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CROCIERE X
CANARINA: il mio Campione
(Loxia curvirostra
X Serinus canarius domesticus)
Tutto ebbe inizio
in occasione di una mostra ornitologica, quando nel settore dedicato
allo scambio/vendite, la mia attenzione fu attirata da un maschio di
Crociere, Loxia curvirostra facente parte della varietà nana. Tali
Crocieri nidificano occasionalmente anche in Sicilia, nelle zone
montane, in concomitanza con abbondanti maturazioni di conifere ed
abeti, e soprattutto presentano una taglia notevolmente più piccola
rispetto al crociere nominale, una forma meno tozza e più slanciata,
ed una generale predisposizione alla vita domestica.
Spinto
dalla mia passione per l’ibridismo, pensavo continuamente a quale
femmina avrei potuto accoppiare il Crociere, fantasticando sulla
possibile fusione nell’ibrido di forme e colori provenienti dai
genitori. Alla fine, decisi per una Verdona e così, ai primi di
marzo, il crociere iniziò ad andare in estro con i suoi flebili
gorgheggi ed a corteggiare gentilmente ma con decisione la femmina.
Nel frattempo, in una coppia in purezza di verdoni mutati, la morte
improvvisa della femmina mi costrinse ad utilizzare quella che si
trovava col crociere, rimpiazzando quest’ultima con una canarina
nero rosso intenso. Dopo qualche settimana il Crociere, entrato
ormai decisamente in amore, corteggiava continuamente la canarina
inseguendola per la gabbia senza mai ferirla o spiumarla, come
invece avviene per i maschi di verdone più irruenti e focosi. Ad
aprile la prima deposizione: cinque uova che alla speratura
risultano tutte infeconde. Purtroppo così avvenne anche per la
seconda deposizione. Verso la metà di maggio il crociere iniziò a
perdere le penne, e con l’inesorabile inizio della muta, svanirono
le mie speranze di poter realizzare l’agognato ibrido. Nel 2003,
reduce dall’esperienza negativa, mi sono procurato due ottime
canarine nero rosso intenso che hanno svernato serenamente assieme
al Crociere, in una gabbia di 90 cm. Passato l’inverno il trio si è
perfettamente affiatato e verso la metà di marzo tutte e due le
femmine hanno iniziato la costruzione del nido, sollecitate anche
dal maschio entrato ormai in estro. “Questa volta ci siamo” mi dico,
ed invece un nuovo inconveniente incombe: le Canarine hanno infatti
deposto nello stesso nido con il risultato di nove uova covate da
entrambe. Alla speratura soltanto uno risulta fecondo ma con
embrione morto nel guscio a causa della cova scomposta delle
femmine. Decido allora di separarle e di girare il maschio ad
entrambe. Siamo già ad aprile ed una delle canarine ha finito di
deporre l’ultimo delle cinque uova iniziando la cova. Passo quindi
il crociere all’altra femmina che subito inizia a costruire il nuovo
nido. Alla speratura le cinque uova risultano tutte chiare e il mio
sconforto è tale da non crederci più.
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Come si usa
dire la speranza è sempre l’ultima a morire e, forte di
quell’unico uovo fecondo, anche se poi morto nel guscio,
aspetto fiducioso la deposizione dell’altra Canarina che non
tarda ad arrivare con quattro uova di generose dimensioni. Dopo
sette giorni è tanta impazienza, decido di controllare le uova
e, con immensa gioia, mi accorgo che tutte sono feconde. Nel
frattempo sono costretto a separare la coppia, in quanto il
maschio molesta la femmina durante la cova. Dopo tredici giorni
ecco, finalmente, nascere i miei desiderati ibridi che la mamma
però non alimenta a sufficienza: mi trovo così costretto a dare
qualche “poppata” aggiuntiva con un alimento adatto per
l’imbecco stecco.
Il maschio
nel frattempo è andato nuovamente in muta. I giovani ibridi si
svezzano invece precocemente e, dopo averli sistemati in una
volieretta da 120 cm, inizio a colorarli. Quando tutto sembra
andare per il meglio ecco però che la sfortuna torna a farmi di
nuovo visita e in questo caso assume pure una forma e un nome:
la Gazza. Purtroppo io allevo in gabbie di 90 e 120 all’aperto
e quindi per |
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qualche
predatore è facile avere accesso al giardino; mi trovo così
costretto a ricorrere ai ripari proteggendo le gabbie con una
rete metallica.
Per fortuna
tre ibridi sono rimasti illesi mentre il quarto ha purtroppo
perso un occhio, rimanendo comunque in vita. Una volta mutati, i
soggetti si sono rivelati tutti maschi, tre intensi ed uno
brinato ed ho iniziato a prepararli alla gabbia da mostra, anche
se sono già abbastanza confidenti e calmi. Quest’anno nella mia
città si è svolto il VI campionato Siciliano, ottima occasione
per esporli. Ed è così che l’F1 brinato si è aggiudicato il
titolo di primo classificato con ben 93 punti; non ha però
ottenuto quello di campione di razza in quanto non previsto
dalla manifestazione. La felicità di aver vinto è stata grande
anche perché nella sua categoria vi era un ibrido di canarino
per crociera molto bello che si è aggiudicato il secondo posto.
