INDICE ANNATA

  ITALIA ORNITOLOGICA

 

ANNO XXXIV -  Aprile 2008

 

estrema?

Domanda difficile e tutt'altro che scontata.

Sono intervenute anche personalità autorevoli con pareri diversi. La mia opinione è che, come minimo, il gibber sta meglio di certe razze canine, se non altro è autonomo cioè in grado di allevare. Se molti non allevano è solo per un fatto selettivo legato all'uso delle balie. Ho allevato personalmente il gibber e posso dirlo con certezza.

Certo fanno pensare la carica nervosa fortissima e la linea così estrema. Va anche detto che la linea stilizzata ha una sua estetica, una sua strana eleganza; chi subisce questo fascino si può innamorare del gibber. Da bambino frequentavo la bottega di Augusto Schianchi, uno dei primi allevatori, forse creatori del gibber; appassionato com'ero mi piaceva tutto, ma fra gli arricciati il gibber e il parigino in particolare.

Oggi cerco di essere molto più critico e mi sento di fare qualche critica al gibber stesso. In effetti la selezione è veramente spinta, inoltre non mi piace che oggi si allevino solo doppi intensi. Gli intensi a singolo fattore e i brinati sembrano scomparsi. Sarebbe bene considerare che allevare solo doppi intensi è un espediente; è mio vecchio parere che nelle razze di forma e posizione sia lisce che arricciate si dovrebbero far gareggiare separatamente intensi e brinati. Rimarranno questi temi dibattuti; del resto sono troppo opinabili.

 

 

Un aspetto importante da considerare, sul piano etico e forse filosofico è che le ragioni estetiche non facciano sacrificare troppo la funzionalità dell'individuo. Potremmo parlare forse di ''critica della ragione funzionale''.

Un altro argomento è che anche in campo artistico, ''il nuovo tanto per il nuovo'' come ''lo strano tanto per fare qualcosa di diverso'', cadono nel bislacco e nel cattivo gusto, questo a mio parere. Sempre a mio parere, contrariamente a quello che sembra intendersi di solito, cambiamento non è sinonimo di miglioramento. Il cambiamento può essere sia in meglio sia in peggio e peggiorare è più facile che migliorare; sarebbe bene ricordarlo in tutti i campi, nel nostro, ad esempio, quando escono nuove mutazioni.

Tornando ad un discorso iniziale, penso di poter confermare la mia, per altro discutibilissima opinione, secondo la quale vi è una componente estetica e quindi artistica nell'allevamento di razze ornamentali.

Chi detiene un animale d'affezione non ha bisogno di un campione, tanto è vero che i bastardini sono spesso i migliori. Diverso è il caso di chi alleva con fini espositivi, qui la qualità estetica fa la differenza e la selezione per conseguirla è determinante.

Secondo il mio modestissimo parere, entro certi limiti, l'allevatore di razze da canto ha qualcosa del musicista, chi alleva forma e posizione dello scultore e chi alleva colore del pittore, ribadisco entro certi limiti e fatte le debite proporzioni. Inoltre è diverso il ruolo di chi crea una razza e di chi la perpetua, un po' come chi scrive una poesia e chi la recita.

Si può certamente discutere sul valore effettivo di una razza così come si può discutere un'opera per decidere se abbia o no valore artistico. Si potrebbe dire che la competizione, necessaria alla natura umana, possa portare a brillanti risultati, a volte però anche ad esasperazioni.

L'allevamento ha molteplici aspetti ed è una delle prime attività dell'uomo che da cacciatore si trasforma in allevatore. L'allevamento di animali da reddito è indispensabile per le nostre esigenze di vita, non è indispensabile quello amatoriale, ritengo però lecito, se ben condotto. Bisogna anche considerare che allevando si possono fare studi e osservazioni non possibili in natura. Un altro aspetto è quello della conservazione di specie a rischio. Vorrei approfondire ma non ritengo di potermi dilungare oltre. Ho lasciato spazi al dubbio e all'opinione, ritengo fosse necessario così, su temi veramente molto opinabili.

 

 

 

 

 

Testo di Giovanni Canali

Foto di Redazione

N

elle mie pubblicazioni a volte ho fatto valutazioni sull'etica dell'allevamento e forse considerazioni  di

 

sempre il prof. Massa cita il caso del diamante di Gould e io mi sono associato a tale esempio.

Esistono anche mutazioni pregevoli che meritano considerazione, a seconda delle specie.

Renato Massa, nel suo articolo approva le variazioni di colore ma esprime contrarietà a certe modificazioni strutturali. Io sono perplesso anche verso qualche colore. Il phaeo (già denominato rubino), che costituisce una forma di albinismo, presenta un grosso problema. Nei nidi misti i soggetti normali (portatori) vengono allevati regolarmente, salvo i soliti inconvenienti, mentre i phaeo soccombono in una netta maggioranza. Solo una minoranza di femmine alleva tutti senza differenze.

