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IL VERDONE
TESTA NERA
Carduelis
ambigua
Il genere
Chloris negli anni ha subito varie collocazioni tassonomiche sino a
confluire nel genere Carduelis; ciò è avvenuto perché nel tempo si è
riscontrata una certa affinità genetica fra i Verdoni, i Cardellini
ed i Lucherini, anche questi ultimi accorpati nel medesimo genere a
scapito del tradizionale Spinus, declassato a sottogenere. Molti
autori presumono che sia i Verdoni che i Cardellini provengano da
antenati comuni, dei carduelidi primordiali da cui i primi si sono
evoluti in epoche più remote ed i secondi in tempi più recenti.
All’interno del sottogenere Chloris distinguiamo cinque specie tutte
vicine tra loro: il VERDONE (C. chloris), il VERDONE DELLA CINA (C.
sinica), il VERDONE DELL’HIMALAYA (C. spinoides), il VERDONE DEL
VIETNAM (C. monguilloti, da alcuni sistematici considerato una
sottospecie di C. spinoides), ed il VERDONE TESTA NERA (C. ambigua).
Fra le specie
testé menzionate la meno appariscente altresì la meno allevata è
decisamente il VERDONE TESTA NERA.
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Classificazione
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ORDINE
SOTTORDINE
FAMIGLIA
SOTTOFAMIGLIA
GENERE
SOTTOGENERE
SPECIE |
Passeriformi
Passeri
Fringillidi
Carduelini
Carduelis
Chloris
Ambigua |
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Descrizione
Lunghezza
13-14 cm. Il maschio ha la testa tutta nera con infiltrazioni
brune eccetto la gola che si presenta bruno giallognola; il
collarino è giallo verdastro. Entrambi i sessi sono
caratterizzati da un evidente disegno dorsale di colore nero che
stacca dalla tonalità bruno verdastra del groppone. Il codione è
verde oliva con la parte superiore della coda tendente al
grigio; la coda è nera con i bordi dello stesso colore delle
barre alari ovvero giallo intenso. Il petto e l’alto ventre si
presentano bruni con infiltrazioni gialle a differenza della
zona sottostante la cloaca (basso ventre) che è giallo opaco o
biancastra. Le ali sono nere così come l’alula anche se
quest’ultima è bordata da un giallognolo pallido; l’estremità
interna delle remiganti (primarie, secondarie e terziarie)
presenta delle orlature tendenti al grigio biancastro. Il becco
così come gli arti è di colore bruno rosato.
La specie
palesa un evidente dimorfismo sessuale: la femmina rispetto al
maschio manifesta un colore generalmente opaco con tinte più
smorte e il cappuccio (in alcune addirittura spezzato e poco
regolare) è verde nerastro tendente al grigio. Va precisato che
nella selezione di questo Verdone asiatico si dovranno preferire
quelle femmine che più di altre evidenziano un cappuccio molto
ossidato e un evidente disegno sul dorso e tra i maschi andranno
scelti quelli con cappuccio nero brillante con poche o nulle
infiltrazioni brunastre. I giovani hanno le parti superiori
ampiamente striate di bruno scuro, il groppone è giallo opaco
pallido e le coperture delle ali sono orlate di giallo
brunastro. Le parti inferiori quali gola, ventre e fianchi sono
striati di bruno e presentano un colore giallo opaco. Infine, il
basso ventre è biancastro.
Sottospecie
Anche se è
distribuito su un areale abbastanza vasto, il Carduelis ambigua
presenta un’unica sottospecie e precisamente la TAYLORI; essa
differisce dalla specie nominale essenzialmente per avere molto
nero “fuligginoso” sulla testa (soprattutto nei maschi) e
per presentare un dorso verde oliva molto scuro con tinte
leggermente brunastre.
Una
considerazione va fatta sul Verdone del Vietnam, da alcuni
confuso con il testa nera: a differenza di quest’ultimo,
infatti, il Carduelis monguilloti ha il colore della testa
nerissimo con il collarino giallo intenso e il dorso nero
verdastro molto scuro.
