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L'AUTODEPLUMAZIONE DEGLI AGAPORNIS |
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L’autodeplumazione
è una piaga che colpisce di frequente gli Psittacidi in generale e
per l’allevatore rappresenta un evento frustrante, di difficile
comprensione e risoluzione, a cui spesso segue l’automutilazione e
la morte del soggetto.
Benchè numerosi
studi sono stati condotti e se ne potrebbe scrivere un trattato,
cercherò di dare una visione d’insieme del problema per quanto
riguarda gli Agapornis, con l’intento di fornire uno spunto di
riflessione a chi desidera comprendere, prevenire o curare questo
disturbo.
Le cause
possono essere molteplici (molto spesso si tratta di un intreccio di
cause), le più frequenti nella specie presa in esame sono le
seguenti:
a)
Depressione/frustrazione.
Negli Agapornis
sembra essere la causa principale dell’autodeplumazione, che spesso
è associata alla solitudine, alla separazione dal compagno,
consimile o umano, all’impedimento da parte nostra di congiungersi
con l’esemplare prescelto (non dimentichiamo che anche gli uccelli
hanno un carattere e delle preferenze, che vanno aldilà della nostra
scelta di evitare per esempio l’accoppiamento tra un Roseicollis a
Faccia Arancio e un Avorio) , all’imposizione di un partner non
gradito, alla gelosia, oppure alla presenza di altri uccelli che
disturbano o prevaricano in qualche modo il soggetto, come |
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potrebbe
accadere in una voliera, dove sono costrette a convivere specie diverse ed antagoniste (ad es. Roseicollis con Fisher) o esemplari
particolarmente territoriali, che si perseguitano in nostra
assenza. Gli Agapornis sono molto abili a dissimulare e solo lasciando accesa la videocamera potremmo renderci conto delle
dinamiche in un gruppo quando non siamo presenti. A tale proposito,
ho notato ad esempio che le mutazioni chiare (ino), introdotte in
voliera, vengono respinte e tormentate dai soggetti più scuri, che
probabilmente li considerano un potenziale pericolo per il
gruppo, in quanto troppo visibili al predatore, e
pertanto cercano di allontanarli. Si
sono verificati casi di autodeplumazione in soggetti
limitati |
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da problemi
visivi o impossibilitati a volare a causa del taglio delle remiganti
, o in esemplari prelevati dalla voliera e sistemati nelle gabbie da
cova, con poco spazio a disposizione. Anche lo stress procurato
dalla presenza di altri animali minacciosi (cani e gatti in
particolare) può a volte condurre ad un comportamento
autolesionistico. In certi casi si arriva addirittura
all’automutilazione, con gravi lesioni della pelle. Talvolta è il
compagno a deplumare il soggetto (questo è evidente in particolare
quando le piume vengono a mancare nella zona della nuca o delle
cavità auricolari), per noia o per un eccesso di attenzioni nel
periodo riprodut-tivo,specie se il nido non è disponibile. |
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Soggetto con
collare elisabettiano |
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In tal caso può
accadere che la femmina si innervosisca e strappi al compagno le
piume della zona anale o del codrione, che questi continuerà a
recidere, non appena saranno spuntate. A questo proposito, è
interessante notare come, una volta innescato il mecca-nismo, è
quasi impossibile arrestarlo, se non con l'ausilio di un collare
elisabettiano di appropriata forma e dimensioni. La piuma strappata
viene infatti lasciata ricrescere per circa 5 mm, poi viene
strappata e “succhiata”. Questo fatto mi fa pensare che l’astuccio
abbia un conte-nuto dal valore nutrizionale elevato ed un
sapore particolarmente gradevole all’Agapornis. |
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Soggetto deplumato dal compagno. Si
notino gli spuntoni delle piume che ricre-scono per circa 5 mm.e poi
vengono di nuovo rimosse |
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b)Ambiente.
I fattori ambientali possono giocare un ruolo determinante sia
nella genesi che nella risoluzione del disturbo. Mi riferisco in
particolare alle dimensioni e alla collocazione della gabbia, alla
disponibilità dell’acqua per il bagnetto, alle sostanze che
aderiscono alle piume, alle tossine inalate (deodoranti, fumo), ai
metalli ingeriti e alla luminosità dell’ambiente. La collocazione
della gabbia è importante: bisogna infatti tenere presente che il
pappagallo in natura non si poserebbe mai in un luogo poco sicuro.
Davanti alla finestra va bene, ma un angolo deve essere riparato
dalla parete o da un panno, per garantirgli un nascondiglio. Come si
sente secondo voi un uccello a portata del cane, del gatto, dei
predatori esterni? Anche la vicinanza di un grande televisore, di
un dipinto inquietante, o di qualche oggetto che fluttua nei pressi
della gabbia possono causare uno stato di ansia e stress nei nostri
piccoli amici. Per quanto riguarda le dimensioni, teniamo presente
che i pappagalli si spostano orizzontalmente, quindi la misura
minima per una coppia è 35x45x60 cm. Ovviamente più grande sarà, più
felici li vedremo giocare con le altalene di corda e i rami di
salice che forniremo loro per distrarsi, anche se si tratta di
pappagallini destinati alla riproduzione, che non sono certo di
“serie B”e non si annoiano meno degli altri. |
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c)
Malattie infettive virali, batteriche o micotiche
( malattia delle piume e del becco, PDD
proventricolite ?, aspergillosi, megabacteriosi, chlamydia….).
Solitamente in questi casi le imperfezioni del piumaggio sono
associate ad altri sintomi fisici, che un veterinario aviare
competente saprà facilmente riconoscere, effettuando i test
necessari e consigliando la cura più idonea. Spesso infatti
l’uccello depluma le zone in corrispondenza all’organo colpito
dall’infezione, a causa del disagio.
d)Squilibri
alimentari (carenze o eccessi).