La circostanza comporta grosse difficoltà, si cerca di fare nidi omogenei, ma non sempre è possibile. Personalmente ho allevato i phaeo con ottimi risultati; ero riuscito ad avere soggetti con una sorta di disegno al negativo (lipocromico) allineato in modo rarissimo a vedersi; ne ebbi soddisfazione ma non credo che tornerò ad allevare questo pur bellissimo canarino proprio per non avere l'inconveniente menzionato.

Per quel che concerne le razze di forma e posizione sia arricciate che lisce, il problema riguarda anomalie del piumaggio e della forma.

Mi è capitato di leggere opinioni, se non ricordo male di veterinari, che criticavano certi standard di diverse specie, che sentenziavano senza che gli autori avessero adeguata preparazione in anatomia e fisiologia. Gli stessi critici  si   esprimevano

 

 

negativamente sulle selezioni troppo spinte, ma ricordo anche un articolo di un ottimo autore del quale mi spiace di non ricordare il nome il quale considerava come anche in natura vi siano selezioni estreme.

In effetti se pensiamo alle foche, non possiamo non notare come siano adattissime al nuoto ma si spostino con difficoltà su base solida. Analogo discorso lo potremmo fare con i pinguini: ''volano'' sott'acqua ma hanno perso la capacità di volare nel cielo. Se fossero consapevoli, preferirebbero essere come le alche, capaci sia di pescare che di volare o gradirebbero la loro attuale specializzazione e struttura?

Questa considerazione sulle selezioni estreme in natura ci può, forse, consentire di essere meno severi nel valutare certi standard discutibili; anche se è diverso ciò che si forma per meccanismi naturali e ciò che determina l'uomo. Ancora diverso è quello che si persegue per fini  utili  o  solo

per vezzo.

Nelle razze di forma e posizione del canarino, di selezioni estreme ce ne sono alcune, possiamo pensare al Norwich con le sue rotondità e piumaggio molto sviluppato che forse, ripeto il forse, ha favorito la comparsa dei lumps. Anche i ciuffi abbondanti pare che disturbino la visuale. Potremmo pensare anche ad altro ma non desidero dilungarmi.

Una delle razze più discusse è il gibber italicus e qui scatta la domanda del prof. Massa alla quale non intendo sfuggire pur essendo consapevole di non poter dare una risposta definitiva. Del resto ho anch'io dubbi sulla liceità di queste selezioni, che poi si accavallano a sensazioni diverse di giovanile trasporto verso questa razza.

Il Gibber Italicus pare sia il frutto di una selezione estrema dall'arricciato del sud, senza meticciamenti che invece sono frequentissimi nella genesi di altre razze.

Ritengo che i creatori (la creatrice) volessero raggiungere il massimo di qualcosa, questo qualcosa poteva essere il portamento a sette con collo lungo e gambe lunghe e rigidissime.

Ricercare il massimo di qualcosa è del resto frequentissimo nell'alleva-mento. È accettabile il Gibber con   la   sua  struttura   così

qualche anche alcune valenza filosofica. Questo mi è capitato anche in alcune conversazioni.

Leggendo l'originale e interessante articolo ''Esiste una filosofia dell'allevamento?'' del Prof. Renato Massa, I.O. 01/08, ho avuto la sorpresa gradita, di vedermi citato, riportando una mia considerazione.

In effetti in una conversazione mi sono espresso in tal senso e il mio pensiero è stato accettato solo in parte, sottoposto a discussione e preso come spunto.

Apprezzo questo più ampio respiro etico e filosofico che contrasta con il tecnicismo al quale spesso ricorro.

Anche precedentemente ho fatto riferimento al lato artistico dell'allevamento; paragonando l'allevatore di specie da reddito ad un ingegnere dell'allevamento e l'allevatore di razze ornamentali ad un architetto. In effetti in alcune linee selettive è indispensabile considerare la funzionalità. Questo lo si vede bene nelle razze da lavoro. Come potrebbe un cavallo da tiro non essere forte? Come potrebbe un cane da caccia non essere resistente? Un problema nasce con le razze ornamentali o da compagnia.