Habitat e
riproduzione
Il Verdone
testa nera popola le zone dell’Asia orientale quali: il Nord
della Birmania, il Nepal, il Tibet, il Laos settentrionale, il
Sud-Ovest della Cina e il Nord del Vietnam. Parzialmente
migrante si sposta in piccoli gruppi durante il periodo
invernale svariando fra montagne, pianure, margini di boschi e
giardini. Conduce una vita gregaria (è un uccello socievole)
alla ricerca di cibo che si procura sul terreno, tra gli alberi
e sulle erbacce. La riproduzione avviene nel mese di Aprile. In
questo periodo gli uccelli si scindono in coppie e in un lasso
di tempo abbastanza breve le femmine si accingono alla
costruzione del nido che (come avviene per molti fringillidi) è
costituito da radici, muschio, rametti e rivestito con peli,
fibre vegetali e lanugini. La coppa è collocata su arbusti dal
fitto fogliame o su grandi cespugli di conifere; le uova deposte
sono mediamente quattro di colore celeste-biancastro
picchiettate di bruno sul polo maggiore. L’incubazione dura
tredici giorni, alla scadenza dei quali nascono i pulli
ricoperti da un fitto piumino grigiastro. Entrambi i genitori si
adoperano ad alimentare i piccoli nutrendoli con erbe prative e
semi allo stato lattiginoso, I giovani testa nera al tredicesimo
giorno dalla nascita escono dal nido e si rendono indipendenti
dopo altri diciassette. Terminato il periodo riproduttivo, che
consiste in due covate ed eccezionalmente anche tre (quando la
stagione lo permette), ha inizio la muta. Da questo punto di
vista, l’unico Verdone a differire è il Carduelis spinoides che
effettua due mute: una parziale, interposta tra la prima covata
e la successiva, e l’altra totale, al termine della seconda
covata. |
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Esperienza d'allevamento
La mia
esperienza col Verdone testa nera ha inizio con due coppie di
cattura, acquistate nel mese di Ottobre da un commerciante della
mia zona, solerte importatore di fringillidi esotici. Gli
uccelli portati a casa, ad una più attenta osservazione, si sono
rivelati molto tipici e soprattutto docilissimi.
Sono stati
sistemati per coppie in gabbie da 90 cm, preventivamente
foderate ai lati con del nailon, onde evitare agli uccelli di
ferirsi fra le sbarre, e collocati all’aperto.
L’alimentazione loro fornita si basa su di un misto di semi
composto da: scagliola, perilla bianca, girasole nero piccolo,
panico, cicoria, lattuga bianca , canapuccia e, in dosi minori,
lino, avena e nijer. Inoltre, pastone di tipo secco tagliato con
quello morbido nella percentuale del 50%, saltuariamente mela e
lattuga e sempre a disposizione del grit unito a sali minerali
in granuli e osso di seppia.
L’acqua per
il bagno viene fornita almeno due volte a settimana anche nel
periodo invernale. Solitamente non faccio mai uso di vitamine o
altri integratori particolari e quando si avvicina il periodo
della riproduzione, preparo i soggetti con del polline d’api
mischiato al pastone (10% di polline per kg di pastone) con
l’aggiunta di camelina sativa per una settima circa, e al
contempo vario la miscela aumentando le dosi e aggiungendo quei
semi più inclini a favorire l’ estro dei soggetti, come il
papavero blu e la canapuccia. Voglio precisare che tutti i
volatili del mio allevamento sono alimentati con miscele molto
proteiche dove la percentuale della perilla bianca è abbastanza
elevato; dico questo perché i soggetti sono sistemati all’aperto
ed è fisiologicamente provato che un uccello per sopportare i
rigori dell’inverno ha bisogno di bruciare calorie e queste
vengono fornite dai semi ricchi di lipidi.
Il Verdone
testa nera si può considerare un uccello piuttosto robusto e, a
differenza dei nostri Verdoni indigeni, nel periodo autunnale
non soffre di turbe intestinali ed è meno soggetto alla
coccidiosi. Nella fase invernale sono rimasto sorpreso nel
vederli svolazzare nella gabbia con piumaggio attillato senza
risentire minimamente della temperatura abbastanza rigida, non
dimostrando alcun problema neanche di fronte all’eccessiva
umidità. Nonostante si tratti di soggetti dal facile
mantenimento, come tutti gli animali, vanno mantenuti nel
migliore dei modi fornendo loro l’optimum di cui si dispone, sia
da un punto di vista alimentare che ambientale.
