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IL PROFILO DEGLI ALLEVATORI FEDERATI FOI

 

1-     Si occupano di “animali da compagnia”, così come richiamato dall’Accordo Stato-Regioni del 6 febbraio 2003 e dal D.L 16/03/06, n°158. Nessuno dei soggetti generati dai nostri allevamenti ha destinazione alimentare.

2-     Oltre alla finalità “fare compagnia” (anche nell’accezione pet-therapy), l’allevatore FOI ha anche l’obiettivo scientifico (sviluppare le potenzialità delle leggi della genetica, senza violenze né forzature), di generare nuove varietà d’uccelli domestici, attraverso gli opportuni incroci. L’allevamento FOI contribuisce anche alla salvaguardia delle specie in via d’estinzione, ed è parte importante del movimento europeo e mondiale. A questo proposito gli allevatori FOI stanno compiendo un’analisi della struttura d’allevamento nazionale che consenta, al proprio interno, di definire politiche mirate ed oculate di sviluppo e, verso l’esterno, di fornire supporto specialistico nell’ambito della propria attività alle Istituzioni che operano in campo scientifico e normativo, per la tutela della salute e dello sviluppo equilibrato dell’ambiente.

In quest’ambito, è di rilevante importanza l’attività editoriale svolta da FOI: da anni viene pubblicata la rivista Italia Ornitologica, con contenuti scientifici, tecnici e pratici sui temi degli uccelli e del loro allevamento amatoriale; la biblioteca specialistica di FOI si compone ormai di molti titoli monografici originali e rappresenta una fonte d’informazioni di rilevante valore per allevatori e studiosi del settore.

3-     Tutte le Associazioni d’allevatori sono composte di volontari e le loro finalità sono no-profit. La Federazione è FOI-ONLUS.

Pertanto gli allevamenti, o meglio le microstrutture domestiche composte mediamente di poche coppie di riproduttori, hanno le caratteristiche richieste, in particolare, dall’art. 5 della Legge regionale n. 5 del 17 febbraio 2005 della Regione Emilia Romagna, per essere escluse dalla definizione di strutture di commercio, allevamento e custodia, soggette a specifici vincoli e normative, in quanto attività esercitate a fine di lucro.

Questa specificità, unita al fatto che gli uccelli da compagnia non sono mai destinati all’alimentazione umana, esclude che possano essere semplicemente omologati al pollame e automaticamente assoggettati alle stesse prescrizioni.

In particolare, per quanto riguarda la registrazione dell’allevamento e il presidio sanitario dello stesso sono necessarie, e possibili, altre soluzioni, aventi maggiore affidabilità ed efficacia.

4-     Tutti gli allevamenti FOI sono registrati in un albo nazionale, aperto e pubblico, che riporta le generalità dell’allevatore e l’ubicazione dell’allevamento.

5-     Ogni allevatore viene identificato, assieme al suo microallevamento, da un codice personale che lo accompagnerà per tutta la vita: RNA, Registro Nazionale Allevatori.

6-     Ogni uccello prodotto da un allevatore FOI è identificato da un codice individuale (RNA, anno, numero progressivo), riportato su un anello inamovibile. Dunque, ogni uccello nato in un allevamento FOI è un’individualità sempre rintracciabile. Dal punto di vista dell’identificazione facile ed univoca d’allevamento, allevatore ed uccello, nonché della rintracciabilità d’ogni singolo uccello, l’attuale organizzazione FOI fornisce risposte soddisfacenti. Certamente è migliorabile dal punto di vista della quantità dei dati: è in corso di realizzazione un progetto in tal senso.

7-     Gli allevamenti FOI sono collocati, nella stragrande maggioranza dei casi, in piccoli locali ad uso civile, quindi al chiuso, senza possibilità di contatto con animali selvatici. Eventuali voliere esterne, in caso di necessità, possono essere specificamente protette.