La pelle è il più grande organo del corpo, che serve a regolare la
temperatura corporea ed agisce da barriera tra gli organi interni e
l’ambiente circostante (batteri, tossine). Le piume, le unghie e il
becco non sono altro che un’estensione di quest’ultima e, come
l’epidermide, sono costituite principalmente da cheratina, una
proteina non solubile composta da zolfo e da aminoacidi, in
particolare tirosina e
leucina. I
nutrienti normalmente associati ai problemi di pelle e
piumaggio sono le proteine, la Vit. A, i minerali e gli
acidi grassi essenziali. |
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Caso di automutilazione in fase di studio. Il soggetto, un bell'esemplare
cannell a nuovo tipo, se privo di collare elisabettiano, si
ferisce grav emente
sotto l'ala, oltre deplumarsi la coda. Trattasi di un caso
tuttora
irrisolto, nonostante diversi tentativi. Il soggetto verrà
ceduto ad una
studentessa di veterinaria che alleva Roseicollis, per vedere
se in un
ambiente diverso, con una nuova compagna dello stesso colore,
il
comportamento cesserà. |
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Carenze: *
L’uccello mangia solo ciò che gli piace, tipico nel caso
dell’Agapornis addomesticato viziato o degli allevamenti, dove le
mangiatoie vengono riempite fino all’orlo, così gli uccelli scelgono
solo i semi che preferiscono e scartano il resto. *Insufficienza di
acidi grassi essenziali * Diminuzione del livello di
acidi grassi Omega 3 - Omega 6. |
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*Carenze di
minerali, in particolare calcio, magnesio, zinco, silicio e zolfo.
*Carenza di fibre, per cui le tossine si fissano nel tratto
digestivo *Carenza di Vit. A, che rende l’uccello suscettibile
alle infezioni e a causa della secchezza della pelle può provocargli
prurito. *Carenza di aminoacidi. Sono gli elementi che
costituiscono le proteine e, in caso di carenza, l’organismo non
riesce a riparare le cellule e gli organi , nonché a produrre
enzimi, anticorpi e le piume stesse, che sono costituite da
proteine. In tal caso, l’uccello mangerà le proprie piume e a volte
le uova. *Carenza di Vit. E: quest’ultima protegge le membrane
cellulari, agisce da antiossidante nell’interno delle cellule e
impedisce che i grassi irrancidiscano nel corpo, rivestendo un ruolo
speciale nella salute della pelle. Eccessi: * sale : pur
essendo utile all’organismo, l’eccesso può
causare edema e
prurito. Eviteremo quindi di offrire ai nosri amici alati avanzi di
cibo o crackers, contenenti sale. *Estrusi: alcune sostanze
contenute negli estrusi possono causare allergie in certi soggetti,
provocando prurito. *Eccesso di Vit. A: è tossico per
l’organismo. *Eccesso di grassi rispetto alle proteine: il senso
di sazietà scoraggerà il consumo di alimenti proteici utili
all’organismo: in tal caso, pelle e piume ne risentiranno per prime. |
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e) Intossicazione da zinco: sospetteremo questa potenziale causa, se l’uccello
prende spesso nel becco le sbarre zincate della gabbia e/o noteremo
sintomi neurologici e gastrointestinali..
f)
Parassiti
: gli ectoparassiti che colpiscono
più frequentemente i pappagalli sono visibili ad occhio nudo e
facilmente eliminabili con dei prodotti atossici.
L’endoparassita
più frequentemente associato all’autodeplumazione è la Giardia,
presente nelle acque di corsi d’acqua o pozzi contaminati.
g) Allergie:
in alcuni casi anche gli uccelli possono manifestare una risposta
immunitaria inappropriata a determinate sostanze presenti
nell’ambiente o negli alimenti. Si può sospettare questo tipo di
problema quando si grattano e vocalizzano mentre si strappano le
piume. Cosmetici e profumi che venissero in qualche modo a contatto
con le piume (esempio: una signora truccata e profumata coccola e
sbaciucchia un pappagallino allevato allo stecco, inoltre lo
accarezza con dita impregnate di nicotina) possono indurre
l’autodeplumazione.
In molti casi sarà
possibile eliminare o perlomeno limitare il comportamento
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autolesionistico.
Una volta fugato
ogni dubbio riguardo ad una possibile origine patologica del
disturbo, dovremo pertanto porci alcune domande : la dieta è
equilibrata? L’uccello si sente al sicuro? Ha un partner adeguato e
spazio a sufficienza? Nella gabbia ci sono dei passatempi? Può
bagnarsi se lo desidera? Cosa è cambiato nell’ambiente circostante
nel periodo in cui ha cominciato a spiumarsi? Siamo in grado di
individuare delle possibili fonti di stress?
Forse così ci
renderemo conto che ci sono dei cambiamenti da fare.
Non
dimentichiamoci inoltre che gli Psittacidi in genere sono molto
sensibili e risentono di tensioni e stati di ansia che permeano
l’ambiente circostante, fungendo talvolta da parafulmini.
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Testo e foto di Miriam Bisiacchi |
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Il soggetto
nella foto si è deplumato a causa di un'infiammazione, una
volta risolto il problema le piume sono ricresciute.
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Parrocchetto
dal Collare di età e provenienza sconosciuta, alloggiato in
una gabbia per canarini appesa al chiodo in terrazza. Non potendo
muoversi agevolmente nella stretta gabbia, il parrocchetto si era
tagliato tutte le piume ed era quasi impazzito. Dopo più di un anno
ha cominciato a comportarsi come un pappagallo e comincia a
tagliarsi le piume sempre più di rado. |
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