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Chi
siamo, donde veniamo, dove andiamo? È
l’interrogativo immanente di ogni formazione
sociale con identità ed obiettivi comuni. Noi
ornitofili siamo continuatori di ciò che in
origine è stato un atto di prepotenza e crudeltà
contro indifese creature animali, prelevate
dagli habitat naturali e ridotte in prigionia.
Siamo figli dell’aucupio, inutile negarlo,
dell’atavico insanabile antropocentrismo umano.
Ciò che cambia a nostra odierna discolpa è la
fase storica delle origini. Oggi l’uccellagione,
la crudeltà a danno degli animali, il
depauperamento degli ecosistemi sono considerate
attività illecite di cui vergognarsi, punibili a
norma di legge.
Quando
i primi uccellini vennero ingabbiati dall’uomo
despota di ogni risorsa naturale, non era così,
perché tutto ciò che il creato offrisse veniva
considerato nella totale ed incontrastata
disponibilità umana. Res nullius, patrimonio di
nessuno; di chiunque per primo se ne
impossessasse. All’epoca non esistevano leggi a
concreta tutela degli umani, non esistevano
norme di diritto internazionale, non esisteva la
Convenzione di Ginevra sulla tutela dei
prigionieri di guerra. La figura femminile
veniva considerata dalla cultura maschilista
entità inferiore da trattare come oggetto;
addirittura bottino di guerra alla stregua di
beni materiali inanimati. Vi erano gli schiavi
negri a lavorare per l’uomo bianco padrone.
L’infanzia non era tutelata bensì continuamente
violata, si sfruttava alacremente il lavoro
minorile. L’uomo era indiscriminatamente
guerriero, conquistadores, stupratore e cosa
volete potesse interessargli la “tutela degli
animali”? La crudeltà ed il coraggio erano doti
virili oltremodo esaltate ed ostentate
dall’arcaica società belluina, rozza, totalmente
improntata a prevaricazioni di ordine sociale,
razziale ed etnico.
Fu in
quella lontana epoca storica che gli uccellini
iniziarono ad essere sottratti alla Natura per
venire rinchiusi in gabbie e voliere, in
principio esclusivamente per il diletto di
facoltosi collezionisti e nobili contemplativi.
Il nostro più popolare volatile domestico, il
Canarino, è stato introdotto in Europa dagli
spagnoli dopo la conquista delle isole Canarie –
oltre sei secoli fa – ma già in precedenza era
oggetto di cattura ed allevamento in cattività,
da parte degli indigeni isolani detti “guanci”.
Ritorniamo ai nostri giorni. Indubbiamente anche
in epoca a noi più vicina, la passione per il
possesso di creature alate esotiche (in specie
Psittacidi), ha comportato catture
indiscriminate al limite del collasso delle
specie negli areali d’origine, con la complicità
di nazioni spesso economicamente arretrate e
desiderose di realizzare facili guadagni,
sfruttando le proprie magre risorse naturali.
Siamo colpevoli di avere alimentato per decenni
uccellagione ed esportazione di volatili da
parte di questi paesi poveri, al fine di
soddisfare la brama di possesso di frammenti
esotici di natura alata, da parte del ricco
mondo occidentale.
Solo
la piena consapevolezza delle nostre antiche
storiche colpe potrà farci leggere il presente
in chiave realistica e propositiva di una nuova
strategia di riscatto. Oggi molte cose sono
cambiate, praticamente tutte.
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A
partire dagli Anni Settanta il movimento
ambientalista ha concretamente promosso a
livello internazionale una nuova cultura etica
di tutela della vita animale, la conservazione
delle risorse naturali, il rispetto per la
biodiversità. Il movimento animalista ci ha poi
positivamente educati a considerare l’animale
essere senziente e portatore di diritti
elementari. L’approccio di gran parte
dell’umanità verso tutte le forme di vita della
Terra ha subito profondi cambiamenti, nella
direzione di una maggiore conoscenza,
sensibilità, protezione. Le giovani generazioni
hanno spesso pilotato questo storico cambiamento
epocale, in molti Paesi addirittura assurto alla
vita politica nazionale attraverso forme di
rappresentanza partitica.
