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Il
Natale non è in pericolo perché l’Ikea o la
Rinascente non vendono più presepi per mancanza
di richieste. Ne perché nella mostra di presepi
sponsorizzata, l’anno scorso, dal Comune di
Bologna è spuntata una statuetta di Moana Pozzi
con tanto di tette al vento.
Ne perché nei film panettone di Boldi e De Sica
si dicono le parolacce. Ne perché qualche
estremista islamico non vuole vedere la
mangiatoia col bue e l’asinello. Eppure è questo
che abbiamo sentito ripetere fino a qualche
tempo fa dai tanti tromboni della politica,
dell’informazione e della gerarchia cattolica.
Tutta questa brava gente fa finta di non vedere
che il Natale non è più quello di una volta.
Trasformato dagli spot, dalle vetrine, dalla
corsa ai regali, dal consumismo imbellettato dai
buoni sentimenti. Ma di che parlano i difensori
del “Natale”? Il mio Natale, era la festa della
gratuità e della povertà. Per i credenti,
rinnova la nascita del figlio di Dio.
Per i non credenti, aiuta a fermarsi qualche
istante dalla frenesia della vita quotidiana per
stringersi insieme ai propri cari intorno ai
valori più veri e profondi.
Anche quest’anno in molte case, il Natale sarà
ancora tutte queste cose: ma, purtroppo, in
tantissimi casi sarà il Natale della tv,
dell’ostentazione, dei lustrini. Il Natale col
codice a barre. Legittimo anche questo, per
carità, anche se forse sarebbe il caso di
chiamarlo con un altro nome. Il vero Natale,
quello che non si mostra, in molte
famiglie italiane é
lo stesso di sempre. E, fra questi milioni di
persone – sono certo –
è presente la |
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quasi totalità dei nostri lettori. Questo mi
conforta tantissimo. Inutile nasconderlo: non
abbiamo davanti un anno facile.
La crisi economica mondiale sta mettendo a dura
prova i nostri bilanci familiari. E in questo
grave contesto, comprensibilmente, i canarini
sono fra le ultime cose a cui si pensa.
L’allevamento degli uccelli richiede spese e
sacrifici, e non si può pretendere che tutti
possano spendere a fondo perduto e sacrificarsi
a vuoto. Un piccolo rendiconto per compensare,
almeno in parte, i costi è sempre auspicabile.
Viviamo nel mondo della speculazione dove troppa
gente non ama la natura per se stessa, le
creature in quanto tali; spesso pensa agli
animali come fonte di lucro e non come a un
mondo di esseri capaci di allietare la nostra
breve giornata terrena: ma i problemi dei nostri
allevatori sono di tutt’altro tipo. E non mi
sfuggono. Troppe poche persone si prestano a
considerare il potere educativo che hanno gli
animali sull’animo dei ragazzi; ignorato,
purtroppo, anche dalla stragrande maggioranza
dei genitori italiani.

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Un canarino può costituire merce
da vendere e mezzo di conquista per una
affermazione sportiva. È vero: ma può fare anche
da ornamento in casa o in giardino, può essere
valutato come una piacevolezza canora, o
considerato utile compagno dei nostri bambini:ai quali può certamente insegnare
l’amore e il rispetto per gli animali.
Nella nostra Nazione di antichissima civiltà (a
dirla tutta avrebbe bisogno di un buon
tagliando) gli animali sono considerati solo dal
punto di vista utilitario: trascurando gli
aspetti non materialistici della convivenza fra
uomini e bestie.
Lo dimostrano, le innumerevoli leggi, norme, decreti,
ordinanze dei grandi “custodi” della politica:
“Uccelli”, per questi signori, significa carne,
produzione, indotto commerciale, speculazioni,
tasse, iva, controlli. Il canarino, messo sullo
stesso piano del tacchino (e non perché è
Natale). Per fortuna, ci siamo noi a gridare che
le cose non funzionano in questo modo. Non
dobbiamo disperare. Sarà dura, ma ne sono certo:
uniti nella nostra Federazione e con l’aiuto del
nostra Rivista, sempre attenta ai problemi degli
allevatori, ce la faremo. Sento dire che il
rinnovamento arriverà dagli Stati Uniti
d’America: chissà, se Barack Obama è un
appassionato di uccelli. Ma, a tutto questo
almeno fino al 25 Gennaio, non pensiamoci.
Godiamoci prima il Mondiale di Piacenza: si
preannuncia come un grande evento. Al quale non
potremo mancare. Mi auguro che tutti voi e le
vostre famiglie possiate trascorrere un felice e
sereno Natale. Il Natale di una volta, di quando
ero bambino.
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