INDICE ANNATA

  ITALIA ORNITOLOGICA

 

ANNO XXXIV -  Gennaio 2008

Esiste una filosofia dell'allevamento?

Vorrei ritornare su una domanda banale alla quale qualcuno ha già tentato di rispondere nel passato: perché mai alleviamo?

Si potrà rispondere: perché ci fa piacere e questa è certamente una validissima risposta ma è troppo soggettiva per potere essere soddisfacente. A molti fa piacere una determinata attività che non necessariamente è utile, neppure necessariamente è morale e magari neppure è svolta tanto bene. C’è tanta gente che si diverte a pasticciare su tele disegni decisamente brutti, altri provano gioia facendo tiro a volo e vedendo “scoppiare” gli uccelli colpiti in una esplosione di penne, ci sono architetti che si fanno pagare bene per progettare edifici brutti e poco pratici. Come ci poniamo noi allevatori tra tutta questa gente?

 

A questa domanda possiamo rispondere in buona coscienza che noi non ci divertiamo a fare del male a nessuno e neppure ci possiamo permettere di lavorare male perché, così facendo, gli allevamenti non riescono e addirittura gli uccelli muoiono. Dunque, noi creiamo e diffondiamo animali domestici e, se vogliamo farlo, siamo costretti a farlo anche bene.

Bene ma come? Gli animali domestici e le piante alimentari furono creati a partire da specie selvatiche per mezzo della selezione artificiale nel corso della storia umana. Il loro aspetto esteriore, a differenza di quello delle specie selvatiche che è determinato dalle pressioni ambientali, viene in parte deciso dall’allevatore in base alle sue esigenze. Dico “in parte” perché molte caratteristiche sono decise da un lato dalla natura stessa della materia, dall’altro dal tipo di organismo da cui si parte, e ciò è valido sia per la selezione naturale sia per quella artificiale. Nessuno potrà mai ottenere un canarino di forma cubica e neppure arrivare a un corpo serpentiforme partendo da un cavallo, tali asserzioni possono apparire banali ma i loro contenuti sono, in effetti, di natura prettamente culturale.

Dunque, nell’ambito di questi limiti, il domesticatore tradizionale lavorava per la propria utilità: produceva cani da caccia, da guardia, da pastore, produceva cavalli da lavoro o da corsa, polli da uova

 

 

o da carne, piccioni da carne o da competizione.Ben presto, però, si incominciò anche a produrre animali “da compagnia” con criteri non completamente funzionali, piccoli cani da tenere in casa, inutili per qualsiasi utilizzo pratico, colombi ornamentali, cavalli di taglia minima da far montare ai bambini, etc. In questa fase, tuttavia, l’estetica delle nuove razze era ancora condizionata in un certo grado dalla loro funzionalità.

 

È naturale criticare chi si prenda in casa un San Bernardo, cane “progettato” per muoversi sulla neve, in ambienti ostili o semplicemente chi tenga un pastore tedesco su un prato da cinquanta metri quadrati.

Estetica e funzionalità hanno una logica di collegamento, così è stato per lungo tempo finché non si è giunti all’ornicoltura moderna.

 

 

Il nostro problema è filosofico e non è affatto banale: se l’aspetto esteriore di un animale selvatico e anche di un antico animale domestico risponde a precise esigenze funzionali, se la sua bellezza rappresenta la risposta adattativa a un certo tipo di ambiente o di funzione, che cosa dovrebbe rappresentare una Razza domestica, per esempio, di Canarino? Giovanni Canali mi dice: solo e semplicemente l’estro creativo di un essere umano, la nostra è una forma d’arte.

Questa risposta mi accontenta solo in parte perché non tutti sono dotati di estro creativo come il Caravaggio o Goya e quindi non tutti sono in grado di progettare qualcosa che rappresenti una icona e non

 

semplicemente uno sgorbio. Tanto per fare un esempio abusato ma proprio per questo non passibile di offendere, l’Ondulato inglese rappresenta indubbiamente una visione molto particolare e non necessariamente fedele del Melopsittacus undulatus. Il creatore della Razza ha voluto, in un certo senso, “congelare” l’aspetto del Pappagallino maschio in corteggiamento. È una scelta non condivisibile da tutti, oggi è una scelta più accettabile perché esiste anche lo standard dell’Ondulato di colore ma in passato, a mio parere, come unica visione dell’Ondulato domestico rappresentava una forzatura.

Posso accettare in via provvisoria e come puro e semplice punto di partenza l’idea di Canali a patto di tenere d’occhio le caratteristiche originarie della specie da cui si fa derivare una determinata Razza. Un cane da caccia deriva dal lupo, tutti i cani da caccia sono animali ben diversi dal lupo ma del loro antenato conservano alcune determinate caratteristiche che sono diventate ancora più funzionali; esistono specialisti della cerca, del riporto, dell’inseguimento. Tra i canarini confesso di essere affascinato da alcuni splendidi colori del Sassone e dalla forma o il disegno di alcune Razze inglesi, in particolare dal disegno del misterioso Lizard che forse esprime un carattere ancestrale che in tutte le altre Razze rimane represso in modo efficace. Non sempre, però, si lavora con tale sagacia, per esempio che senso ha diluire i colori del Diamante di Gould o aumentare la taglia del Diamante mandarino? Beninteso, tutto si può fare ma qual è la logica estetica e/o funzionale di queste operazioni? E infine, che cosa ne pensano gli interessati, voglio dire gli uccelli che sono esseri senzienti che noi dobbiamo rispettare? Beninteso, non credo che a un Canarino interessi più che tanto essere giallo, bianco, pezzato, ardesia o altro ancora. Non sono, tuttavia, sicuro che un Gibber italicus sia contento di essere quello che è, non voglio dire che si possa lamentare esplicitamente della sua condizione, ma implicitamente si eccome! Che cosa aveva in mente l’artista che l’ha disegnato? A questa domanda io non so rispondere. C’è qualcun altro che si sente di farlo?

 

Testo di Renato Massa

Foto di Redazione

anno XXXIV- n. 1
Gennaio 2008

 

 
 

IN QUESTO NUMERO

 

  Esiste una filosofia dell'allevamento?

    di Renato Massa

  Il Ciuffolotto

   di Domenico Carlomagno

  Agata Pastello

   di Giuseppe Trainini

  Il Gloster a Giudizio

   di Enrico Grammatico

  Finalmente un'internazionale in Lombardia

   di Roberto Garavaglia

  L'Oasi di Sant'Alessio

   di Guglielmo Petrantoni

  Alimenti complementari

    di Antonello Poggi

  L'Arricciato del Nord

   di Silvio Sogliano

  L'alimentazione del Cenerino

   di Gianni Ravazzi

  Interazione canora

   di Francesco di Giorgio

 

 

  Cardellino, meravigliosa creatura

   di Antonio la Volpe

L'importanza dell'alloggio

   nella Razza Spagola

   di Pasquale Iovino

La scheda di giudizio I.E.I.  (1a parte)

   di Terenzio Forgani

Bird Watching in Sudafrica

   di Renato Massa

Il Padda

   di C.T.N. - I.E.I.

Commissioni Tecniche...

   di Enzo Valori - Salvo Affronti

La FOI in TV

   di Gennaro Iannuccilli

Gloster, è solo questione di selezione

   di Antonino Pappalardo

Lettere

 

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