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C.O.M. , un gioco
di squadra

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uello
tra gli allevatori e il Campionato del mondo
è un legame profondo, quasi viscerale.
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Talvolta esuberante, talaltra discreto, ma
sempre intenso nei tanti momenti che raccontano
di una passione condivisa: il tifo alla
bandiera, l’esultanza del primo “oro”, l’onore e
l’impegno di far parte della giuria, gli
applausi alla serata di gala, l’ammirazione per
i portacolori della propria Federazione.
In un mondo dominato dai conflitti, da divisioni
politiche, sociali, culturali, razziali e
religiose, la nostra Confederazione Ornitologica
Mondiale continua a rappresentare un valore
straordinario, dove l’universalità del
linguaggio permette di superare
l’incomunicabilità tra uomini e nazioni.
Il Mondiale del 2005 a Bad Salzuflen, in
Germania, segnava il record di ingabbi e di
presenze; quello di Hasselt del 2008, in Belgio,
dopo tre anni di astinenza, sarà invece
ricordato come il Mondiale del ritorno. Chi si
aspettava nuovi primati non è stato deluso:
tenuto conto dei divieti sanitari imposti ai
Paesi extra CEE, abbiamo visto 18.171 soggetti
ingabbiati e straordinarie varietà e rarità di
uccelli.
La F.O.I., lo affermo con orgoglio, è stata
rappresentata più che egregiamente.
Molti dei nostri allevatori hanno fatto razzia
di medaglie, 193 in totale, a conferma della
nostra scuola ornitologica, ma anche della
lealtà verso gli avversari, del rispetto
dell’autorità arbitrale, dello spirito di
squadra che ci caratterizza e che fa della
nostra Organizzazione
una vera e propria scuola di vita e non solo di
ornitologia.
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Ho vissuto questo 56° Campionato Mondiale dal
primo all’ultimo minuto. Posso quasi dire di
avere chiuso le porte di Ethias Arena, sede
della manifestazione. Da presidente C.O.M. è
stata un’esperienza esaltante, che rappresenta
per me una sorta di anno “zero”, una stagione
appena iniziata.
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Sopra,
panoramica di Ethias Arena:
il locale a
sinistra sede della mostra
Sotto: Il
Presidente C.O.M.
dichiara
aperta la manifestazione
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Se sono stato, se siamo stati, all’altezza,
altri lo diranno. Di certo, ho cercato di
assecondare ogni esigenza e di capire,
soprattutto, quali sono le realtà e le
possibilità future per lavorare e maturare
in un ambiente tranquillo e sereno,
mantenendo salda la barra della direzione.
Credo di aver saputo trasmettere nuovo
entusiasmo, sia a livello progettuale che
operativo, cercando occupare gli spazi vuoti
e favorendo un continuo movimento per i
Comitati della C.O.M. e dell’O.M.J..
Dobbiamo essere capaci
di una
vera
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globalizzazione, riscoprendo, nel contempo, la
centralità delle nostre Federazioni nazionali.

