggetto  fu

alloggiato in una gabbia da 90 cm ed unito ad una Canarina nero rosso intenso con la quale si ibridò al secondo anno, generando fra l’altro diversi soggetti. La mia intenzione, però, era quella di accoppiarlo in purezza e l’anno dopo mi adoperai nella ricerca di una femmina con specifica.

Non riuscendo nell’intento, mi ritrovai costretto ad affiancarli un’altra Canarina, stavolta una nero rosso mosaico, realizzando quattro F1. Finalmente, dopo tre anni di ricerche, riuscii ad acquistare due femmine di Loxia curvirostra con il fine di accoppiarle una in purezza e l’altra in ibridazione; allo scopo ho unito quest’ultima ad un maschio di Cardellino che l’anno prima mi aveva generato svariati ibridi con la Canarina e diverse uova feconde, ma poi non schiuse per morte dell’embrione, con una Verdona. Le due coppie furono alloggiate in gabbie da 90 cm e collocate in giardino; l’alimentazione fornita si basava su di un misto di semi secchi composto da scagliola, perilla bianca, semi di conifere, girasole nero piccolo, canapuccia e, in dosi minori, da cartamo, avena e lino, del pastone del tipo secco unito a quello morbido nella percentuale del 50%, dove ogni giorno sbriciolavo diversi pinoli, dei quali sono ghiotti, del grit cui aggiungevo Sali minerali in granuli, dell’osso di seppia e a giorni alterni mela e lattuga. Per i Crocieri è fondamentale l’utilizzo di rametti di pino con le relative pigne, che mi procuro in montagna, attraverso i quali gli uccelli si tengono in allenamento svolgendo una funzione per loro basilare: aprire le pigne e cibarsi del contenuto. Giunto il periodo di Febbraio ho notato entrambe le femmine agitarsi e “svolazzare” in maniera alquanto nervosa per la gabbia; il maschio, invece, iniziava i primi gorgheggi esprimendo un canto roco e sommesso costituito in prevalenza da brevi note poco varie. Non avendo fatto uso di particolari per stimolare gli uccelli, e visto che gli stessi si accingevano ad entrare in estro, per meglio sollecitarli ho iniziato a somministrare loro del polline d’api mischiato al pastoncino con l’aggiunta di pinoli; verso la metà dello stesso mese, ho infrascato gli angoli alti del frontale delle gabbie con delle piante finte e dei rametti di pino nei quali ho inserito i cestini in vimini da 12 cm. Entrambe le femmine, utilizzando della juta, del cocco e del cotone, hanno rivestito le coppe componendo dei discreti nidi e deponendovi rispettivamente tre e quattro di colore bianco gessoso con macchioline marroni sul polo maggiore. Visto che eravamo ai primi di Marzo, ero certo che le uova della Crociera accoppiata al Cardellino sarebbero state infeconde: infatti quest’ultimo, anche se abbastanza affiatato con la compagna, iniziava ad andare in amore proprio allora .

Nutrivo invece serie speranze per l’esito positivo della riproduzione della coppia in purezza. Durante la cova ho preferito ridurre le mie interferenze per non disturbare gli uccelli e mi limitavo a somministrare giornalmente, in piccole quantità, dell’uovo sodo unito al pastone secco e della canapuccia bollita per abituare i soggetti a cibarsene e di conseguenza ad alimentare i piccoli bisognosi di proteine soprattutto durante la prima fase di vita.

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Cartella A
 
 
 
Non ho sostituito le uova con quelle finte in quanto, visto l’esiguo numero delle stesse deposte, non mi è sembrato il caso; ho notato che le femmine di Crociere hanno iniziato a covare con molta solerzia già dal primo uovo. Al settimo giorno di incubazione ho scorto il maschio di Cardellino sostando sul fondo della gabbia, restando un po’ incredulo, visto che qualche ora prima cantava serenamente; decisi quindi di prenderlo in mano e mi accorsi che l’uccellino aveva una parte della testa sanguinante. Per fortuna, dopo averlo curato e disinfettato, riuscì a sopravvivere perdendo però un occhio. Tornando sull’accaduto, era chiaro che l’artefice di questa triste vicenda fosse stata la Crociera, magari gelosa delle proprie uova.

Questa, infatti, molto probabilmente non accettava le visite al nido da parte del Cardellino ed è per questo, presumibilmente, che lo avrà aggredito. Non nascondo che il medesimo comportamento mi ha alquanto stupito, visto il carattere socievole di questi uccelli che, tra l’altro, se presi in mano non si permettono assolutamente di utilizzare il loro potente becco contro l’allevatore. La femmina, comunque, l’ho lasciata covare per 15 giorni. Nel contempo, le avevo unito un maschio di Verdone agata, preventivamente separatola un apposito divisorio metallico, con lo scopo di farli socializzare. Per quanto concerne la coppia in purezza delle tre uova deposte nessuno era fecondo e dopo due settimane ho tolto il nido. Verso la fine del mese di marzo, ho nuovamente inserito i cestini nelle gabbie ed ho fornito alle femmine il materiale per la loro costruzione. Nel frattempo, ho tolto il divisorio che separava il Verdone dalla

Crociera e, con molta gioia e incredulità, ho assistito immediatamente alla copula dei due soggetti.

Tutto procedeva per il meglio e, in proposito, entrambe le femmine nel giro di pochi giorni avevano rifinito il nido. Questa volta la Crociera accoppiata in purezza depose quattro uova e, così come era avvenuto nella covata iniziale, cominciò l’incubazione dal rilascio del primo uovo.

