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estrema?
Domanda
difficile e tutt'altro che scontata.
Sono
intervenute anche personalità autorevoli con pareri diversi. La
mia opinione è che, come minimo, il gibber sta meglio di certe
razze canine, se non altro è autonomo cioè in grado di allevare.
Se molti non allevano è solo per un fatto selettivo legato all'uso
delle balie. Ho allevato personalmente il gibber e posso dirlo con
certezza.
Certo fanno
pensare la carica nervosa fortissima e la linea così estrema. Va
anche detto che la linea stilizzata ha una sua estetica, una sua
strana eleganza; chi subisce questo fascino si può innamorare del
gibber. Da bambino frequentavo la bottega di Augusto Schianchi,
uno dei primi allevatori, forse creatori del gibber; appassionato
com'ero mi piaceva tutto, ma fra gli arricciati il gibber e il
parigino in particolare.
Oggi cerco di
essere molto più critico e mi sento di fare qualche critica al
gibber stesso. In effetti la selezione è veramente spinta, inoltre
non mi piace che oggi si allevino solo doppi intensi. Gli intensi
a singolo fattore e i brinati sembrano scomparsi. Sarebbe bene
considerare che allevare solo doppi intensi è un espediente; è mio
vecchio parere che nelle razze di forma e posizione sia lisce che
arricciate si dovrebbero far gareggiare separatamente intensi e
brinati. Rimarranno questi temi dibattuti; del resto sono troppo
opinabili.

Un aspetto
importante da considerare, sul piano etico e forse filosofico è
che le ragioni estetiche non facciano sacrificare troppo la
funzionalità dell'individuo. Potremmo parlare forse di ''critica
della ragione funzionale''.
Un altro
argomento è che anche in campo artistico, ''il nuovo tanto per il
nuovo'' come ''lo strano tanto per fare qualcosa di diverso'',
cadono nel bislacco e nel cattivo gusto, questo a mio parere.
Sempre a mio parere, contrariamente a quello che sembra intendersi
di solito, cambiamento non è sinonimo di miglioramento. Il
cambiamento può essere sia in meglio sia in peggio e peggiorare è
più facile che migliorare; sarebbe bene ricordarlo in tutti i
campi, nel nostro, ad esempio, quando escono nuove mutazioni.
Tornando ad un
discorso iniziale, penso di poter confermare la mia, per altro
discutibilissima opinione, secondo la quale vi è una componente
estetica e quindi artistica nell'allevamento di razze ornamentali.
Chi detiene un
animale d'affezione non ha bisogno di un campione, tanto è vero
che i bastardini sono spesso i migliori. Diverso è il caso di chi
alleva con fini espositivi, qui la qualità estetica fa la
differenza e la selezione per conseguirla è determinante.
Secondo il mio
modestissimo parere, entro certi limiti, l'allevatore di razze da
canto ha qualcosa del musicista, chi alleva forma e posizione
dello scultore e chi alleva colore del pittore, ribadisco entro
certi limiti e fatte le debite proporzioni. Inoltre è diverso il
ruolo di chi crea una razza e di chi la perpetua, un po' come chi
scrive una poesia e chi la recita.
Si può
certamente discutere sul valore effettivo di una razza così come
si può discutere un'opera per decidere se abbia o no valore
artistico. Si potrebbe dire che la competizione, necessaria alla
natura umana, possa portare a brillanti risultati, a volte però
anche ad esasperazioni.
L'allevamento
ha molteplici aspetti ed è una delle prime attività dell'uomo che
da cacciatore si trasforma in allevatore. L'allevamento di animali
da reddito è indispensabile per le nostre esigenze di vita, non è
indispensabile quello amatoriale, ritengo però lecito, se ben
condotto. Bisogna anche considerare che allevando si possono fare
studi e osservazioni non possibili in natura. Un altro aspetto è
quello della conservazione di specie a rischio. Vorrei
approfondire ma non ritengo di potermi dilungare oltre. Ho
lasciato spazi al dubbio e all'opinione, ritengo fosse necessario
così, su temi veramente molto opinabili.
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Testo di Giovanni Canali
Foto di Redazione |
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N |
elle mie
pubblicazioni a volte ho fatto valutazioni sull'etica
dell'allevamento e forse considerazioni di |
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sempre il prof.