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Il saluto del
Vice Sindaco
di Hasselt |
Sono orgoglioso dei collaboratori e sono certo
che, insieme, svilupperemo importanti risultati,
provando a rinverdire i fasti d’un tempo,
avvalendoci anche di quel valore aggiunto che è
il “made in Italy”.
Gli sport mi piacciono tutti, ma preferisco
quelli di squadra, specialmente il calcio, che
ho praticato con entusiasmo, anche se solamente
in squadre parrocchiali. Come tifoso, ho
iniziato da piccolo, avevo nove anni (e due
coppie di ondulati).
Ricordo la prima partita vista a Piacenza: era
Piacenza-Varese e si sperava di salvarsi dalla
retrocessione, ma la squadra giocò male e perse
5 a 0 con 3 gol di un certo Bettega. Ho
divagato, volutamente, per dire che le mie
passioni di oggi sono spesso vissute come quelle
di allora, condividendole con un gruppo,
forzando il gioco di squadra, per
essere poi
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catturato emotivamente anche in una gara
ornitologica, che considero tutt’oggi uno degli
sport più avvincenti e meno costosi.
Con Hasselt, la C.O.M. ha fatto il giro di boa e
con essa tutte le Federazioni aggregate, che
ricominciano a ripensare in positivo per aprire
le porte ai vertici dell’ornitologia mondiale.
I messaggi, le promesse e le speranze che ho
raccolto dai delegati mi hanno ancor più
confermato che l’ornitologia è fatta di uomini
che abbracciano valori persino più alti di
quelli sportivi.
In Belgio, ho familiarizzato con tutti i
componenti del Comitato Organizzatore. Li avevo
conosciuti in due occasioni, l’anno precedente,
ma vivere gomito a gomito con loro per 15 giorni
è ben altra cosa, e posso dire che sono stati,
seppur rigorosi nelle loro decisioni, di una
coesione tale da stupirmi. Dal presidente U.O.B.
Luis Heremans, al presidente C.O.M. Belgio Andre
Rogiers fino a Eugeen De Troyer, il mio
instancabile interprete, tutti si sono
dimostrati sempre all’altezza della situazione,
prodigandosi a soddisfare anche le più inattese
esigenze. Tanto uniti e uguali da rifiutare la
medaglia d’oro che la C.O.M., come rituale,
offre al maggior
responsabile
dell’organizzazione. |
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Sopra:
ospiti e autorità dopo il taglio del
nastro
Sotto:
particolare dell'assemblea C.O.M. |

Che dire, poi, dei 50 convogliatori, preparati e
puntuali in ogni momento della giornata, al
servizio di tutto e di tutti, che sanno
affrontare gli ostacoli sempre sorridendo? Come
spiegare gli incontri con le delegazioni
straniere? La Russia che, per la prima volta
nella storia C.O.M., vuole entrare a far parte
della nostra Organizzazione (il mio
messaggio è andato a segno), l’incontro
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Sopra: il
Comitato organizzatore
Sotto: pun
momento di fine giornata |
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con la delegazione giapponese esperta di Gould,
l’arrabbiatura della Turchia per il mancato
ingabbio, la Slovenia che si candida per un
prossimo mondiale, la Bulgaria per nuovi
progetti, Malta come sede di una riunione
C.O.M., il Portogallo per la bocciatura
dell’Arlecchino e la Svizzera per il mancato
inno alla serata di gala.
L’amicizia inattesa con il vice sindaco di
Hasselt, che, orgoglioso, vorrà essere presente
anche a Piacenza. Il saluto mattiniero sui
tavoli di giudizio degli amici giudici Bernabei,
Caimi, Crepaldi, Ficeti, Lazzarini, Pietramala,
Spadarotto e Testori, per poi rivederli di sera
al ristorante, davanti ad un piatto di
pastasciutta, a dispetto dei tre panini
consueti.
E poi la premiazione, una serata particolare
come in ogni Campionato, questa volta con più di
settecento partecipanti, con il palco
striminzito per raccogliere le delegazioni, ma
dal cuore grande nell’applaudire gli inni di
tutte le nazioni. Sobria nell’allestimento, con
tanto di orchestrina,
ci ha
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saputo
coinvolgere per oltre cinque ore. Durante la
serata, la C.O.M., su mia proposta, ha conferito
la Presidenza Onoraria a Jacques Philippe.
Impossibile, in poche righe, raccontare tutte le
impressioni di quelle giornate, nelle quali mi
veniva spontaneo, tra l’altro, immaginare quegli
stessi eventi e quelle persone qui da noi, in
Italia, per il Mondiale 2009.
Ci attendono giorni impegnativi, ci attende un
grande lavoro per fare meglio, per fare ancora
di più, con la rinomata ospitalità italiana,
condita da prelibata cucina e buoni vini.
Piacenza, la mia città, è pronta ad ospitare
tutti: ora tocca agli uomini di buona volontà
dimostrare chi siamo e dove vogliamo arrivare.
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Testo di
Salvatore Cirmi
Foto di
Redazione |
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anno XXXIV- n. 2
Febbraio 2008
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