Purtroppo e sottolineo il purtroppo, qui la funzionalità può essere messa sotto i piedi a beneficio di esigenze diverse. Fra l'altro anche nei casi citati prima non è tutto funzionalità. Il cavallo da tiro deve essere forte, ma non necessariamente veloce e di fatto le razze ''da tiro pesante'' non lo sono. Nelle razze d'affezione, a volte, secondo alcuni studiosi, al fine di fare somigliare l'animale adulto ad un eterno cucciolo, si cerca di selezionare non solo un carattere giocherellone ma anche caratteristiche fisiche da cucciolo per sfruttare i segnali infantili ed intenerire il proprietario. Non si tratta solo della taglia piccola, che fra l'altro ha anche altri scopi, come la più facile sistemazione e manutenzione, ma anche di altri, come gli occhi sporgenti e grandi. Questa degli occhi grandi e sporgenti in cani e gatti è una circostanza molto negativa, che comporta problemi di benessere come cisposità che richiedono lavaggi, ed altro; ho letto di una razza canina nella quale, addirittura, alcuni esemplari non riuscirebbero a chiudere bene gli occhi con gravi inconvenienti.

Un altro aspetto molto negativo è il muso schiacciato con canne nasali troppo corte che, specialmente nei cani, portano a problemi respiratori anche con ripercussioni cardiache e talora sbavano sgradevolmente. C'è poi il grave aspetto di certe razze canine ove è spesso necessario il parto cesareo perché sono state selezionate teste troppo grosse rispetto al bacino e questo supera tutti i limiti.

Si sa anche di inconvenienti legati a taglie troppo grandi o troppo piccole, al pelo lungo, ecc. Sta andando a finire che, nei cani, apprezzo sempre di più le razze lupoidi e sempre meno le altre (con riserva per il pastore tedesco che presenta un posteriore troppo basso che comporta problemi vari).

È la questione della forma selvatica, da intendere come ottimale, confrontata con le sue varie diversificazioni, quasi sempre negative riguardo la funzionalità; specialmente nelle variazioni più estreme che comportano prezzi da pagare a volte elevati.

L'elevatissima spinta selettiva in una direzione può indebolire il ceppo selezionato sotto vari aspetti: nelle bovine da latte, estremamente selezionate solo per l'enorme quantità di latte, anni fa si è notato che la struttura e la salute generale si indebolivano; non solo ma il latte diventava meno ricco di contenuti proteici e grassi. Si è posto qualche rimedio selezionando non solo per la quantità ma anche per la qualità del latte.

Parlando delle specie a noi vicine, cioè quelle ornitiche, ci possiamo interrogare sulle nostre razze e selezioni.

Uno    dei    primi    aspetti   da

riprovare, a mio parere, è il vezzo di ingigantire la taglia. Questa selezione non riguarda solo l'aumento strutturale ma anche l'abbondanza del piumaggio con un effetto fittizio di maggior volume, che ha l'ulteriore risultato di rendere facilmente scomposto il piumaggio stesso. Incredibile a dirsi vengono ingigantite anche quelle specie che hanno nella minutezza della taglia una loro attrattiva. Il prof. Massa cita il Diamante mandarino, specie anche da me indicata in tal senso.

Un altro aspetto molto discutibile è quello delle mutazioni ricercate anche quando non sono particolarmente pregevoli o inferiori   alla   forma  selvatica;

 
 

anno XXXIV- n. 4
Aprile 2008

 

 
 

IN QUESTO NUMERO

 

  Sulla filosofia dell'allevamento

    di Giovanni Canali

  Il Verzellino

    di Ersilio Rispoli

  Yorkshire: l'evoluzione continua

    di Giuliano Passignani

  Quelli che l'AGI

   di Giuseppe Valendino

  Il Cardinalino del Venezuela

   di C.T.N.-I.E.I.

  L'Aratinga solstitialis

   di Carla Casati

  Le uova... di formica

    di Antonello Poggi

  Ondulati: le cause di insuccesso

   di Roberto Bugli

  I traguardi essenziali

   di Francesco di Giorgio

  L'ematologia negli uccelli

   di Marco Bedin

Il Rosso Mosaico maschio

   di C.T.N- Canarini di Colore

Da Breda 1993 ad Hasselt 2008

   di Riccardo Testori

 

 

 

L'igiene in allevamento

   di Giuseppe Martone

La Tortorella zebrata

   di Roberto Bosio

Trichomoniasi respiratoria del Canarino

   di Franco Dolza

La mutazione cobalto o ventre scuro

   di Francesco Faggiano

Quelle meravigliose vedove

   di Luigi Gazzola

Il Cardellino da canto napoletano

   di Alessandro Marseglia

Il Cacatua nero a coda rossa

   di Gianni Ravazzi

Le emozioni della prima volta

   di Giuseppe Cristiano

Giudicare in esposizione

   di Enrico Grammatico

Il "battesimo del Salentino"

   di Salvo Affronti

Lettere

 

per una migliore visione consigliamo di impostare la risoluzione dello schermo a 1024 x 768 pixel
F.O.I. - Via Caorsana 94 Loc. Le Mose - 29100 Piacenza (Italy) - tel. +39 0523593403 - fax +39 0523571613