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Trattandosi di uccelli di cattura e di fresca importazione, non avendo
effettuato alcuna muta in gabbia, nutrivo seri dubbi sulle
loro possibilità riproduttive, ma come i più temerari
allevatori verso la fine di Marzo ho infrascato l’angolo
alto destro del frontale della gabbia con piante finte e
rametti di pino ed ho inserito il cestino di vimini da 10
cm. Il giorno 10 del mese di Aprile ho sorpreso una delle
due femmine rivestire il cestino con juta, cocco e cotone,
componendo una discreta coppa.
Terminato il nido la femmina vi ha deposto quattro uova che
ho preferito non sostituire con quelle finte per non
disturbarla. Durante la cova il maschio non ha minimamente
interferito, anzi era solito imbeccare la compagna sul bordo
del nido mentre questa era accovacciata. |
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L’atteggiamento molto pacato del maschio ne ha evitato la
separazione dalla femmina; questo comportamento sereno si è poi
manifestato anche negli altri maschi da me allevati, a
differenza dei Verdoni indigeni sia ancestrali (soprattutto),
che mutati (leggermente meno), i quali non si creano scrupoli a
molestare le compagne alle volte sino a scondizionarle o a
distruggere intere nidiate. Il corteggiamento, così come il
canto, è del tutto simile a quello del Verdone europeo, l’unica
differenza consiste nel timbro più acuto delle note emesse da
quest’ultimo. L’incubazione dura 13 giorni e non si rende
necessaria la speratura in quanto le uova feconde all’ottavo
giorno circa assumono un colore più scuro. Alla scadenza di
questo periodo sono nati due pulli e successivamente gli altri;
dal momento che non avevo balie ho lasciato l’incombenza di
allevare i piccoli ai propri genitori che così bene si erano
comportati sino ad allora. Per abituare i soggetti a nutrirsi
dei vari alimenti necessari allo sviluppo dei nidiacei, ne ho
iniziato la somministrazione prima della deposizione.
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Alla nascita,
ho alimentato gli adulti con uovo sodo (la mattina solo per la
prima settimana) unito a del pastone secco, canapuccia bollita
(per almeno venti minuti) e una fettina di mela; il pomeriggio
dadini di semola (latte, uova e semola), nuovamente della canapa
bollita e un po’ di lattuga. Non ho fornito insetti e sono
riusciti a svezzare in tre covate 13 testa nera. A testimonianza
della loro crescita regolare, preciso che intorno al quinto
giorno ho inanellato i primi due nati e successivamente gli
altri con anello di tipo A preventivamente mascherato con del
cerotto; al quattordicesimo giorno hanno abbandonato il nido e
intorno al trentesimo giorno si sono resi indipendenti. Una
volta svezzati, gli uccelli sono stati sistemati in volierette
da 120 cm ed alimentati con una miscela di semi con prevalenza
di scagliola, con della canapuccia bollita (rinnovata due volte
al giorno), spighe di panico, perilla bianca in una vaschetta a
parte e saltuariamente mela e lattuga.
Per quanto
concerne la seconda coppia, in quell’anno non si è riprodotta e
la femmina si è limitata a portare per tutta la gabbia il
materiale da nido senza mai decidersi a costruirne uno.
Una
considerazione importante, anche se potrebbe sembrare scontata,
sta nel fatto che i migliori soggetti nascono da genitori molto
tipici; all’uopo andranno ricercate quelle femmine che più di
altre manifestino un cappuccio evidente con disegno sul dorso
molto marcato e una barra alare giallo intenso.
I maschi
invece dovranno avere un cappuccio molto netto provvisto di nero
lucido con la minima presenza di brinature come invece spesso
accade. Un difetto ricorrente, riscontrato nei vari esemplari di
allevamento, è la presenza di piumette acianiche che si
localizzano soprattutto all’altezza del capo. |
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Ibridazione e mutazioni
Il Verdone
testa nera, pur non manifestando un fenotipo eccelso ricco di
lipocromo, nel tempo è stato ibridato con diversi fringillidi
sia esotici che indigeni quali: il Cardellino, il Lucherino, il
Lucherino testa nera, il Negrito della Bolivia, il Canarino del
Mozambico, il Canarino petto giallo, il Cantore d’Africa, il
Ciuffolotto messicano, il Fanello, il Fringuello e il Canarino.