8-     L’acqua d’abbeverata è sempre ottenuta da acquedotti urbani: quindi sono esclusi i pericoli derivanti dalle acque libere superficiali.

9-     Il cibo è sempre contenuto in opportuni contenitori all’interno delle gabbie: è da escludere pertanto la condivisione con uccelli selvatici ed il rischio di contagio per questa via.

10-Gli allevamenti sono isolati gli uni rispetto gli altri e rispetto alll’esterno. Infatti, a differenza degli allevamenti di pollame, non ci sono mezzi di servizio che collegano i vari allevamenti e ciascuno di questi e l’azienda di servizio (mangimi, prodotti complementari, macello…). Anche questo contatto, che rappresenta uno dei principali fattori di rischio negli altri allevamenti, è inesistente in quelli FOI.

11-  La maggior parte dei nostri allevamenti ha, oggi, una qualche attenzione sanitaria da parte di personale specializzato, per le normali profilassi.

12-  Dal 2005 le principali Esposizioni FOI sono state monitorate da un punto di vista sanitario. Su un totale di circa 150.000 uccelli esposti, ben 32.000 sono stati sottoposti ad uno screening accurato. La politica FOI è di proseguire su questa strada, anzi di generalizzarla.

13-A tutte le Esposizioni nazionali ed internazionali organizzate da FOI e dalle associate, la partecipazione è rigorosamente riservata ai soli soggetti dotati di anellino FOI individuale ed inamovibile, a garanzia che gli stessi non sono di cattura né di provenienza illegale e sono concepiti ed allevati nelle condizioni controllate precedentemente illustrate.

14-La struttura di allevamenti FOI rappresenta una filiera controllata con rigore: scambia direttamente fra associati i riproduttori necessari o li acquista da organizzazioni commerciali specializzate e dotate di strutture e procedure di quarantena sanitaria.

 

Sulla base di quanto esposto, riteniamo che già oggi gli allevatori FOI stiano fornendo efficaci risposte alle cautele necessarie per fronteggiare il rischio sanitario in generale ed il pericolo aviaria in particolare: gli allevamenti sono tutti registrati nell’albo nazionale FOI, i soggetti e gli allevamenti di provenienza rintracciabili, il contatto con gli uccelli selvatici ridotto a zero, i contatti a rischio contagio tra gli allevamenti esclusi, c’è un presidio sanitario nei nostri micro allevamenti adeguato al reale livello di rischio, c’è un controllo sanitario ampio ed efficace nelle Esposizioni.

 

 

Il mondo FOI è, nei fatti e da tempo, dotato delle migliori condizioni tecniche ed organizzative, che ne fanno un’area di bassissimo rischio rispetto al tema influenza aviaria H5N1.

D’altra parte, la storia ci mostra che le ricorrenti epidemie di influenza tradizionale non hanno mai coinvolto i nostri allevamenti: anche di quest’esperienza è opportuno tener conto.

 

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I PERCHE' DEL PROFILO

In questa fase storica il nostro Movimento si trova ad affrontare una situazione particolarmente evolutiva e stimolante.

Come tante altre organizzazioni, il mutato contesto nel corso degli anni, gli avvenimenti fortemente traumatici esterni (l’influenza aviaria H5N1), la fisiologica evoluzione dell’attività e della personalità dei propri soci impongono un’attenta riflessione, a partire dalla ridefinizione della nostra identità.

Chi siamo, cosa facciamo come singoli e come Movimento, come lo facciamo, che rapporto esiste fra tutto questo e il mutato contesto normativo, locale e nazionale, nel quale operiamo e che ha subito decisive modifiche nel corso degli ultimi anni, per cogliere le modificate esigenze e sensibilità dei cittadini sui temi sociali, ambientali, della salute.

