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Fin
dai tempi più remoti i pappagalli hanno
suscitato la nostra meraviglia per i colori
sgargianti del piumaggio, per la docilità con
cui si possono mantenere in voliera e per
l’abilità di apprendere e di articolare alcune
parole del linguaggio umano.
Così, i parrocchetti dal collare africani ed
asiatici e il pappagallo cenerino del
Continente nero furono oggetto di preziosi
scambi commerciali e di cure particolari già
dal periodo romano e per tutto il Medioevo.
Affreschi, mosaici e delicate miniature
rappresentarono spesso questi volatili
provenienti da terre lontane e leggendarie.
Con la scoperta dell’America, prima, e
succesivamente con le esplorazioni marittime
nell’emisfero australe vennero importate in
Europa numerose specie di psittacidi prima di
allora sconosciute; molto apprezzate per la
variopinta livrea e per la loro rarità,
divennero veri “status symbol” per le dimore
dei loro proprietari, aristocratici o
facoltosi personaggi.
Nel tardo Rinascimento e per tutto il Seicento
i pappagalli fecero il loro ingresso anche in
letteratura: basterà ricordare il garrulo
pappagallo del magico giardino di Armida,
cantato da Torquato Tasso, o quelli descritti
dagli antichi naturalisti, da Conrad Gesner a
Ulisse Aldovrandi, da Antonio Valle da Todi a
Giovan Pietro Olina. Fu questo ultimo Autore,
in particolare, a lasciarci alcuni consigli di
avicoltura, riferiti proprio alle Amazzoni,
nella sua opera “l’Uccelliera”, stampata a
Roma nel 1622.
Così vi leggiamo: “De’Pappagalli verdi, quelli
che poco sopra il becco son macchiati di
turchino, sono i più docili, gli si suole
insegnare la sera, verso l’un’hora, dopo
avergli dato da mangiare, e massime zuppa
fatta con vino coprendo la gabbia con un
panno, dicendogli molte volte quella stessa
parola che si vuole che impari, ascondendo il
lume; altri sono, che gli metton un specchio
innanzi e il lume, acciò l’uccello si imagini
che un compagno sia quello, che formi quella
voce; questa veramente vorrebbe essere gentile
e se fusse di donna o di putto imparerebbe più
facilmente. Secondo l’habilità loro, imparano
chi più parole alla spezzata, come nomi
proprii di persone di casa, chi più di seguito
(.....) come fu quello che hebbe il Sig.
Cardinale Colonna che diceva tutto il Credo.
(.....) Amano la conversazione, e
particolarmente di putti, alla presenza de’quali
dicono ciò che sanno. Vivono vent’anni, e
più”.
Questi suggerimenti pratici, ben inteso, non
hanno più validità al giorno d’oggi e li
ricordiamo solo come curiosità più storiche
che scientifiche. Dalle pagine che seguono,
invece, Renato Massa e Guglielmo Petrantoni ci
mostrano quali siano le istruzioni più idonee
per riconoscere, allevare e apprezzare i
nostri beniamini pennuti agli albori del
ventunesimo secolo.
Il loro contributo ha, tra l’altro, il grande
pregio di essere frutto di molti anni di
esperienza e di conoscenza diretta di questi
simpatici psittacidi, maturato con vera
passione e competenza sia negli allevamenti
sia negli habitat naturali.
Il doveroso riferimento a quanto è stato già
scritto da numerosi esperti italiani e
stranieri sulle Amazzoni rende l’opera dei
nostri due Autori particolarmente ben
documentata ed armonica.
Si tratta inoltre del primo lavoro monografico
ad ampio respiro dedicato al genere Amazona
scitto in italiano.
Completano questo pregevole volume un
paragrafo dedicato ai problemi di
conservazione ed un aggiornato capitolo sulle
patologie che possono colpire questi
pappagalli, oltre ad una nutrita panoramica di
immagini che ritraggono le diverse specie di
amazzoni comprese le forme più rare e quelle
scientificamente descritte più di recente.
Prof. Carlo Violani
Dipartimento di Biologia Animale,
Università degli Studi di Pavia
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