|
L’ANELLO FOI DEVE ESSERE UNA
SICUREZZA ED UNA GARANZIA
di Enrico Banfi
Riflettiamo sui cambiamenti che sono avvenuti rispetto all’
“esterno” del movimento ornitologico.
Abbiamo
tre nuovi temi, complessi e minacciosi:
1) la
storia comincia due-tre anni fa, con quella che possiamo
definire “la linea benessere degli animali”,
promossa da movimenti ambientalisti e raccolta da
delibere di decine di Comuni italiani.
Che cosa
dicono le delibere:
-fissano,
per gli uccelli ornamentali da compagnia, dimensioni delle
gabbie e condizioni di stabulazione, secondo schemi
abbastanza diversi da Comune a Comune.
Chi è
interessato? Allevatori, commercianti, famiglie, in altre
parole tutta la catena produttiva- commerciale-
utilizzatrice.
La
minaccia, considerate le proposte iniziali (dimensione
minima gabbie 1 mt per 1mt per 1mt !) è seria e reale, per
tutti: allevamenti, negozi, famiglie.
2) Si
prosegue con l’aviaria: è” la linea
salute di animali e persone”.
Produce:
-proibizione di mostre e mercati dei nostri uccelli
in tutto il Paese;
-restrizioni burocratiche, per ora limitate a pochi Comuni
(l’obbligo di denuncia ad AUSL di detenzione anche di un
solo canarino!).
Qui le
minacce sono già realtà: sono saltate molte mostre nel 2005
in Italia (ed i mondiali in Olanda).
Il nuovo
rischio è l’adozione di politiche di divieto di detenzione
di “allevamenti” nei condomini e/o nei centri densamente
abitati.
3) Si
completa con il terzo (per ora) tema, il blocco delle
importazioni: è la “linea
tutela salute e specie a rischio-CITES.
-non
entrano più uccelli dai Paesi extra UE;
-viene
imposto un maggior rigore nella gestione delle quarantene;
-si
progetta la mappatura di allevamenti e delle produzioni, in
Italia ed in Europa.
Sono
aumentati i vincoli e le procedure, si complica l’attività
di allevatori e commercianti, aumentano i costi e cala la
domanda (e quindi i prezzi di vendita) degli uccelli
ornamentali.
Allevare è
diventato il minore dei problemi!
Credo
sia evidente a tutti noi che il nostro mondo è cambiato
fortemente negli ultimi
18/24 mesi e che le cause permarranno tutte, almeno per
qualche anno: aviaria, panico
conseguente, sensibilità ambientale non scompariranno nel
breve.
I divieti
tuttora in essere (mostre, mostre-scambio, mercati)
penalizzano gravemente la nostra attività amatoriale:
rischiamo abbandoni dei soci allevatori ed un forte
ridimensionamento delle attività e della partecipazione.
Il
cambiamento forte è già in atto, produce effetti negativi, è
certo che proseguirà.
Che
facciamo?
Aspettiamo
che “altri”tutelino i nostri interessi oppure ci
rimbocchiamo le maniche e noi stessi ci diamo da fare?
Io credo
che dobbiamo fare tesoro dell’esperienza già fatta e che
dobbiamo avere la consapevolezza che siamo gruppo
dirigente e, come tale, dobbiamo essere presenti e
propositivi laddove si assumono decisioni che ci riguardano.
Dove lo
abbiamo fatto, abbiamo ottenuto buoni risultati:
-le
prime regole sulle gabbie sono state profondamente e
positivamente modificate, grazie anche al contributo di
dirigenti del movimento ornitologico; è da poco stata
approvata la normativa della Regione Emilia/Romagna,
soddisfacente, che potrà fare da riferimento per le altre
Regioni;
-qualche
eccezione sulle mostre 2005, alla fine, si è
ottenuta, ragionando, spiegando,
|
|
mediando ed
accettando qualche compromesso;
-sulle
importazioni è attivato un
tavolo di
lavoro
nazionale, con la presenza FOI: se c’è
un posto in cui discutere e noi siamo presenti, abbiamo qualche
chance in più; se non c’è tale in posto dobbiamo provare a
costruirlo.
Dunque, la mia
domanda (aspettiamo o ci diamo da fare?) aveva già una risposta:
da qualche tempo il nostro movimento ornitologico è presente sui
vari temi, con diverse personalità ed in modo abbastanza
riservato, poiché oggi è proprio il caso di esserlo, almeno fino
a che non avremo più chiarezza sulle strade da percorrere.
Abbiamo però
chiaro CHE COSA DOBBIAMO fare, prioritariamente:
TRANQUILLIZZARE
-le Autorità,
che devono autorizzare;
-l’opinione
pubblica, che influenza le autorità ed acquista oppure no il
surplus d’uccelli dei nostri allevamenti.
Deve diventare
condiviso da tutti che:
UN UCCELLO
CON ANELLO FOI E’ UNA SICUREZZA ED UNA GARANZIA!
Perché
l’allevatore è conosciuto, sappiamo come alleva (al chiuso!) e
gli allevamenti sono sotto controllo, anche sanitario.
Come si può
realizzare questo?
Occorre
un’idea–base forte e credibile che ci consenta di superare un
momento che riteniamo contingente per quanto riguarda
l’aviaria: il che significa, in linea di principio, che,
debellata l’aviaria, una parte delle misure che saranno adottate
non avranno più motivo di esistere.
L’idea-base
non può che avere al suo centro la prevenzione ed il controllo
sanitario, ma secondo modalità praticabili dai nostri
allevatori, sotto il profilo tecnico ed
economico.