In
questo odierno contesto, a mio avviso idilliaco,
c’è certamente spazio e logica per la nostra
antica passione: retaggio di un passato
purtroppo ambiguo, che ha tuttavia partorito
delle razze animali totalmente inesistenti negli
ambienti naturali, evolute per anni in cattività
ed incapaci ormai di riguadagnare l’azzurro dei
cieli mai conosciuto. Gli Amici animalisti
devono compiere dunque uno sforzo di razionalità
e comprensione, prendendo definitivamente atto
di questa oggettiva realtà. Condividere
finalmente che un canarino onice o phaeo; un
Pappagallino ondulato lutino, un Diamante
mandarino ciuffato così come un indigeno dalla
livrea lipocromica, non hanno più nulla di
ancestrale e comune con i rispettivi antichi
progenitori selvatici, pertanto sarebbe oggi un
delitto rimetterli in libertà.
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Perirebbero in capo a qualche giorno se
abbandonati dall’uomo, non riuscirebbero a
sopravvivere negli habitat naturali ad essi
totalmente ostili ed estranei. Finirebbero
facilmente predati per i colori sgargianti dei
piumaggi mutati in cattività, privi di qualsiasi
affinità mimetica.
Noi
ornitofili-ornicoltori, mentre chiediamo agli
ambientalisti di prendere atto della realtà
contemporanea inerente le specie alate
domestiche, dobbiamo impegnarci ad abbandonare
definitivamente ogni comportamento ambiguo, in
grado di danneggiare l’avifauna autoctona ed
esotica. Mai più catture ed approvvigionamenti
di specie dal patrimonio naturale! Deve
imporcelo anzitutto il buonsenso e la nostra
indispensabile sensibilità di amici degli
animali; lo stabiliscono poi le leggi in vigore
in ambito nazionale ed internazionale che già da
anni siamo tenuti a rispettare.
Bando
a residue sacche di illegalità e noncuranza
delle limitazioni. Il nostro ambiente è oggi al
95% sano, pulito e rispettoso delle civili
istanze di tutela dell’avifauna; eventuali abusi
vengano prontamente smascherati e denunciati
dagli ornitofili, dalla Federazione Ornicoltori
Italiani, da tutti gli appassionati a cui stia a
cuore il nostro fantastico hobby e la tutela
degli animali.
Con i
nostri policromi uccellini, le mostre
ornitologiche, la nostra immensa passione di
ornicoltori, noi possiamo concorrere
in
modo
determinante ad educare al rispetto ed all’amore
per le specie ornitiche, in particolare i
giovani tanto affascinati dalle leggiadre
creature piumate dei nostri aviari.
Il
Terzo Millennio verso cui veleggia l’umanità
planetaria deve definitivamente segnare la fine
di ogni ostilità tra ornitofili-ornicoltori e
conservazionisti. Veniamo da percorsi diversi,
oggi possiamo finalmente incrociare le nostre
strade, procedere insieme consapevoli di dover
affrontare una battaglia comune per la
conservazione dell’avifauna, insidiata da tanti
fattori negativi inerenti inquinamenti e
manomissione degli habitat. La conservazione
delle specie è un obiettivo indubbiamente
difficile che potrebbe trarre vantaggio anche
dall’allevamento in cattività, quale strategia
di estrema preservazione di volatili gravemente
rarefatti in natura, suscettibili di
reintroduzione negli ecosistemi dopo oculata
riproduzione in cattività. Facciamo tutti
autocritica – animalisti ed ornicoltori –
professione di umiltà e realismo, superando
anacronistici steccati che non hanno più ragione
di esistere. In piena emergenza ambientale serve
un impegno comune, reciproca lealtà, unione
delle forze interessate a preservare la vita
animale del pianeta. Promuoviamo concretamente
la nuova figura dell’ornicoltore ambientalista,
quale vincente strategia per il futuro. Ciò non
vuol dire che da allevatori dobbiamo tramutarci
in ecologisti cambiando tipologia di impegno ed
attività, bensì che dobbiamo essere osservanti
di norme, divieti e limitazioni finalizzati a
tutelare l’avifauna e salvaguardare il benessere
dei nostri pennuti domestici. Consapevoli di
potere comunque giocare un ruolo sociale
determinante, contribuendo a divulgare
conoscenza, rispetto e sensibilità per il mondo
animale.
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Testo di
Francesco Chieppa
Foto di Redazione |
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