L’unica nota stonata giungeva dalla coppia ibrida: la femmina, infatti, proseguendo sulla stessa linea della prima covata, ha voluto stupirmi ancora una volta deponendo le uova sul fondo della gabbia, con la conseguente rottura delle stesse. All’ottavo giorno ho effettuato la speratura delle uova della coppia in purezza, utilizzando allo scopo una torretta, e con immenso piacere ho appurato che tutte erano feconde. Dopo due settimane sono nati i piccoli ricoperti da un fitto piumino grigio molto scuro e, non utilizzando balie in allevamento, ho lasciato l’incombenza di allevarli ai propri genitori i quali, alimentandoli con uovo sodo mischiato al pastone del tipo secco, della canapuccia bollita, dei pinoli sgusciati e, a giorni alterni, mela e lattuga, sono riusciti a portarli tutti all’indipendenza. Voglio precisare che al settimo giorno ho inanellato due piccoli, segnatamente i primi nati, e successivamente gli altri, utilizzando allo scopo anelli del tipo X; infatti, se per i Crocieri si utilizzano quelli del tipo C, avendo accoppiato la sottospecie più piccola con la specie nominale seguendo le disposizioni della C.T.N.  I.E.I., ho utilizzato, così come si usa fare per gli ibridi, un anello intermedio. Alla nascita, i pulli presentavano un becco conico che col passare dei giorni assunse una forma ricurva, per lasciare spazio successivamente alla classica forma che noi tutti conosciamo, ovvero quella incrociata.

Appena finito di allevare i piccoli, gli adulti sono entrati in muta, compresa la femmina accoppiata al Verdone. I giovani Crocieri, appena svezzati, sono stati collocati in una volierette da 120 cm ed alimentati con canapuccia bollita, rinnovata due volte al giorno, il solito misto di semi secchi, con prevalenza di scagliola, mela e lattuga. Al 45° giorno ho iniziato a somministrare del colorante in polvere, mischiato al pastone del tipo morbido con l’aggiunta di pinoli per renderlo più appetibile. Terminata la muta si sono rivelati tre maschi ed una femmina, anche se va rilevato che gli uccelli appena usciti dal nido palesavano già una certa differenza sessuale: infatti, i presunti maschi evidenziavano sul petto e sulla gola delle tinte giallicce che erano assenti nella femmina. Comunque, entrambi i sessi sono caratterizzati da un piumaggio alquanto mimetico costituito da forti striature che staccano dal colore di fondo nocciola chiaro. Tutti i soggetti presentavano una tagli intermedia di quella dei genitori ma non omogenea tra loro: vi erano due maschi molto più piccoli dei fratelli.

Dall’esperienza maturata posso tranquillamente affermare, almeno per quanto riguarda i soggetti da me posseduti, che i Crocieri sono uccelli molto robusti, amano fare il bagno anche nel periodo invernale non soffrendo minimamente le basse temperature; inoltre, rispetto ai nostri Verdoni europei, non sono soggetti alle turbe intestinali o a problemi respiratori che spesso colpiscono, invece , i Ciuffolotti o i Carpodachi asiatici. Chi decidesse di intraprendere il loro allevamento, dovrà ricordare di non tenerli in luoghi eccessivamente caldi; questa specie non sopporta troppo l’afa estiva, pertanto, soprattutto in questo periodo, andranno aiutati fornendo loro le vaschette per le abluzioni. Per quanto concerne la riproduzione, se le femmine non sono perfettamente in estro è inutile inserire i nidi

in vimini in quanto verrebbero distrutti immediatamente. Si può ovviare immettendo nella gabbia dei cestini in metallo che garantiscono una maggiore resistenza; così facendo si evita inoltre di separare il maschio dalla compagna, visto che anche loro sono presi dalla frenesia di ridurre a niente tutto ciò che è a portata del loro becco.

Testo e allevamento Francesco Giacalone.

Articolo pubblicato sulla rivista Italia Ornitologica N° 6-7 Giugno-Luglio 2006

 

Stagione 2007

Quest’anno alla femmina di Crociere, che si era riprodotta in purezza l’anno precedente, ho unito un maschio di Loxia curvirostra di provenienza di un allevatore olandese. A fine Febbraio la Crociera ha deposto 4 uova ed in questa prima covata ha svezzato solamente tre piccoli. La deposizione successiva ha registrato un numero di uova pari a tre che ho girato ad una coppia di Canarini preposti allo scopo di balia. Nella seconda covata i soggetti svezzati sono risultati tre. Infine alla femmina di Crociere ho fatto intraprendere una ulteriore deposizione culminata con il rilascio di altre tre uova e con la nascita di altrettanti pullus e lo svezzamento degli stessi imbeccati egregiamente dai genitori. A differenza della stagione scorsa gli uccelli sono stati inanellati con anello C e precisamente all’età di 5 gg. Rispetto all’anno precedente stavolta mi sono trovato costretto a dividere la coppia in quanto il maschio, in pieno estro, molestava continuamente la femmina; non era raro trovare, infatti, sul fondo della gabbia piume e remiganti. La coppia si è riprodotta in una volieretta da 120 cm e l’alimentazione utilizzata è stata la stessa di quella fornita precedentemente. I genitori sono entrati in muta i primi di Giugno. 

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