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Come in ogni redazione, anche in quella di Italia
Ornitologica arrivano lettere ed e-mail. Sono a
volte degli elogi, altre delle critiche, altre
ancora semplici richieste di informazioni o
chiarimenti. Come in ogni redazione, si
pubblicano oppure no, a seconda dell’argomento e
dell’interesse che possono suscitare nei
lettori.
Ci sono poi scritti che, per qualche tempo, si lasciano lì,
sulla scrivania ad aspettare, magari nascosti
sotto fogli in quel momento più urgenti. Scritti
che si dimenticano nella fretta quotidiana e che
poi tornano in mente nei momenti più impensati.
È il caso dell’e-mail di Luca, giovane
allevatore di Canarini di Colore.
Luca affronta una questione che ci sta a cuore, quella dei
ragazzi e delle ragazze che si affacciano al
nostro mondo e che trovano talvolta poca
informazione e pochi spazi. Ma leggiamo quanto
ci scrive: “Mi sono avvicinato all’ornicoltura
grazie ad uno strumento potentissimo come oggi è
internet ed ho scoperto in me l’interesse e la
passione per un mondo che mai prima d’ora mi
aveva coinvolto perchè non lo conoscevo. Quasi
due anni fa mi sono iscritto ad un’Associazione
che fa capo alla F.O.I.. L’unica occasione nella
quale ho avuto modo di conoscere il presidente e
qualche socio è stata all’atto del pagamento
della quota d’iscrizione, poi non una riunione,
né un incontro. Ho pensato fosse un caso isolato
e ho deciso di cambiare Associazione. Ne ho
scelto una grande del centro nord e qui la cosa
si è ripetuta: ho pagato la quota e non ho più
avuto notizie. Ora, mi rivolgo al presidente
Cirmi ed alle tante Associazioni porgendo una
domanda. Se c’è carenza di giovani che si
avvicinano al nostro mondo di allevatori, perché
quando i giovani ci sono e vogliono imparare,
vengono abbandonati a se stessi? Come possono
sperare di crescere e farsi promotori di nuove
adesioni da parte di altri giovani? Secondo me
le Associazioni trovano il loro significato
quando sono lo strumento che permette agli
associati di ritrovarsi, discutere, crescere ed
essere una scuola per i nuovi entrati insegnando
prima di tutto, che la conoscenza è l’unico modo
per non far del male ai nostri amici alati”.
Questo scrive Luca. Risposta non facile o quasi scontata?
Ci possiamo nascondere nella consueta retorica
del “dobbiamo fare qualcosa per i giovani?”…
Vedi, Luca, le questioni che tu poni si prestano a diverse
considerazioni. Intanto ti sarai accorto che il
nostro è un mondo di appassionati specialisti di
ornitologia applicata, dove si usa un linguaggio
per addetti ai lavori che si presume che tutti,
da subito, comprendano.
A dir il vero è anche giustificabile che sia
così, ma so bene che per chi vi si affaccia -
giovane oppure no -
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sentir parlare di calotte, di considerando, di
stamm, di incroci e reincroci può, sul subito,
creare confusione e smarrimento.
Soprattutto quando si vorrebbe invece sentir parlare di
cose più semplici, sul come far stare bene e far
riprodurre quegli esserini che ci siamo portati
a casa e che cinguettano felici, senza patemi di
standard e di considerando. Purtroppo, come in
tutte le cose, per formarsi ci vuole tempo e
sono determinanti la volontà di leggere testi di
settore e di frequentare le mostre, così come è
una reale opportunità quella di trovare
allevatori esperti che diventino guida e
riferimento alla nostra crescita culturale e
pratica. Sì, ma dove trovarli? Tu stesso dici,
Luca, che hai conosciuto questo mondo attraverso
internet.

Ecco, internet diventa fondamentale come strumento per
arrivare ai giovani e per farli dialogare. Il
sito della Federazione, ed il forum sono di
certo un luogo di incontro e di formazione tra
allevatori esperti e giovani, che ne fruiscono
numerosi.
Sappiamo che oggi è spesso più facile comunicare a
centinaia di chilometri di distanza che nella
stessa città, nella stessa provincia, dove
viviamo magari vicini.