Tutti questi cambiamenti del contesto interno ed esterno al Movimento sono stati in parte assorbiti “spontaneamente” dalla nostra organizzazione (pensiamo alla trasformazione in società no-profit di molte nostre Associazioni ed in ONLUS della Federazione, pensiamo all’accresciuto tasso di scientificità nelle metodologie di allevamento, pensiamo alla crescita della sensibilità alla tutela delle specie avicole, sempre vissuta con equilibrio in un processo evolutivo e non di rottura.

 

In questa fase del percorso è quindi naturale che facciamo il punto sulla nostra identità: lo dobbiamo fare per prenderne consapevolezza noi allevatori e, eventualmente, per apportare conseguenti aggiornamenti alla nostra organizzazione. Ma lo dobbiamo fare anche per darne opportuna informazione al mondo esterno (Istituzioni, Enti, Organizzazioni sociali ed economiche..) con il quale la nostra attività sempre più s’intreccia e che ha necessità, come noi, di “vederci” in modo corretto.

Non è necessario, né opportuno, imbarcarci in operazioni complesse ed articolate, che portano a discussioni spesso fumose e quasi sempre inconcludenti. La nostra operazione deve essere molto più semplice, soprattutto deve produrre risultati concreti utilizzabili già nel corso dei prossimi mesi del corrente anno. Chi vorrà potrà anche approfondire a suo piacimento, ma l’interesse del Movimento è, in questo momento, alla massima concretezza: analizziamo come siamo oggi e scriviamolo in modo chiaro e trasparente.

 

Per fare questo, possiamo utilmente focalizzarci su tre filoni e verificare la nostra identità attuale in ciascuno di loro:

-essere utili, non solo a noi stessi ed alla nostra attività amatoriale (e già questo è comunque importante), ma verifichiamo se e come siamo utili alla società civile in generale (la scienza, i deboli, l’ambiente, l’economia…);

-essere trasparenti: deve essere chiaro e visibile e credibile chi siamo, quali sono e di quali dimensioni le nostre attività, qual è il loro impatto sull’intero ambiente animale e sociale;

-essere in possesso di sensibilità e strumenti operativi efficaci e credibili per il controllo delle nostre attività, in particolare per quanto riguarda l’impatto sull’ambiente e sulla salute degli uomini e degli animali.

 

Secondo questo schema “utilitaristico” e mirante al massimo di efficacia, l’analisi sul “chi siamo” ha prodotto la scheda allegata, che risente- ed è inevitabile- della particolare situazione che stiamo vivendo a causa dell’influenza aviaria.

 

Appaiono alcune caratteristiche molto evidenti:

-alleviamo “animali (uccelli) da compagnia”, nel senso che la destinazione del risultato della nostra attività non è un prodotto destinato all’alimentazione ma al diletto (compagnia) delle persone.Questa definizione, che recepisce le ultime direttive di legge, può avere una conseguenza decisiva sulla nostra attività amatoriale;

-non siamo solo allevatori, ma l’attività del Movimento acquisisce anche rilevanza sociale, scientifica ed ambientale.Anche questa caratteristica modifica in modo positivo il nostro rapporto con la società civile e definisce in modo più corretto il nostro ruolo, i nostri doveri ed i nostri diritti;

particolarmente interessante e potenzialmente da sviluppare è la possibilità di recuperare, attraverso gli allevatori FOI, specie in via di estinzione, di studiare più correttamente e scientificamente le dimensioni dei prelievi in natura degli uccelli selvatici;

-i nostri allevamenti sono in realtà qualcosa di profondamente diverso rispetto la concezione tradizionale dell’allevamento zootecnico, sia in termini di dimensioni, che in termini di impatto sull’ambiente circostante: li definiamo microstrutture domestiche amatoriali, per rimarcare la forte differenza rispetto quelli avicoli miranti all’uso alimentare e la necessità conseguente di normarli-se del caso- secondo specifiche regole, diversamente da ora;

-abbiamo un sistema unico per il nostro Paese e, probabilmente in Europa, per l’identificazione individuale certa degli uccelli prodotti e dell’allevatore (l’RNA), sperimentato da oltre mezzo secolo.

