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queste Assemblee.
Non capita a tutti e, voglio approffitarne per
raccontare ai lettori il “dietro le quinte”, quei dettagli (che
non sempre lo sono) che non trovano mai spazio nelle relazioni
ufficiali. Insomma: quello che non viene mai raccontato perché,
sbagliando, si da per scontato non interessi a nessuno.
Sabato
pomeriggio, ha preso il via la riunione dei Giudici. La presenza,
nel parcheggio di una Ferrari rossa, nuova fiammante, il segnale
inequivocabile della presenza di un noto giudice internazionale di
arricciati all’Assemblea. Sono arrivato in forte ritardo. Ma non
tutti i mali vengono per nuocere. Ho potuto così notare tutti quei
giudici che, incuranti dei lavori in corso, fumavano allegramente
al di fuori della sala, dando la stura alla consueta girandola di
commenti insensati sui «padroni del vapore». Entro, mi siedo nel
primo posto libero, faccio appena in tempo a tirare fuori carta e
penna, che mi capita fra le mani uno scoop mica da ridere.

Nei corsi di
giornalismo insegnano che non fa notizia un cane che morde un
uomo. Ma un uomo che morde un cane si. Bene, sabato pomeriggio ho
avuto modo di applicare questo principio. Ho sentito un famoso
giudice del colore lamentarsi - addirittura con un apposito
intervento - della qualità (neanche a farlo apposta scarsa) di
alcuni giudizi ricevuti, dai suoi colleghi italiani, su uno stamm
di sua proprietà. Pensavo che certe cose fossero solo un retaggio
di noi allevatori, che fra affini non ci si attacca, non ci si
critica (almeno in pubblico). Mi sbagliavo. Considerato che i due
pesi e le due misure sono inaccettabili, se certe argomentazioni
le usassero in futuro anche gli allevatori, non si stupiscano, non
gridino allo scandalo, non chiedano l’intervento dei Caschi blu
dell’ONU. Incominciassero, viceversa, a dare il buon esempio. Non
è sufficiente, che una parte della platea, abbia fischiato
quell’intervento: non deve proprio succedere. Terminata la
riunione, interrotta più volte per dei problemi procedurali, sono
iniziate le votazioni per i rinnovi delle Commissioni Tecniche. La
maggioranza delle elezioni è stata effettuata per acclamazione
considerato che si presentava una sola lista. E, trattandosi delle
Commissioni Tecniche, la considero una buona cosa. Negli
arricciati non è stato così: i miei giudici hanno dimostrato di
avere le idee chiare su cosa fare e dove andare. Siamo in quattro
gatti, ma siamo riusciti a presentare ben tre liste. Nessuno, è
riuscito a fare meglio (si fa per dire).Domenica mattina,
nonostante le previsioni parlassero di temporali a go go, un
timido sole di è affacciato su tutta Piacenza. Già dalle
autovetture presenti nel parcheggio, ho capito che la
partecipazione dei Presidenti sarebbe stata rilevante. Si scoprirà
poi, superare il 70%, nonostante, come comunicatoci da Cirmi, tre
Presidenti di Associazione non hanno trovato di meglio che indire
-proprio per il 20 Aprile - l’Assemblea Generale della propria
Associazione. Una dimostrazione pratica di come ci si interessi,
fattivamente, alla F.O.I e a suoi problemi. Una notizia che
farebbe ridere se non facesse piangere. Prima di scrivere quelle
che sono state le mie impressioni voglio ringraziare il Presidente
Cirmi per le parole spese, in apertura dell’Assemblea, in ricordo
di Giuliano Motta recentemente scomparso. Il Presidente, in questo
frangente, ha reso pubblico quello che pochi sapevano. Era già
stato fissato un incontro tra Giuliano e il Presidente per
riesaminare e tentare di ricomporre la ormai vecchia e (forse) mal
gestita questione della sua espulsione dalla F.O.I. Solo gli
oggettivi impegni di Cirmi, in occasione del Campionato Italiano e
del Mondiale e il successivo – purtroppo- rapido decorso della
malattia di Giuliano, hanno impedito questo incontro.
Quando il più,
era già stato fatto. Il Presidente ha ricordato Giuliano Motta
come allevatore, giudice e uomo. E non come un espulso della
F.O.I. Non sono mai stato tenero nei confronti di alcune condotte
e decisioni della nostra Federazione. Ma in questo caso non posso
che rendere merito e ringraziarlo di cuore anche a nome di tutti
gli iscritti A.O.M. Il lavori sono proseguiti elencando una serie
di dati (del tutto positivi e incoraggianti) sui risultati delle
analisi fatte ai canarini esposti nelle mostre.
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Una sequenza
di numeri e cifre confortanti ma noiosissime al punto, che la
giovane moglie di un Presidente seduta accanto a me, si è
appisolata. Nonostante fossero solo le dieci di mattina. Si è
risvegliata sul finire della riunione quando, dopo aver preso in
esame delle tematiche fiscali e la questione del trasporto degli
uccelli, si è parlato dell’argomento più interessante e importante
dell’intera riunione. L’abolizione dell’oro nelle premiazioni
ordinarie già a partire dal prossima stagione mostre. Cominciamo
col dire che è stata una decisione votata a larga maggioranza dai
Presidenti di Associazione.Così
non si poteva più andare avanti. Il costo delle premiazioni in
oro, come esposto - bilanci alla mano- dal Presidente di una delle
più grandi Associazioni Italiane, supera il 50% delle voci di
uscita nell’organizzazione di una Mostra. L’oro entro certi
limiti, che l’Assemblea ha chiesto di quantificare al Consiglio
Direttivo, potrà ancora essere messo in palio nelle premiazioni
speciali. L’esperienza insegna che non c’era altro modo, per
cercare di convincere i più riottosi a rinunciare al metallo
prezioso, di una votazione a larga maggioranza. Come è stata
quella data dall’Assemblea. Un intervento diretto del C.D. sarebbe
stato visto come una inaccettabile costrizione. Il mio parere è
questo: è stata una decisione saggia e lungimirante. Si è cercato,
con questa direttiva, anche di far tornare in attivo il bilancio
di chi allestisce una mostra. Sull’ esempio del Campionato
Italiano dove non c’è premiazione in oro e, come risaputo,
l’avanzo a fine manifestazione è sempre consistente. Pene severe a
chi non rispetterà le regole. Infine una nota, anche di colore. Ho
avuto modo, durante il fine settimana, di conoscere (non di
persona) l’Avvocato Antonio Sposito membro del Consiglio Direttivo
Federale. Simpatico, occhialuto, calvizie incipiente, spiccato
accento campano, fronte che, sentendolo argomentare, si capiva
perché essere così spaziosa: fisicamente, una sorta di Maurizio
Ferrini prima maniera.

