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pericolosi contrabbandieri di specie protette.
Come se non stessero tornando da una
mostra-mercato nota e pubblicizzata in tutta
Europa ma volessero, invece, nottetempo,
trafugare pappagalli ed esotici di fresca
cattura e sfuggire alle regole, ai controlli.
Quattro ore fermi, nel gelo dell’inverno su a
Vipiteno, i portelloni dei pullman aperti, gli
uccelli trasportati dagli agenti al posto di
guardia, attraversando, costretti impudentemente
anche la corsia autostradale. Quattro ore di
controlli, di sospetti, di discussioni, di
preoccupazione per la salute dei propri animali,
sballottati dal caldo del pullman ai meno due
gradi dell’esterno.
Un episodio che lascia, tutti noi, perplessi,
indignati, umiliati e che denota come la nostra
passione (legittima, viva, meravigliosa!) si
scontri oggi con un fervore protezionistico che
troppo spesso fa del fanatismo la sua bandiera.
Sia chiaro: l’indignazione non è nei confronti
delle Autorità istituzionali, verso le quali c’è
sempre stata la massima disponibilità a
collaborare per la tutela degli animali, nel
rispetto delle norme e nella trasparenza del
nostro modo di agire.
L’indignazione è nei confronti di
un’interpretazione distorta, e talvolta proprio
sbagliata, di norme che non sono applicabili
agli animali d’affezione, quali,
indiscutibilmente, sono quelli che noi
alleviamo. Ritenere che il Regolamento (CEE)
1/2005 si applichi tout court a chiunque
trasporta animali non è corretto, tant’è vero
che al comma 5 dell’articolo 1 troviamo
testualmente scritto: “Il presente Regolamento
non si applica al trasporto d’animali che non
sia in relazione con un’attività economica (…)”.
Eppure, nei pochissimi verbali emessi a
Vipiteno, sarebbe stata proprio sanzionata la
violazione agli articoli 4 e 6 di tale
Regolamento. Ci chiediamo, preoccupati, perché?
Siamo scandalizzati e proviamo indignazione nei
confronti dei sedicenti animalisti, che troppo
spesso gli animali li conoscono soltanto nei
documentari o in fotografia e che proprio su
questa scarsa conoscenza basano molti loro
interventi, nei nostri confronti di sicuro mal
indirizzati. Non meno ci indignano quanti si
sono permessi, in servizi televisivi trasmessi
all’ora di pranzo su reti nazionali e quindi
pagate da noi contribuenti, di trattare in modo
superficiale e mistificatorio la
vicenda,
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quasi si volesse raccontare una storia preparata
e scritta a tavolino.
Servizi costruiti ad arte per fare presa su un
pubblico televisivo distratto e credulone di
fronte allo scandalo del momento, servizi dove
la verità diventa opzionale e ciò che conta non
è far conoscere i fatti, ma inventarne una
variante emozionale e distorta. L’influenza
aviare docet.
C’è un uso delle notizie che fa male e che
lascia sconcertato e offeso chi conosce la
realtà non per sentito dire. Gli abituali
trasportini utilizzati per i trasferimenti dei
nostri animali sono diventati “minuscole gabbie”
e “prigioni”, gli allevatori definiti
“commercianti italiani che importano e
maltrattano senza certificazione sanitaria”. E
ancora, la tv ci ha fatto sapere che “è stato
sventato un traffico particolarmente redditizio”
ed ha parlato di “cattura e trasporto disumano”.
L’antitesi dell’etica e del buon giornalismo.
Disinformazione, superficialità o, peggio,
malafede? Di sicuro una pagina triste e
avvilente per noi tutti, che ci sentiamo
direttamente coinvolti, quasi fossimo stati
anche noi presenti quella notte d’inverno, su a
Vipiteno.
Ma l’indignazione è un dato emotivo, ora ci
occorre andare oltre.
Intanto prendiamoci carico della nostre
responsabilità di non essere ancora riusciti a
farci conoscere ovunque, a tutti i livelli. Se
ancora troppi non sanno quello che noi facciamo
e come lo facciamo, non conoscono la nostra
lunga storia dall’indubbio valore sociale,
scientifico, sportivo e
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ambientale, è ora di agire diversamente.
Dobbiamo essere capaci di portare le nostre idee
fuori dal tradizionale circuito, rendendo più
fitta e più efficace la politica della
comunicazione e promuovendo la nostra immagine
presso l’opinione pubblica.
Nel contempo, dobbiamo consolidare la
collaborazione con il Corpo Forestale dello
Stato, al quale già da tempo abbiamo messo a
disposizione i nostri registri, i nostri spazi
espositivi nelle mostre più importanti della
stagione e ai cui uffici, nazionali e locali,
invieremo - da subito la nostra rivista -: un
gesto semplice, che convalida la nostra
trasparenza e la disponibilità al dialogo.
Da sempre siamo contro chi non rispetta gli
animali, chi cattura, detiene e
commercia

gli uccelli infrangendo le leggi e pretendiamo
di non essere identificati con queste persone,
la F.O.I. li ha sempre isolati. Ma pretendiamo
anche che le leggi siano eque e applicabili e
non penalizzanti o punitive, non votate e
applicate sull’onda emotiva; pretendiamo di non
essere più confusi con gli allevatori da
reddito, quali - con evidenza - non siamo.
Nella sua sconcertante negatività, l’episodio di
Vipiteno ci ha fatto rinsaldare ancor più
l’orgoglio di affermare la nostra passione, la
piena legittimità di quanto facciamo, oltre i
facili slogan. Dobbiamo tutelarci, lo stiamo
facendo, affinché non accada mai più che
qualcuno una notte d’inverno ci fermi come
criminali che attraversano la frontiera in
un’Europa unita. Non siamo criminali che
trafugano nottetempo creature alate, siamo
appassionati veri e veri amanti della natura,
come oggi ne sono, purtroppo, rimasti pochi.
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Testo di
Salvatore Cirmi
Foto di
Redazione |
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