INDICE ANNATA

  ITALIA ORNITOLOGICA

 

ANNO XXXIII -  Agosto-Settembre 2007

 

 

La gabbia un’isola di felicità

 

 

Dalla lettura dell’ottimo articolo del dott. Catania, pubblicato su I.O. del mese di marzo, si colgono, diversi spunti di notevole interesse per comprendere come effettivamente ancora oggi, viva, anche all’interno delle nostre realtà, una sindrome “da paura”, la stessa che ci porta a pensare che il nostro hobby possa essere in qualche modo limitato e quindi come conseguenza diretta, evitiamo di manifestarlo al grande pubblico, negandoci il confronto con il mondo esterno per non subire le possibili critiche che ci possono piovere addosso, un silenzio che secondo una logica tutta nostra, (logica sbagliata e pericolosa), ci consentirebbe, di conservare così come sono, queste isole personali che ci siamo creati.

Paure, che il dott. Catania, addebita giustamente alla particolarità del nostro hobby, che porta a pensare ad una passione “sbagliata” una passione che non tiene conto di altri esseri viventi seppur animali, che esalta il nostro egoismo in cerca di soddisfazioni effimere attraverso i nostri amici alati, ed inoltre pone giustamente in evidenza le contraddizioni che l’uso della gabbia e quindi il concetto di  sbarre, danno dell’idea di pena, reclusione, punire la libertà degli uccelli, senza rendersi conto che effettivamente i nostri amici conosco solo la gabbia come Isola di felicità e non conoscono gli spazi aperti, gli stessi, che in un ipotetico paragone possono configurarsi come la concezione di “spazio universale” per l’uomo, il discorso del dott. Catania, pone inoltre in evidenza, che non solo l’opinione pubblica ha questa visione, ma proprio noi allevatori, abbiamo paura del confronto su questi temi e sul nostro mondo, sviluppando una scarsa volontà di comunicare con l’esterno.

Ancora oggi infatti, gli allevatori si nascondono, guai a manifestarsi più di tanto, guai a scendere in piazza, guai a dire al mondo che esistiamo, perché la paura è quella di essere

 

 

 

giudicati male, di subire le possibili ritorsioni, la possibile individuazione, i controlli sanitari, l’applicazione di imposte o altre incombenze e appunto paure, che si sentono ascoltando nelle mostre, allevatori da sempre abituati ad isolarsi nel loro mondo irreale e non capaci di controbattere all’incidere delle associazioni ambientali e ad una idea negativa e confusa che l’opinione pubblica, nel corso degli anni ha elaborato sul nostro mondo.

Bene, questa è la via sbagliata, perché proprio quelle paure, possano concretizzarsi e divenire realtà e l’esempio avuto con l’aviaria, non è altro che il campanello d’allarme, vivere di mostre limitate ai pochi addetti, scarsamente pubblicizzate e anche mal organizzate, sono proprio questi elementi che costituiscono insieme ad altri più squisitamente personali, il limite all’espandersi del nostro hobby, il quale già nella sua natura, presenta diverse difficoltà, dovendo avere molto tempo a disposizione, una professionalità nell’accudire e curare i nostri amici alati che va acquisita e ampliata giorno per giorno e una dedizione che rasenta la paranoia, per esporli in mostra poi, sobbarcarsi chilometri e chilometri di strada, imponendo dei sacrifici non solo alle nostre persone ma anche alle nostre famiglie, tutto ciò necessario se si vogliano conseguire risultati soddisfacenti.

Ebbene dopo tutto questo, dovremmo sentirci anche dire che siamo dei carcerieri?

In realtà invece, dovremmo sentirci fieri di consentire che delle vite nascano, sopravvivano, che intere generazioni e specie di uccelli possano esistere se ci siamo noi, altro che nascondersi, è questo il messaggio che deve passare, un uccello nato in gabbia, fuori dalla stessa è di sicuro un uccello morto.

Nascondersi e isolarsi però sono senza ombra di dubbio le vere piaghe che vanno combattute al nostro interno. Contro gli stessi preconcetti che ne scaturiscono, deve lottare una Federazione, (anche per il tramite delle tante Associazioni), che vuole assurgere ad un ruolo attivo fra le associazione ambientaliste, non ci si può fregiare di un titolo giusto e conseguito dopo molti sforzi e poi sentire le stesse litanie enunciate precedentemente, ripetersi giorno per giorno nei siti, nelle mostre e in ogni altro luogo dove si parla di ornitologia, quasi cogliendo un distacco fra una realtà che tenta di camminare in avanti e i tanti allevatori che rimangono isolati storicamente, oppure disperso come tema in un assurda contrapposizione politica. 