Massa cita il caso del diamante di Gould e io mi sono associato a
tale esempio.
Esistono anche
mutazioni pregevoli che meritano considerazione, a seconda delle
specie.
Renato Massa,
nel suo articolo approva le variazioni di colore ma esprime
contrarietà a certe modificazioni strutturali. Io sono perplesso
anche verso qualche colore. Il phaeo (già denominato rubino), che
costituisce una forma di albinismo, presenta un grosso problema.
Nei nidi misti i soggetti normali (portatori) vengono allevati
regolarmente, salvo i soliti inconvenienti, mentre i phaeo
soccombono in una netta maggioranza. Solo una minoranza di femmine
alleva tutti senza differenze.
La circostanza
comporta grosse difficoltà, si cerca di fare nidi omogenei, ma non
sempre è possibile. Personalmente ho allevato i phaeo con ottimi
risultati; ero riuscito ad avere soggetti con una sorta di disegno
al negativo (lipocromico) allineato in modo rarissimo a vedersi;
ne ebbi soddisfazione ma non credo che tornerò ad allevare questo
pur bellissimo canarino proprio per non avere l'inconveniente
menzionato.
Per quel che
concerne le razze di forma e posizione sia arricciate che lisce,
il problema riguarda anomalie del piumaggio e della forma.
Mi è capitato
di leggere opinioni, se non ricordo male di veterinari, che
criticavano certi standard di diverse specie, che sentenziavano
senza che gli autori avessero adeguata preparazione in anatomia e
fisiologia. Gli stessi critici si esprimevano

negativamente
sulle selezioni troppo spinte, ma ricordo anche un articolo di un
ottimo autore del quale mi spiace di non ricordare il nome il
quale considerava come anche in natura vi siano selezioni estreme.
In effetti se
pensiamo alle foche, non possiamo non notare come siano
adattissime al nuoto ma si spostino con difficoltà su base solida.
Analogo discorso lo potremmo fare con i pinguini: ''volano''
sott'acqua ma hanno perso la capacità di volare nel cielo. Se
fossero consapevoli, preferirebbero essere come le alche, capaci
sia di pescare che di volare o gradirebbero la loro attuale
specializzazione e struttura?
Questa
considerazione sulle selezioni estreme in natura ci può, forse,
consentire di essere meno severi nel valutare certi standard
discutibili; anche se è diverso ciò che si forma per meccanismi
naturali e ciò che determina l'uomo. Ancora diverso è quello che
si persegue per fini utili o solo
per vezzo.
Nelle razze di
forma e posizione del canarino, di selezioni estreme ce ne sono
alcune, possiamo pensare al Norwich con le sue rotondità e
piumaggio molto sviluppato che forse, ripeto il forse, ha favorito
la comparsa dei lumps. Anche i ciuffi abbondanti pare che
disturbino la visuale. Potremmo pensare anche ad altro ma non
desidero dilungarmi.
Una delle razze
più discusse è il gibber italicus e qui scatta la domanda del
prof. Massa alla quale non intendo sfuggire pur essendo
consapevole di non poter dare una risposta definitiva. Del resto
ho anch'io dubbi sulla liceità di queste selezioni, che poi si
accavallano a sensazioni diverse di giovanile trasporto verso
questa razza.
Il Gibber
Italicus pare sia il frutto di una selezione estrema
dall'arricciato del sud, senza meticciamenti che invece sono
frequentissimi nella genesi di altre razze.
Ritengo che i
creatori (la creatrice) volessero raggiungere il massimo di
qualcosa, questo qualcosa poteva essere il portamento a sette con
collo lungo e gambe lunghe e rigidissime.
Ricercare il
massimo di qualcosa è del resto frequentissimo nell'alleva-mento.
È accettabile il Gibber con la sua
struttura così |
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qualche
anche alcune valenza filosofica. Questo mi è capitato anche in
alcune conversazioni.
Leggendo
l'originale e interessante articolo ''Esiste una filosofia
dell'allevamento?'' del Prof. Renato Massa, I.O. 01/08, ho avuto
la sorpresa gradita, di vedermi citato, riportando una mia
considerazione.
In effetti
in una conversazione mi sono espresso in tal senso e il mio
pensiero è stato accettato solo in parte, sottoposto a discussione
e preso come spunto.