Si sono
realizzati inoltre ibridi intraspecifici con il Verdone, il
Verdone della Cina, il Verdone dell’Himalaya e il Verdone del
Vietnam generando con quest’ultimo, molto simile al C. ambigua,
meticci molto vicini al testa nera con un bel lipocromo giallo
intenso e un cappuccio ben marcato.
In alcune
riviste si è spesso scritto che dall’unione di questo Verdone
asiatico nascono svariati ibridi.
Personalmente
ho provato per diversi anni in un’unica direzione (esotico per
canarina) con diversi soggetti tutti molto affiatati fra loro
(come testimoniano le soventi copule) ed il risultato è stato
negativo con l’80% di uova infeconde e con una percentuale di
nascita molto bassa se si aggiungono le uova non schiuse per
morte dell’embrione. Girando per le mostre ho avuto la
possibilità di osservare alcuni Verdoni testa nera mutati nelle
varianti bruno, agata, satinè (bruno+lutino); purtroppo il
livello dei soggetti esposti non era eccelso e questo perché,
come tutti sanno, queste mutazioni di colore sono state
introdotte per travaso dal Verdone europeo (con ripetuti incroci
sino a giungere all’R4) ed è per questo che partendo sicuramente
da soggetti scadenti si sono generati C. ambigua di scarso
valore espositivo. Uno standard per il Verdone testa nera mutato
non esiste ma come avviene per il Verdone indigeno la regola è
quella di ricercare nei soggetti affetti da alterazione
ereditaria del piumaggio la massima saturazione delle melanine
residue. Nell’agata (quando agisce sul tipo ancestrale) ad
esempio è richiesta la forte carica di eumelanina nera su
remiganti e timoniere con la forte riduzione di feomelanina.
Nell’isabella
la feo deve essere ridotta il più possibile, anche se un residuo
feomelanico di color beige chiaro si deve manifestare; questa
mutazione, impropriamente detta, altro non è che l’interazione
della mutazione agata con la bruno (nell’isabella, il gene “br”
cioè brown e “rd” ovvero reduction, si trovano in posizione “cis”)
dove il gene predisposto per l’agata ha il compito di ridurre la
feo e diluire le melanine e l’altro, gene per il bruno,
impedisce il completo ciclo di polimerizzazione dell’eumelanina
nera che rimane brune. Nella selezione l’isabella trae vantaggio
dall’utilizzo, al contempo, della mutazione satinè (bruno+lutino)
in quanto i soggetti eterozigoti (isabella/satinè) sfruttando il
rapporto di parziale codominanza delle due mutazioni (all’eliche
tra loro) manifestano una riduzione più accentuata della
feomelanina garantendo così una maggiore nitidezza del
piumaggio. Tra le mutazioni recessive sesso-legate di tipo
mendeliano va menzionata la lutino, dove lo standard è esplicito
al riguardo, ribadendo la totale assenza di feo e eumelanina,
con quest’ultima accettata in maniera poco percettibile (su
timoniere e remiganti). Tralasciando le mutazioni manifeste nei
vari soggetti di allevamento vorrei ricordare che per ottenere
dei C. ambigua mutati andranno meticciati con dei Verdoni
indigeni estremamente tipici come richiesto dagli standard di
selezione delle varie mutazioni e dalla taglia ridotta, o
preferibilmente allo scopo saranno utilizzati dei tipici C.
sinica mutati più vicini alle dimensioni dei testa nera con la
necessità di non sconvolgere troppo la misura del C. ambigua che
deve oscillare tra i 13 e non oltre i 14 cm.
Fra tutte le
mutazioni di colore che possono esprimersi sul fenotipo del
Verdone testa nera la più appariscente è sicuramente l’agata
dove i soggetti migliori dovranno presentare un cappuccio nero
lucidissimo privo di infiltrazioni brunastre con remiganti e
timoniere molto ossidate dove dovrà spiccare la barra alare
gialla intensa.
Per chi
volesse allevare C. ambigua bruni è necessario che questi
soggetti vengano selezionati verso il massimo grado di
ossidazione dell’eu bruna in modo da localizzarla sulle zone
tipiche quali cappuccio, disegno dorsale ecc., onde evitare una
distribuzione uniforme di colore marrone su tutto il piumaggio,
che annullerebbe inevitabilmente i disegni caratteristici della
specie.
Testo
e allevamento di Francesco Giacalone.
Articolo pubblicato sulla rivista Alcedo N° 29
- Settembre-Ottobre 2006
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