Non può bastare una parola a concretizzare una realtà, ma bisogna costruire intorno ad essa una profonda trasformazione culturale e un movimento di idee e di opinione con un lungo lavoro da avviare

 

 

nelle nostre associazioni e nei nostri tanti microcosmi. Prima prendiamo coscienza tra di noi, che siamo degli allevatori con la “A” maiuscola che contribuiamo a creare delle vite e che siamo custodi di tecniche di riproduzione e sopravivenza degli animali e poi saremo in grado di portare al centro delle discussioni in tema ambientale il nostro mondo, ma se ciò non avviene saremo costretti a veder ridurre le nostre schiere di sostenitori.

La Federazione e le Associazioni devono quindi porsi l’obiettivo di educare, di responsabilizzare e di guidare le scelte in tema ambientale, e di avviare tutte le collaborazioni possibili con le Università i Centri di Ricerca e di Studio, approfondire e curare le relazioni con i Ministeri e con gli Enti Locali, oltre che a mettere ordine in una legislazione distribuita a macchia di leopardo sul territorio nazionale avvolte anche in maniera contraddittoria, avere consapevolezza che va curata ogni iniziativa che ci porti ad avere un costante monitoraggio delle nostre realtà, non per violare la privacy degli allevatori, ma per far si che questi dati possano offrici la possibilità di intervenire in caso di necessità, in un lavoro teso anche alla ricerca di sicurezze sanitarie e ambientali, assolvendo ad uno scopo non solo personale ma anche sociale, oltre che a prendere atto della nostre potenzialità, della qualità e tipologia, del nostro operare, questa è la via per non lasciare senza senso la parola Ambientalista accanto alla F.O.I., su questa strada si gioca anche il nostro futuro e la capacità di arrivare ai giovani, il rischio reale potrà essere quello di disperdere un bagaglio di esperienze acquisto negli anni, all’indomani della dipartita dei tanti allevatori, che stanchi e non più giovani abbandonano questo hobby. 

 Se infatti si dovesse fare un screening, dell’età degli allevatori, balzerebbe subito agli occhi che forse il 20 o 30 % di essi ha una età inferiore ai 50 anni, calato poi questo dato, in una società come quella italiana che invecchia sempre di più, giorno per giorno, ci porta a capire quale sia la necessità di non rimanere isole disperse nell’oceano dell’indifferenza, soprattutto in una società che cambia in maniera rapida, ecco perché vanno ricercate soluzioni che ci portino a dialogare con la società e con i giovani, non fosse altro, che per trasferirgli queste conoscenze e per assicurare la sopravvivenza del nostro hobby, in un incontro generazionale da padre a figli.  

Come si vede lo slogan lanciato da Salvo Catania “Volare è una scelta obbligata” acquista valore, più per noi allevatori, che per i nostri amici alati, perché davvero se non combattiamo l’oscurantismo che è in noi, corriamo il rischio di non volare più entrambi.

 

 

Testo di Enzo Valori

Foto di Redazione

 

 

 

anno XXXIII - n. 8-9
Agosto-Settembre 200
7

 

 
 

IN QUESTO NUMERO

 

  La Gabbia: un'isola di felicità

     di Enzo Valori

  I Canarini di Colore

     di C.T.N. - Canarini di Colore

  L'Hispaniolensis

    di Antonio La Volpe

  L'addestramento alla gabbia espositiva (1a parte)

    di Enrico Grammatico

  Allevare gli estrildidi

    di Luigi Gazzola

  Profilo del maestro cantore

    di Francesco di Giorgio

  Ibridi: passione, arte e tecnica

     di Francesco Faggiano

  L'Alibronzate

    di Sandro Invernizzi

  Divagazioni ornitologiche

    di Carlo Cavina

  Romagna: terra di pappagallari

    di Margherita Pilone

  Il Salentino e il Peschiera (2a parte)

    di C.T.N. - C.F.P.L.

 

Le proteine: il latte e i suoi derivati

    di Mario di Natale

Stress dell'Ondulato

   di Roberto Bugli

Nuove norme internazionali

   per la categoria "esotici"

   di Gianni Ficeti

Il ciuffo nei canarini

   di Giuliano Passignani

Primo incontro "Aro-vet"

   di Gennaro Iannuccilli

La Taccola

   di Giuseppe Raimondi

Numeri sotto inchiesta

   di Mauro Montanaro

Una piccola, grande mostra

   di Ezio Parise

Il libro del mese

   di Ivano Mortaruolo

Lettere

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