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Nota a
margine sul Crociere nano ed i suoi ibridi
Per quanto
concerne il mantenimento, il Crociere si dimostra un uccello
abbastanza robusto. Principalmente non teme il freddo, ama fare
il bagno anche nelle giornate più fredde e inoltre, almeno nei
soggetti da me posseduti, non ho mai riscontrato problemi
respiratori dovuti a cambiamenti climatici. Se bene alimentati
non soffrono di turbe intestinali, come invece avviene per altri
indigeni . L’alimentazione che adotto e’ varia: essa comprende
una miscela base, da me formata, che lascio a libera
disposizione e composta in prevalenza da scagliola, perilla
chiara, perilla scura, canapa, girasole nero, girasole striato
piccolo,in parti minori da niger, avena, cartamo, ravizzone,
lino e miglio. Giornalmente fornisco circa cinque pinoli a
soggetto che spezzetto nella vaschetta del pastone secco e che
rinnovo quotidianamente. A giorni alterni somministro della mela
o della lattuga, che lavo molto accuratamente. Sempre a
disposizione una vaschetta con del grit cui aggiungo dei sali
minerali in polvere e del carbone vegetale. Nella voliera non
manca mai un rametto di pino, che mi procuro in montagna, e che
per i Crocieri è un vero e proprio passatempo. Alle volte mi
soffermo a guardarli e resto affascinato dalla forza con cui
stritolano i rametti con il loro grosso becco; inoltre è
divertente vederli arrampicare per la gabbia aiutandosi con il
becco proprio come usano fare i pappagalli. Il crociere ha un
carattere molto confidente: basta dargli un po’ d’amore e
qualche leccornia per conquistare la sua fiducia tanto da
indurlo a prendere i pinoli dalla mano dell’allevatore. Il canto
non è molto bello anche perché un po’ monotono e costituito in
prevalenza da flebili gorgheggi. Esso è molto simile in entrambe
le specie, sia nella forma nana che nell’europeo; infatti, ad
esempio, il tipico verso di richiamo (cioc…cioc…cioc…), che
emettono anche in volo durante gli spostamenti da un ramo
all’altro, è uguale.
Il crociere
nano segue un periodo di estro particolare: ho infatti notato
che inizia ad andare in amore, in cattività, verso la fine di
febbraio per poi andare in muta intorno agli inizi di maggio. La
stessa si conclude ai primi di luglio ed il crociere ritorna
nuovamente in amore fino alla metà di agosto. Ciò, almeno, è
quanto accaduto nei miei uccelli in tre anni di allevamento e
va sottolineato il fatto che non tutti rispettano questo ciclo
riproduttivo. Quindi, ci possono essere Crocieri che vanno in
estro prima e altri dopo: tutto dipende dal luogo di provenienza
e dalla zona in cui li si alleva .In ibridazione si usa quasi
sempre la femmina che, se nata in cattività, si riproduce senza
particolare difficoltà ed accetta inoltre senza troppe
rimostranze maschi di altre specie .Il maschio al contrario è
quasi sempre sottovalutato: si utilizza solo nei casi limite,
quando per esempio siano impiegate in ibridazione le femmine di
Ciuffolotto. Disponendo della specie nana, dalle dimensioni
circa di un canarino, ho pensato di invertire i sessi.
Dall’esperienza fatta mi sono accorto che il Crociere si
affeziona particolarmente alla compagna di diversa razza e
durante la fase riproduttiva la sollecita offrendole il
materiale per la costruzione del nido Alla nascita degli ibridi,
per precauzione, ho separato il Crociere dalla femmina e quindi
non ho potuto costatare l’eventuale contributo del maschio allo
svezzamento dei novelli. Comunque, gli stessi, alimentati dalla
canarina con canapa bollita, dadini di semola (che io stesso
preparo con semola, latte, uova e miele), mela, lattuga e con il
mio intervento allo stecco, effettuato con un prodotto
specifico, si sono sviluppati precocemente. Dopo circa quaranta
giorni ho iniziato a colorarli utilizzando una bustina di
cantaxantina distribuita in 1Kg di pastone del tipo morbido .Per
abituare i giovani ibridi a nutrirsi del pastoncino vi ho
aggiunto dei pinoli sbriciolati per renderlo più appetibile.
Il
tutto va rinnovato due volte al giorno. Gli uccelli inoltre
erano esposti per qualche ora ai raggi del sole ed era uno
spettacolo vederli distendere con le ali aperte e le piume tutte
arruffate, felici di “abbronzarsi”. I bagni di sole oltre a
essere salutari hanno permesso loro di ossidare ottimamente le
zampe ed il becco. Per quanto riguarda il canto, negli ibridi si
riscontra un suono decisamente forte e melodioso; dal crociere
hanno ereditato invece un’indole docile e tranquilla che mi ha
permesso di prepararli per le gabbie da mostra in poco tempo e
con relativa facilità.
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Infatti, una volta mutati nella gabbia da 120 cm, li ho
trasferiti singolarmente in gabbie da 55 cm. dove ogni lato
era foderato con del nailon trasparente. Utilizzo questo
metodo soprattutto per abituare i giovani verdoni (un po’
forastici) alle gabbie da esposizione. Infatti, essendo la
gabbia rivestita ai lati, gli uccelli sono costretti a
spostarsi da un posatoio all’altro senza aggrapparsi alle
sbarre, mantenendo così integro il loro piumaggio. Una volta
nelle gabbie da mostra si dimostrano discretamente calmi,
assumendo un buon portamento. In conclusione, vorrei
ricordare che l’ibrido è soggetto nella maggior parte dei
casi a una certa instabilità sul posatoio che quasi sempre
degenera negli anni. Quindi, per mantenere i soggetti
affetti da tale problema |
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in buona
forma, bisogna alloggiarli in gabbie spaziose che permettano
loro un buon volo somministrando alimenti completi e nutrienti. |
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Testo e allevamento di Francesco Giacalone.
Articolo
pubblicato sulla rivista Alcedo N° 15 - Maggio-Giugno 2004 |
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