Gli ultimi due punti devono consentirci di concordare con le autorità una forte semplificazione nella gestione dei nostri allevamenti, con leggi e normative più semplici e meno onerose economicamente rispetto quelle attuali;

-abbiamo delle modalità d’allevamento del tutto tranquillizzanti, riguardo al tema dell’aviaria H5N1 e d’altri ceppi virali, soprattutto rispetto il sistema d’allevamento zootecnico nel quale siamo oggi impropriamente confusi: le norme, le limitazioni (in particolare sulle mostre e mostre-scambio) ed i vincoli attuali, pensati per gli allevamenti industriali di polli destinati all’alimentazione umana, devono essere rivisti, senza indugi, essendo illogici ed immotivati.

Sul tema del controllo della salute nei nostri allevamenti è poi opportuno aprire un dibattito: sono possibili notevoli miglioramenti.

 

Tutti questi elementi, e quelli che ulteriormente sapremo segnalare, danno una visione “qualitativa” di grande interesse per il Movimento e per le Istituzioni.

 

Il completamento “quantitativo”può avvenire attraverso l’indagine sugli allevamenti FOI (censimento) in corso attualmente in tutte le Associazioni: l’integrazione fra i due dati fornisce un’identità completa ed esauriente del mondo FOI, per il quale hanno espresso interesse sia organizzazioni interne a FOI per costruire la crescita della propria Associazione, sia Istituzioni e organizzazioni esterne al nostro Movimento.

 

Un percorso come quello identificato, integrato con alcune misure di carattere sanitario (il monitoraggio delle mostre e mostre-scambio) -certamente migliorabili-consente di realizzare una filiera FOI certificata, dal punto di vista ornitologico (i successi alle mostre), ambientale (solo da allevamento, no prelievo da natura extra-lege), sanitario.

L’anello FOI diviene il notaio del processo.

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GLI OBIETTIVI DEL PROFILO

Il profilo FOI verrà utilizzato con una duplice funzione:

-raggiungere, all’interno del Movimento ornitologico, una più elevata consapevolezza della “mission” degli allevatori federati, e di che cos’è oggi, di che cosa ha fatto, sta facendo, si propone di fare, il Movimento che si è organizzato in FOI;

 

-comunicare ai nostri interlocutori esterni la nostra natura, la nostra storia, il nostro impatto sulla Società, in altre parole possiamo comunicare ciò che siamo stati e siamo, ma anche ciò che possiamo essere, e quali contributi possiamo dare in determinati ambiti, stante le nostre caratteristiche.

Si tratta di costruire uno strumento di marketing, per sviluppare politiche relazionali efficaci sia verso l’interno del Movimento che verso l’esterno.

 

Ci sono almeno due minacce, oggi, da affrontare:

-un progressivo allontanamento degli allevatori e delle Associazioni dai temi e dalle politiche più generali: presi come siamo dai problemi particolari, rischiamo di non comprendere che essi vengono sempre risolti solo se li affrontiamo su un piano più generale, sul quale potremo individuare persone e strumenti adeguati, capaci e disponibili (anche attraverso un’opportuna politica relazionale) a risolvere anche il problema particolare. Per intenderci: l’organizzazione di una mostra, per quanto modesta, non è più risolvibile attraverso i buoni uffici di un funzionario di paese, così come le dimensioni delle gabbie diventano un problema nazionale, da risolversi a livelli di responsabilità e “potere” molto più alto rispetto il passato;

 

-il progressivo ordinamento sempre più rigido ed irreale, delle nostre attività d’allevamento e d’esposizione, attuato da strutture istituzionali che subiscono le pressioni dell’opinione pubblica ma anche d’organizzazioni che hanno interessi differenti dai nostri e sono in grado di orientare i decisori.