Sabato, in
occasione della riunione dei Giudici il Presidente Cirmi ha avuto
modo, per dei problemi procedurali, di “chiamare alla lavagna”
l’avvocato. Il quale, in meno di 20 secondi, informava gli
astanti, senza nessuna esitazione, senza nessun tentennamento,
come se conoscesse i regolamenti F.O.I a memoria, se le mozioni
presentate erano «viziate da un errore procedurale e quindi
andavano prontamente rigettate, o accolte nel merito in quanto
pertinenti» (nemmeno una n.d.r.) Per poi ritornare diligentemente
al suo posto. E questo per ben tre volte di fila. Domenica mattina
poi, con la freddezza di una Tac, ha elencato tutti i misfatti
causati dai cosiddetti animalisti nel raid al Brennero e sulla
strumentale ed errata interpretazione date alle norme che
«disciplinano» il trasporto degli uccelli. E delle infrazioni
contestate ai nostri colleghi. Ha fatto – argutamente – notare che
non è concepibile tenere 4 ore fermi, al freddo e al gelo di
Febbraio, degli uccelli. Questo si, secondo una sua corretta
valutazione dei fatti, una violazione al benessere e alle norme
sul trasporto degli animali. Non quelle che vengono contestate ai
nostri allevatori. A parte il lessico usato, che non avrebbe
stonato in un film alla “Totò, Peppino e i giovani d’oggi” tipo:
«Il sistema sanzionatorio, richiamandoci a quello vigente» «…di
tal che consta questo regolamento» «…questo consesso è chiamato a
deliberare in merito a quanto concordato» «…l’eclatante
illegittimità e illiceità del comportamento» o come l’uso di verbi
desueti come «affastellare» l’Avvocato è riuscito a farsi
comprendere dall’Assemblea. Rincuorandola. E’questo era molto
importante. Con un avvocato così, non c’è ne per nessuno.
E’
bene che lo sappiano tutte quelle Associazioni Animaliste che non
perdono mai occasione per screditarci ed attaccarci. Sbaglierò, ma
in cuor loro questi signori sono convinti, che noi allevatori, per
assecondarli, facciamo sempre “sì sì” con la testina, come i
cagnolini di plastica sui cruscotti di certe vecchie Fiat 850 di
quando ero bambino. Ovviamente, non è così e se ne accorgeranno
quanto prima. La misura è colma. Il dialogo, con questi movimenti
animalisti, potrà continuare solo il giorno in cui cambieranno
RADICALMENTE l’atteggiamento nei nostri confronti. Anche se, e non
mi sfugge;
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devono smetterla di vederci come dei
carcerieri, con una scarsa coscienza, conoscenza e istruzione.
Quasi fossimo figli di un Dio minore. Perché, chiaramente, non è
così.