Apprezzo questo
più ampio respiro etico e filosofico che contrasta con il
tecnicismo al quale spesso ricorro.
Anche
precedentemente ho fatto riferimento al lato artistico
dell'allevamento; paragonando l'allevatore di specie da reddito ad
un ingegnere dell'allevamento e l'allevatore di razze ornamentali
ad un architetto. In effetti in alcune linee selettive è
indispensabile considerare la funzionalità. Questo lo si vede bene
nelle razze da lavoro. Come potrebbe un cavallo da tiro non essere
forte? Come potrebbe un cane da caccia non essere resistente? Un
problema nasce con le razze ornamentali o da compagnia.
Purtroppo e
sottolineo il purtroppo, qui la funzionalità può essere messa
sotto i piedi a beneficio di esigenze diverse. Fra l'altro anche
nei casi citati prima non è tutto funzionalità. Il cavallo da tiro
deve essere forte, ma non necessariamente veloce e di fatto le
razze ''da tiro pesante'' non lo sono. Nelle razze d'affezione, a
volte, secondo alcuni studiosi, al fine di fare somigliare
l'animale adulto ad un eterno cucciolo, si cerca di selezionare
non solo un carattere giocherellone ma anche caratteristiche
fisiche da cucciolo per sfruttare i segnali infantili ed
intenerire il proprietario. Non si tratta solo della taglia
piccola, che fra l'altro ha anche altri scopi, come la più facile
sistemazione e manutenzione, ma anche di altri, come gli occhi
sporgenti e grandi. Questa degli occhi grandi e sporgenti in cani
e gatti è una circostanza molto negativa, che comporta problemi di
benessere come cisposità che richiedono lavaggi, ed altro; ho
letto di una razza canina nella quale, addirittura, alcuni
esemplari non riuscirebbero a chiudere bene gli occhi con gravi
inconvenienti.
Un altro
aspetto molto negativo è il muso schiacciato con canne nasali
troppo corte che, specialmente nei cani, portano a problemi
respiratori anche con ripercussioni cardiache e talora sbavano
sgradevolmente. C'è poi il grave aspetto di certe razze canine ove
è spesso necessario il parto cesareo perché sono state selezionate
teste troppo grosse rispetto al bacino e questo supera tutti i
limiti.
Si sa anche di
inconvenienti legati a taglie troppo grandi o troppo piccole, al
pelo lungo, ecc. Sta andando a finire che, nei cani, apprezzo
sempre di più le razze lupoidi e sempre meno le altre (con riserva
per il pastore tedesco che presenta un posteriore troppo basso che
comporta problemi vari).
È la questione
della forma selvatica, da intendere come ottimale, confrontata con
le sue varie diversificazioni, quasi sempre negative riguardo la
funzionalità; specialmente nelle variazioni più estreme che
comportano prezzi da pagare a volte elevati.
L'elevatissima
spinta selettiva in una direzione può indebolire il ceppo
selezionato sotto vari aspetti: nelle bovine da latte,
estremamente selezionate solo per l'enorme quantità di latte, anni
fa si è notato che la struttura e la salute generale si
indebolivano; non solo ma il latte diventava meno ricco di
contenuti proteici e grassi. Si è posto qualche rimedio
selezionando non solo per la quantità ma anche per la qualità del
latte.
Parlando delle
specie a noi vicine, cioè quelle ornitiche, ci possiamo
interrogare sulle nostre razze e selezioni.
Uno
dei primi aspetti
da
riprovare, a
mio parere, è il vezzo di ingigantire la taglia. Questa selezione
non riguarda solo l'aumento strutturale ma anche l'abbondanza del
piumaggio con un effetto fittizio di maggior volume, che ha
l'ulteriore risultato di rendere facilmente scomposto il piumaggio
stesso.
Incredibile a dirsi vengono ingigantite anche quelle specie che
hanno nella minutezza della taglia una loro attrattiva. Il prof.
Massa cita il Diamante mandarino, specie anche da me indicata in
tal senso.
Un altro
aspetto molto discutibile è quello delle mutazioni ricercate anche
quando non sono particolarmente pregevoli o inferiori
alla forma selvatica; |
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anno XXXIV- n. 4
Aprile 2008
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