 

Aviaria e benessere animale sono due casi lampanti che forniscono un’esemplificazione da manuale in questo senso.

 

Se vogliamo affrontare questa nuova situazione, ci occorre un nuovo atteggiamento e dobbiamo dotarci di nuovi strumenti di relazione.

 

Consapevolezza del chi siamo (profilo e analisi delle strutture d’allevamento/censimento) ed adozione di un nuovo atteggiamento verso i problemi e verso le Istituzioni: è ciò che abbiamo cercato di realizzare in questi mesi, avendo come primo ed irrinunciabile obiettivo quello di salvaguardare le mostre, innanzi tutto ma non solo.

Il profilo di cui stiamo parlando è già stato ampiamente speso dalla Commissione in alcuni ambienti istituzionali per:

-evidenziare il bassissimo livello di rischio sanitario di tutte le nostre attività;

-distinguere le nostre attività da quelle del “settore avicolo”comunemente inteso e riaffermare una nostra specifica identità, meritevole di una altrettanto specifica attenzione e normativa;

-sottolineare l’identità pregevole anche sotto il punto di vista ambientalista (non depauperiamo l’ambiente, anzi) e scientifico (forniamo ricerche applicate, editiamo pubblicazioni di buon livello specialistico, collaboriamo con istituzioni culturali e scientifiche…); il sistema d’identificazione individuale RNA è un valore assoluto ed uno strumento validissimo sul piano tecnico, scientifico ed organizzativo;

-rimarcare l’identità pregevole anche dal punto di vista sociale, sia in forma diretta sugli allevatori associati in un progetto di tipico no-profit e di volontariato, sia in forma indiretta nei confronti di coloro che traggono benefici dalla vicinanza con i nostri uccelli da compagnia (pet therapy).Se non fossero “domestici”, non fornirebbero questo supporto: taluni cosiddetti ambientalisti (ma l’ambiente comprende anche l’uomo…) integralisti dovrebbero meditare.

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I PRIMI RISULTATI DELL'AZIONE

Il lavoro sviluppato in questi mesi nei confronti delle Istituzioni e per salvaguardare le condizioni in cui svolgere le nostre attività caratteristiche di selezione, allevamento e confronto nelle mostre, ha generato i primi risultati significativi.

-Le leggi dello Stato hanno cominciato ad introdurre la categoria “animali da compagnia e ad uso non alimentare”. Il D.L.16/03/2006, n.158 e 6/04/2006, n. 193 sanciscono questa novità in modo esplicito, sviluppando sul piano operativo quanto già introdotto con l’accordo Stato-Regioni del 6/02/2003.

-La legge regionale Emilia/Romagna n. 5 del 17/02/2005 raccoglie la categoria “animali da compagnia” (Art.2). Una nota della medesima Regione, su sollecitazione della Commissione FOI, introduce chiarimenti (cioè modifiche) alla normativa precedente che aveva prodotto -nel corso del 2005-seri problemi in alcuni Comuni della Regione ed avrebbe potuto compromettere la stagione mostre 2006 (che in Emilia/Romagna vede anche il Campionato Italiano) e costituire un pericoloso precedente. I chiarimenti (nota del 23/08/2006) sono relativi ai “volatili allevati a fini non alimentari”, e precisamente: “pollame ornamentale, uccelli da canto e da voliera, colombi viaggiatori/sportivi”, e –dunque-comprendono gli uccelli da noi allevati.