Il
Presidente Cirmi è stato categorico: nulla finirà in Cavalleria.
Si andrà fino in fondo. Sui fatti di Vipiteno, come su tutte le
altre iniziative che mettono in difficoltà la nostra realtà, i
nostri soci, il nostro diritto di esistere, la risposta della
F.O.I sarà forte e chiara. E ha inviato tutti i Presidenti di
Associazioni, affinché informino i propri soci di questo che sarà
un modus operandi. Non siamo soli, non dobbiamo sentirci
abbandonati o trascurati dalla nostra Federazione. Come ha
ricordato il Presidente, le Associazioni, i Raggruppamenti, non
devono far altro che informare per tempo, la Segreteria
della Federazione delle varie problematiche di cui vengono a
conoscenza. Quando si fa questo, il 50% dei problemi è già risolto
in partenza. Molte decisioni regionali, provinciali o financo
comunali a noi sfavorevoli (in tema di benessere degli animali, in
relazione agli allevamenti amatoriali degli indigeni, sulle
dimensioni delle gabbie) sono state possibili anche perché nessuno
ha avvisato per tempo la Federazione. Al solito, chiudiamo la
stalla quando i buoi sono scappati. E poi farli rientrare è più
dura che non farli uscire.

Ma dobbiamo
anche evitare che, una giusta attenzione verso dei problemi reali,
diventi un ingiustificato allarmismo. Se gridiamo troppo spesso
"Al lupo al lupo!" quando poi il lupo arriva davvero non ci crede
più nessuno. Unica nota stonata l’assenza del programma del nuovo
Consiglio Direttivo (eletto alla fine dei lavori a larga
maggioranza). So bene che, trattandosi di lista unica, nessun

regolamento
imponeva di presentarlo. Ma sarebbe stato una cosa gradita a
tutti. Come giustamente ha fatto presente, per dirla come Sposito,
«al consesso» il mio Presidente di Associazione, Rag. Pollastri.
Alla fine, a gruppi, (distanza stimata dalla sala della riunione
200 metri) è stato possibile visitare la nuova sede della
Federazione.
Che solo una
importante e del tutto imprevedibile contrattempo, accorso durante
i lavori di rifacimento del soffitto, ha impedito di mostrare
nella sua interezza ai Presidenti di Associazione. E di questo
Cirmi, anche se non lo dava a vedere, era molto dispiaciuto.
Domenica pomeriggio, lasciando Piacenza, ero più rincuorato che il
giorno prima. Non è vero che tutto va male, che tutto è da rifare,
non ci sono dilettanti allo sbaraglio. Però, quando c’è di mezzo
il volontariato, (il nostro mondo va avanti solo di questo) non si
può dire, io voglio, io pretendo, io esigo: salvo poi non fare mai
nulla. Nulla è impossibile per colui
che non deve farlo.Non possiamo
esigere che gli altri lavorino per noi, quando noi non facciamo
niente per gli altri. A criticare siamo capaci tutti, fra le
nostre file abbiamo campioni Olimpionici di questa specialità. Che
invece di essere sommersi dal pubblico lubridio,
incomprensibilmente, diventano delle persone di successo. Questa
gente sta alla vita associativa, come io sto alla matematica
quantistica. Ma tant’è. Vediamo di invertire al più presto questa
tendenza e – sono certo – molte cose funzioneranno meglio. A
vantaggio di tutti. Non chiediamo tanto quello che la F.O.I può
fare per noi, ma quello che noi possiamo fare per la F.O.I.
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Testo di Giuseppe Valendino
Foto di Elio Alessio |
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