Internet però non basta. È necessario anche un contatto
diretto con chi vive la nostra passione. E
infatti tu stesso lamenti la mancanza di
incontri presso le due Associazioni alle quali
ti sei iscritto. Non ho motivo di non credere a
quanto riferisci, anche se posso dirti che sei
stato forse poco fortunato, perché molte
Associazioni hanno un luogo abituale di incontro
(il bar, il circolo, una stanza messa a
disposizione da un socio), dove svolgono
regolare attività associativa e convocano
quantomeno un’Assemblea annuale per approvare il
Bilancio. Sono le stesse Associazioni che
lamentano, se mai, il problema contrario, vale a
dire la mancanza di partecipazione da parte dei
soci, malgrado l’impegno di gruppi dirigenti che
impiegano il proprio tempo, non dimentichiamolo
mai, per passione e nel più puro volontariato.
La tua lettera induce però ad una riflessione più
approfondita sul ruolo delle Associazioni
provinciali e su quello dei Club di
specializzazione.
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Ruoli differenti e complementari, che dovrebbero
sempre più intersecarsi non solo in occasione
delle mostre della stagione, ma in tutto l’arco
dell’anno.
Perché le Associazioni sono presidi territoriali, i cui
dirigenti devono sì aggregare i soci locali e
organizzare la mostra, ma devono soprattutto
avviare o consolidare rapporti con le
Istituzioni, con le Asl, con gli Organi di
stampa e con tutti quei soggetti che diventano
fondamentali per svolgere serenamente la nostra
passione e per farla conoscere ad un più vasto
pubblico. Dovrebbero quindi, in particolare,
attivarsi su temi di attualità e prevedere
incontri formativi e informativi, anche e
soprattutto in collaborazione con i
Raggruppamenti regionali, che hanno funzione di
supporto e di coordinamento per queste attività.
Gli aspetti più strettamente formativi dal punto di vista
specialistico potrebbero invece essere
prerogativa dei Club, che considero vere scuole
di allevamento. È spesso nei Club che ci sono
gli allevatori migliori ed i più esperti e sono
pertanto i Club che possono organizzare seminari
e convegni di specializzazione. Così come è nei
siti dei Club che si trovano le risposte alle
domande più comuni ed a quelle più tecniche. In
sintesi, le risposte ai giovani ed a quanti si
avvicinano al nostro mondo devono venire da una
sinergia tra tutte le componenti della
Federazione.
La F.O.I. è il governo centrale, che ha precise funzioni e
che deve dare tutto il supporto possibile ai
dirigenti per costruire un organismo moderno e
flessibile. Ma non c’è solo “la F.O.I.” ... ci
sono le Associazioni (riunite in Raggruppamenti)
e ci sono i Club (riuniti in Assemblea), ci sono
già esperti Giudici, che insieme costituiscono
trama e ordito di una sola tela, ognuno con
compiti diversi, ma strettamente collegati.
Nessuna ricetta miracolosa per i giovani,
dunque, non ne conosco. Semplicemente l’invito
ad aprire loro le porte della conoscenza ed a
coinvolgerli con gioia quando hanno voglia di
imparare.
Un consiglio, infine, a Luca ed ai ragazzi e alle ragazze:
non abbiate fretta. Sono qualità del nostro
hobby: la pazienza, lo studio, la capacità di
osservare, il rispetto delle stagioni. Non
bisogna mai avere timore di chiedere, di fare
domande e proposte, di sollecitare quei
presidenti di Associazione che tali non sono
solo per pigrizia. Non siate semplicisti a dire
che non si fa niente. Ci sono giovani in F.O.I.,
e lo abbiamo visto anche all’ultimo Campionato
Italiano, che partecipano, portano idee,
diventano leader e coinvolgono altri giovani.
Noi veterani possiamo e dobbiamo fare molto per trasferirvi
la conoscenza e la pratica. Se siete convinti,
se avete passione, se portate aria e spirito
nuovi, crescete voi e cresciamo tutti insieme.
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Testo di Salvatore Cirmi
Presidente F.O.I.
Foto di Redazione |
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