         Considerate le caratteristiche degli allevamenti e della organizzazione FOI, così come illustrato nel “Profilo degli allevatori federati in FOI”, il documento regionale dispone che, per la partecipazione a mostre, fiere e mercati avicoli della categoria detta (uccelli allevati per uso non alimentare):

 

-non sono necessari i preventivi controlli virologici e sierologici previsti per tutti gli altri volatili (ma è sempre d’obbligo il Mod. 4);

 

-è necessario che gli allevamenti degli uccelli esposti siano registrati presso la AUSL di competenza per territorio, ma è possibile farlo adottando il codice RNA- FOI, che ciascuna Associazione farà pervenire alla AUSL competente (ad esempio trasmettendo per iscritto il Vademecum FOI).Dunque, la Regione Emilia/Romagna riconosce formalmente il modello di identificazione individuale degli uccelli e degli allevamenti messo a punto da FOI. L’elenco RNA- FOI dovrà essere completato con l’indirizzo dell’allevamento (ora ha solamente quello dell’allevatore);

 

-la condizione necessaria per l’accesso degli allevatori e dei loro uccelli alle manifestazioni organizzate in deroga sarà subordinato alla presenza dell’allevatore nell’elenco (RNA) ed alla presenza di regolare Mod. 4.

 

Dunque, i chiarimenti introdotti dalla Regione rendono la vita dei nostri allevatori meno precaria e più chiara, semplice e snella la partecipazione alle manifestazioni, rispetto il recente passato.E’ bene che le Associazioni, in particolare quelle dell’Emilia/Romagna inviino il Vademecum FOI alle AUSL di competenza, facendo riferimento al documento regionale citato.

 

Sulla base di quanto richiesto dalla Regione Emilia/Romagna occorrerà apportare qualche modifica ed integrazione all’attuale Vademecum: l’indicazione dell’indirizzo dell’allevamento, se diverso da quello dell’allevatore, la realizzazione anche su supporto informatico.

 

Con riferimento alle discussioni sulla privacy in occasione del censimento degli allevamenti, vale solo la pena, di passaggio, sottolineare come questa disposizione fa piazza pulita delle remore e delle fragili barriere innalzate da qualcuno: tutti gli allevamenti FOI sono “pubblici”.Chi non accetta la regola viene escluso automaticamente -per ora dalla sola Regione Emilia/Romagna -dalle mostre autorizzate in deroga.Cioè da tutte quelle in Regione.

 

Il documento regionale stabilisce anche le “condizioni sanitarie”alle quali concedere la deroga al divieto imposto nel 2005 dal Ministro Storace e nel 2006 ribadito dal Ministro Turco: “ la possibilità di deroga al divieto si materializza dopo aver acquisito il parere favorevole dell’organismo tecnico-scientifico regionale (CEREV), che insieme al servizio Veterinario locale valuta la situazione epidemiologica del momento”.La frase, in breve, significa due cose:

-l’unico ostacolo alla deroga è di tipo sanitario generale: se siamo in presenza di gravi e conclamate epidemie di H5N1 nella Regione è probabile che la deroga non venga concessa.Ma ciò avveniva anche con l’influenza normale;

-la decisione sarà presa in un momento molto prossimo alla mostra, con il rischio che ciò comporta. Uno stretto contatto dei dirigenti con le autorità può ridurre i danni.

 

Il percorso è appena iniziato, i buoni risultati dell’azione organizzata sul progetto “Conoscerci per farci conoscere” autorizzano un cauto ottimismo, Ma la strada è molto lunga, il potere nel nostro Paese è fortemente distribuito e le conclusioni illustrate devono essere fatte proprie da tutte le Istituzioni nazionali, per radicarsi nella cultura-Paese. E’ un compito enorme che richiede un gruppo dirigente particolarmente motivato, aperto al nuovo e flessibile ed una base che lo stimoli (sempre) e lo gratifichi (quando necessario).

Né il frazionismo, né la chiusura in se stessi, nel proprio piccolo, né l’elenco delle sfortune e la chiusura a qualsiasi novità sperimentale può aiutarci.Il tema dell’aviaria e delle conseguenze è solo uno dei temi da affrontare.

Siamo appena all’inizio, abbiamo di fronte mesi delicati per l’avvenimento atteso (le mostre): sapremo risultarne vincenti nella misura in cui ciascuno di noi saprà spendere il meglio di sé per il Movimento, senza se e senza ma.

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