INDICE ANNATA

  ITALIA ORNITOLOGICA

 

ANNO XXXIII -  Maggio 2007

Mercato degli uccelli a Bruxelles, 1950

Ornitofilia 3° millennio

Chi siamo, donde veniamo, dove andiamo? È l’interrogativo immanente di ogni formazione sociale con identità ed obiettivi comuni. Noi ornitofili siamo continuatori di ciò che in origine è stato un atto di prepotenza e crudeltà contro indifese creature animali, prelevate dagli habitat naturali e ridotte in prigionia. Siamo figli dell’aucupio, inutile negarlo, dell’atavico insanabile antropocentrismo umano. Ciò che cambia a nostra odierna discolpa è la fase storica delle origini. Oggi l’uccellagione, la crudeltà a danno degli animali, il depauperamento degli ecosistemi sono considerate attività illecite di cui vergognarsi, punibili a norma di legge.

Quando i primi uccellini vennero ingabbiati dall’uomo despota di ogni risorsa naturale, non era così, perché tutto ciò che il creato offrisse veniva considerato nella totale ed incontrastata disponibilità umana. Res nullius, patrimonio di nessuno; di chiunque per primo se ne impossessasse. All’epoca non esistevano leggi a concreta tutela degli umani, non esistevano norme di diritto internazionale, non esisteva la Convenzione di Ginevra sulla tutela dei prigionieri di guerra. La figura femminile veniva considerata dalla cultura maschilista entità inferiore da trattare come oggetto; addirittura bottino di guerra alla stregua di beni materiali inanimati. Vi erano gli schiavi negri a lavorare per l’uomo bianco padrone. L’infanzia non era tutelata bensì continuamente violata, si sfruttava alacremente il lavoro minorile. L’uomo era indiscriminatamente guerriero, conquistadores, stupratore e cosa volete potesse interessargli la “tutela degli animali”? La crudeltà ed il coraggio erano doti virili oltremodo esaltate ed ostentate dall’arcaica società belluina, rozza, totalmente improntata a prevaricazioni di ordine sociale, razziale ed etnico.

Fu in quella lontana epoca storica che gli uccellini iniziarono ad essere sottratti alla Natura per venire rinchiusi in gabbie e voliere, in principio esclusivamente per il diletto di facoltosi collezionisti e nobili contemplativi. Il nostro più popolare volatile domestico, il Canarino, è stato introdotto in Europa dagli spagnoli dopo la conquista delle isole Canarie – oltre sei secoli fa – ma già in precedenza era oggetto di cattura ed allevamento in cattività, da parte degli indigeni isolani detti “guanci”.

Ritorniamo ai nostri giorni. Indubbiamente anche in epoca a noi più vicina, la passione per il possesso di creature alate esotiche (in specie Psittacidi), ha comportato catture indiscriminate al limite del collasso delle specie negli areali d’origine, con la complicità di nazioni spesso economicamente arretrate e desiderose di realizzare facili guadagni, sfruttando le proprie magre risorse naturali. Siamo colpevoli di avere alimentato per decenni uccellagione ed esportazione di volatili da parte di questi paesi poveri, al fine di soddisfare la brama di possesso di frammenti esotici di natura alata, da parte del ricco mondo occidentale.

Solo la piena consapevolezza delle nostre antiche storiche colpe potrà farci leggere il presente in chiave realistica e propositiva di una nuova strategia di riscatto. Oggi molte cose sono cambiate, praticamente tutte.

 

 

 

A partire dagli Anni Settanta il movimento ambientalista ha concretamente promosso a livello internazionale una nuova cultura etica di tutela della vita animale, la conservazione delle risorse naturali, il rispetto per la biodiversità. Il movimento animalista ci ha poi positivamente educati a considerare l’animale essere senziente e portatore di diritti elementari. L’approccio di gran parte dell’umanità verso tutte le forme di vita della Terra ha subito profondi cambiamenti, nella direzione di una maggiore conoscenza, sensibilità, protezione. Le giovani generazioni hanno spesso pilotato questo storico cambiamento epocale, in molti Paesi addirittura assurto alla vita politica nazionale attraverso forme di rappresentanza partitica.

In questo odierno contesto, a mio avviso idilliaco, c’è certamente spazio e logica per la nostra antica passione: retaggio di un passato purtroppo ambiguo, che ha tuttavia partorito delle razze animali totalmente inesistenti negli ambienti naturali, evolute per anni in cattività ed incapaci ormai di riguadagnare l’azzurro dei cieli mai conosciuto. Gli Amici animalisti devono compiere dunque uno sforzo di razionalità e comprensione, prendendo definitivamente atto di questa oggettiva realtà. Condividere finalmente che un canarino onice o phaeo; un Pappagallino ondulato lutino, un Diamante mandarino ciuffato così come un indigeno dalla livrea lipocromica, non hanno più nulla di ancestrale e comune con i rispettivi antichi progenitori selvatici, pertanto sarebbe oggi un delitto rimetterli in libertà.

 

 

 

Perirebbero in capo a qualche giorno se abbandonati dall’uomo, non riuscirebbero a sopravvivere negli habitat naturali ad essi totalmente ostili ed estranei.  Finirebbero facilmente predati per i colori sgargianti dei piumaggi mutati in cattività, privi di qualsiasi affinità mimetica.

