INDICE ANNATA

  ITALIA ORNITOLOGICA

 

ANNO XXXIV -  Agosto - Settembre 2008

   ESSERE ALLEVATORE

 

 

comunque ci fanno sentire meglio ogni qualvolta li rammentiamo.

Allevare uccellini, per molti può essere considerato un efficace antistress, una specie di “valvola di sfogo”, per altri è un ottimo e salutare passatempo.

Per alcuni è una sorta di “sfida” contro se stessi o contro gli altri, per diversi altri è pura passione, ma per tutti è sicuramente motivo d’orgoglio.

L’Allevatore “vive” il suo allevamento; conosce i suoi volatili uno a uno, si sente parte integrante e ne percepisce le sensazioni.

Tra l’Allevatore e i suoi animali s’instaura un legame speciale e ne è prova il fatto quando entrando in allevamento il “trillio” o il “cicaleccio” dei nostri amici si fa diverso, più allegro e squillante; quasi a salutarci o in periodo di esposizioni, quando dopo alcuni giorni di distacco, ritorniamo in mostra e al passaggio tra le cavalle, i nostri uccellini danno l’impressione di poterci riconoscere.

Essere Allevatore non significa essere detentore.

Detentore è chi tiene un Canarino in una gabbia appesa sul balcone esposta al sole, ai venti e alla pioggia e si aspetta che il povero volatile canti di gioia, detentore è chi acquista volatili per semplice capriccio per poi disfarsene dopo breve tempo perché stanco di “allevare”, detentore è chi vede nei volatili semplici “animali da reddito” e nulla di più.

Dinanzi a questi fatti, l’Allevatore si sente offeso e frustrato, perché sa che per l’opinione pubblica, sarà equiparato a quegli individui.

Allevare è tutto questo e forse qualcosa di più e quando qualcuno di noi deve inevitabilmente smettere l’attività. il vuoto che si forma porta in sé un velo di profonda tristezza come se ci fosse venuto a mancare un conoscente… un Amico di vecchia data.

Non esiste un motivo per cui si allevino uccellini da affezione; esistono piuttosto una serie quasi infinita di cause che possono variare da individuo a individuo; una specie di Sindrome per la quale l’unica terapia conosciuta consiste in un Mondo racchiuso all’interno di una gabbia.

 

Testo di Giovanni Fogliati

Foto di Redazione

 

Se poche righe stampate su un mensile di “nicchia” possono portare un individuo a un esame di coscienza, beh; dopo aver attentamente letto l’articolo del prof. Massa, apparso su Italia Ornitologica di febbraio, devo serenamente riconoscere che se il “target” era questo, nel mio caso è stato pienamente raggiunto.

Non che con questo si debba arrivare a una sorta di “Processo agli allevatori”, ma effettivamente il fugace pensiero sull’intimo “perché” si allevino volatili da gabbia sino ad ora non mi si era mai presentato.

È evidente il fatto, che molteplici sono i fattori che inducono un essere umano ad allevare animali da affezione; perché questo, in effetti, sono per noi allevatori i nostri volatili.

Sicuramente è un qualcosa d’innato, qualcosa che non può apparire in età più adulta, ma che in realtà era già insito in noi sin dalla fanciullezza.

Molti degli allevatori in età matura, probabilmente ricordano con piacere gli anni in cui, ancora ragazzini, si arrampicavano sugli alberi in cerca di nidi, lo stupore nel vedere al loro interno le uova o i piccoli, l’estrema cautela nel ridiscendere e lasciare che la Natura continui il suo corso, magari dando un’occhiatina di quando in quando.

A quanti di noi, ora allevatori sugli “anta”, non sarà capitato di passare sotto una siepe o un albero dopo un furioso temporale e trovare a terra un nidiaceo di merlo o di ghiandaia tutto bagnato e indirizzito dal freddo; febbrilmente raccogliere quel mucchietto di penne bagnate per correre di filato a casa e chiedere a nostro Padre cosa fare in quel frangente e vedere quel Padre che a volte ci sembrava tanto burbero, avviarsi premuroso verso la stalla e  preparare  un giaciglio di paglia in una vecchia  scatola  da  scarpe in

 

cui porre il piccolo implume affinché possa stare al caldo e all’asciutto.

Passare le giornate a cercare di saziare quel becco perennemente aperto per poi vederlo volare via qualche tempo dopo ormai pronto per affrontare la vita.

Quanti di noi, ancora bambini abbiamo alzato gli occhi al cielo per seguire con lo sguardo il volo di una Rondine o meravigliarci dinanzi alle evoluzioni di uno stormo di Storni o semplicemente per un Passero appollaiato su un ramo in una fredda mattina.

 

 

Quel che si sente è un desiderio impulsivo; un fuoco che “brucia dentro” e che lascia dietro di sé i tizzoni ardenti di una spensierata giovinezza.

Qualcuno riesce a ravvivare quei tizzoni e il desiderio rivive sotto forma di una gabbia ospitante una coppietta di Canarini o di “Cocorite”; dataci in dono per festeggiare una qualche ricorrenza importante oppure acquistata con i risparmi della “paghetta”, ma questo non ha importanza perché ai nostri occhi, il Mondo intero è racchiuso in quella gabbia.

Le vicissitudini della vita, portano sempre a dei cambiamenti anche radicali, difficilmente però si scordano quei momenti felici.

Come dicevo prima, molteplici sono i fattori che inducono all’allevamento dei volatili da affezione; sicuramente legati a fatti che ci hanno accompagnato  nell’arco   della nostra   esistenza,   ma    che

anno XXXIV- n. 8-9
Agosto - Settembre 2008

 

 
 

IN QUESTO NUMERO

 

   Essere allevatore

     di Giovanni Fogliati

   Il Lucherino e la sua naturale litigiosità

     di Ersilio Rispoli

   Il Gibber Italicus

    di Giuseppe Nastasi

  Canarini di Colore

    di C.T.N. Canarini di Colore

  Precisazioni sul Lizard

    di C.T.N. - C.F.P.L.

  Genere Agapornis

    di Luca Bernardis

  Allevare il Trombettiere

     di Renzo Esuperanzi

  Il Parrocchetto Coda Nera

    di Dania Bilato

  SOR: 70 anni di storia e di successo

    di Gennaro Iannuccilli

  Ondulati aggressivi: cause e rimedi

     di Roberto Bugli

 

 

 

Il Canarino Nero Opale Rosso Avorio Mosaico

    di Giovanni Nunziata

  Yorkshire: diritto di replica

   di Enrico Grammatico

Verdone per Fringuello

   di Dino Dorigo

Nuovi arrivi in voliera

   di Antonello Poggi

Intervistare la F.O.I. ...

   di Enzo Valori

Gli allievi "problematici"

   di Francesco di Giorgio

Le Cinciarelle di Quarto d'Altino

   di Cristina Furlan

Giudici Internazionali O.M.J. in Francia

   di Gianni Ficeti

Due incontri ravvicinati

   di Antonio La Volpe

Lettere

 

 

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