Noi ornitofili-ornicoltori, mentre chiediamo agli ambientalisti di prendere atto della realtà contemporanea inerente le specie alate domestiche, dobbiamo impegnarci ad abbandonare definitivamente ogni comportamento ambiguo, in grado di danneggiare l’avifauna autoctona ed esotica. Mai più catture ed approvvigionamenti di specie dal patrimonio naturale! Deve imporcelo anzitutto il buonsenso e la nostra indispensabile sensibilità di  amici degli animali; lo stabiliscono poi le leggi in vigore in ambito nazionale ed internazionale che già da anni siamo tenuti a rispettare.

Bando a residue sacche di illegalità e noncuranza delle limitazioni. Il nostro ambiente è oggi al 95% sano, pulito e rispettoso delle civili istanze di tutela dell’avifauna; eventuali abusi vengano prontamente smascherati e denunciati dagli ornitofili, dalla Federazione Ornicoltori Italiani, da tutti gli appassionati a cui stia a cuore il nostro fantastico hobby e la tutela degli animali.

Con i nostri policromi uccellini, le mostre ornitologiche, la nostra immensa passione di ornicoltori, noi possiamo concorrere       in            modo

determinante ad educare al rispetto ed all’amore per le specie ornitiche, in particolare i giovani tanto affascinati dalle leggiadre creature piumate dei nostri aviari.

Il Terzo Millennio verso cui veleggia l’umanità planetaria deve definitivamente segnare la fine di ogni ostilità tra ornitofili-ornicoltori e conservazionisti. Veniamo da percorsi diversi, oggi possiamo finalmente incrociare le nostre strade, procedere insieme consapevoli di dover affrontare una battaglia comune per la conservazione dell’avifauna, insidiata da tanti fattori negativi inerenti inquinamenti e manomissione degli habitat. La conservazione delle specie è un obiettivo indubbiamente difficile che potrebbe trarre vantaggio anche dall’allevamento in cattività, quale strategia di estrema preservazione di volatili gravemente rarefatti in natura, suscettibili di reintroduzione negli ecosistemi dopo oculata riproduzione in cattività. Facciamo tutti autocritica – animalisti ed ornicoltori – professione di umiltà e realismo, superando anacronistici steccati che non hanno più ragione di esistere. In piena emergenza ambientale serve un impegno comune, reciproca lealtà, unione delle forze interessate a preservare la vita animale del pianeta. Promuoviamo concretamente la nuova figura dell’ornicoltore ambientalista, quale vincente strategia per il futuro. Ciò non vuol dire che da allevatori dobbiamo tramutarci in ecologisti cambiando tipologia di impegno ed attività, bensì che dobbiamo essere osservanti di norme, divieti e limitazioni finalizzati a tutelare l’avifauna e salvaguardare il benessere dei nostri pennuti domestici. Consapevoli di potere comunque giocare un ruolo sociale determinante, contribuendo a divulgare conoscenza, rispetto e sensibilità per il mondo animale.

 

 

Testo di Francesco Chieppa

 

Foto di Redazione

Nella foto di testa: mercato degli uccelli a Bruxelles,1950

Nelle foto sopra e sotto: mercatino lungo la Senna a Parigi, 1952.

 

 

 

 

anno XXXIII - n. 5
Maggio 200
7

 

 
 

IN QUESTO NUMERO

 

  Ornitolfilia 3* millennio

     di Francesco Chieppa

  Il Negrito della Bolivia

     di Renzo Esuperanzi

  Le giuste proporzioni del Border

    di Enrico Grammatico

  Un censimento al tempo del Milan Bianco

    di Margherita Pilone

  L'Isabella Opale

    di C.T.N. Canarini di Colore

  La selezione del Verdone

    di Domenico Carlomagno

  Il Terzo Convegno "Albatros"

     di Gennaro Iannuccilli

  Il colore della Razza Spagnola

    di Pasquale Iovino

  Comacchio 2007

    di Ufficio Stampa F.O.I.

  L'alimentazione è la migliore medicina

    di Nicolino Jogna Prat

  Il Turdus Merula

    di Carlo Cavina

  La storia di Bea e Ari

    diManfredo Guglieri

 

 

Esperienza con la proventricolite

   di Graziana Panza

Ipotesi dell'attitudine al canto

   di Francesco di Giorgio

L'Ara rubrogenys

   di Gianni Ravazzi

Uccelli in libertà al Parco di Rocconigi

   di Gugliemo Petrantoni

Ho il gene di un pappagallo

   di Giovanni Fogliati

La componente ornitica

   di Giuseppe Raimondi

La rodoxantina

    un insolito lipocromo rosso

   di Riccardo Strati

Quando l'ornitologia diventa pittura

   di Antonio Oliva

La specialistica dedicata a " John Gould"

   di Diego Toscani

Il libro del Mese

   di Ivano Mortaruolo

Volontariato ornitologico

   di Maila Nuccilli

Lettere

per una migliore visione consigliamo di impostare la risoluzione dello schermo a 1024 x 768 pixel
F.O.I. - Via Conciliazione 45/a - 29100 Piacenza (Italy) - tel. +39 0523593403 - fax +39 0523571613