Per fare
prevenzione e controllo occorre conoscere e fare conoscere la
nostra realtà d’allevatori amatoriali: l’idea della mappatura
generale dei nostri allevamenti è molto utile, e praticabile
senza grossi disagi, se viene opportunamente e correttamente
definita con il nostro concorso.
Va costruita,
con le Autorità tecnico scientifiche, prima di proporla al
livello politico.
Siamo già
avanti sul piano pratico:
-il vademecum
riporta allevatori ed allevamenti e li lega in modo univoco ed
indissolubile agli uccelli prodotti, attraverso l’anello FOI;
-abbiamo già
iniziato il controllo sanitario delle mostre nel corso del 2005;
-il tavolo di
mappatura Cites è già operante, così come lo sono, in modo
disarticolato, altri tavoli misti sul benessere animale.
Occorre più
convinzione da parte degli allevatori e dei loro dirigenti e
qualcuno che tiri le file e porti a sintesi sugli obiettivi.
Ci
poniamo come obiettivi:
-riaprire le
mostre ed i mercati;
-consentire le
importazioni e semplificare la burocrazia CITES;
-tutelare
ambiente e salute e la nostra attività amatoriale.
Vogliamo
passare da: TUTTO CHIUSO, salvo eccezioni, a TUTTO APERTO, salvo
eccezioni, con riferimento alle mostre ed ai mercati degli
uccelli ornamentali.
E’ un sogno
utopico?
Può essere: ma
era un sogno altrettanto utopico realizzare in novembre
/dicembre 2005 le mostre ed i relativi mercati di Reggio ed
Udine, in piena bagarre sanitaria!
Eppure
qualcuno ha creduto fermamente in questo sogno utopico e l’ha
realizzato.
A vantaggio di
tanti.
Adesso, nel
2006, cerchiamo di sognare in tanti, per ripetere il miracolo.
Che ne dite?
INDICE ARTICOLI
|
REGISTRARE O NO L’ALLEVAMENTO?
di Enrico
Banfi
Domanda di
forte attualità, con risposta non facile che lascia ampi
spazi d’incertezza.
Almeno due
i motivi:
-complessità della materia, con riferimento a ciò che si
alleva (specie animali, varietà…);
-molteplicità degli Enti e degli organismi istituzionali che
hanno, o si arrogano, il diritto di decidere in proposito.
Cerchiamo
di fare chiarezza, senza presunzione d’essere esaustivi.
Come
allevatori siamo in una categoria che possiamo definire
“uccelli ornamentali da gabbia e da voliera”, per tentare di
richiamare una nostra identità fondamentale per la nostra
esistenza.
Non siamo
allevatori di pollame, né da alimentazione umana, né
da ornamento.
Non siamo
allevatori industriali da reddito, né come fine, né come
organizzazione e risorse.
Non siamo
neppure allevatori rurali per autoconsumo: non mangiamo il
prodotto del nostro allevamento.
Siamo
invece allevatori per diletto, ci appassiona il ciclo vitale
riproduttivo degli uccelli che sono ospitati in gabbie e
voliere, quasi sempre al chiuso. Utilizziamo la
riproduzione e l’allevamento anche per conseguire obiettivi
“sportivi”: sono gli standard mondiali fissati nelle mostre.
Acquistiamo, vendiamo, scambiamo gli uccelli non per lucro
ma per perfezionare i nostri ceppi e per cedere le eccedenze
derivate dalla nostra fatica, oltre che per rientrare (in
misura di solito molto parziale) dai costi sostenuti.
Chiarito cosa siamo, vediamo quali leggi, norme, ordinanze
ci riguardano.
In base a
ciò che alleviamo:
-SPECIE
INDIGENE: ci sono norme nazionali, specifiche, volte a
tutelare tali specie. La registrazione dell’allevamento è
obbligatoria, sancita da leggi, va fatta ai Vigili
Provinciali e vanno tenuti apposite registrazioni
d’allevamento.
La
gestione è abbastanza onerosa ma conoscibile.
-SPECIE
ESOTICHE:
ci sono
leggi mondiali, europee e nazionali d’attuazione
(CITES).Anche qui, gestione complessa, ma è chiaro chi
produce le leggi e le norme.
-TUTTE
LE SPECIE DI UCCELLI ORNAMENTALI: comprendono, oltre ai
precedenti, tutte le altre
specie, compreso il pollame e, più in generale, gli animali
destinati all’alimentazione umana.
Qui le
normative intervengono a regolare due aspetti che
interessano la società civile:
-Igiene e
salute pubblica, degli animali e delle persone;
-Benessere
degli animali.
Il
primo aspetto,
ad esempio, si preoccupa che nelle carni degli animali
allevati ad uso alimentare non siano presenti sostanze
nocive per la salute umana (ad es. antibiotici, estrogeni,
pesticidi,..),che gli animali allevati non s’infettino e non
diventino un rischio per le malattie che possono trasmettere
all’uomo (ad esempio, l’aviaria).
Il
secondo aspetto,si
preoccupa che le condizioni di detenzione, allevamento e
trasporto degli animali siano dignitose per l’animale stesso
e non producano danni alla sua salute.
Il primo
aspetto ha una storia lunghissima e vede legiferare tutti i
livelli istituzionali: Stato, Regioni, Comuni.
Il secondo
aspetto nasce da una sensibilità sociale molto recente e ha
visto l’iniziativa partire dal basso: i Comuni. Le Regioni
stanno iniziando a manifestare la loro presenza.
Il fatto
che sul primo e secondo aspetto non ci sia un’unicità di
promulgazione di leggi/norme, ma molti Enti e Istituzioni
emettono Ordinanze, Direttive e Decreti, rende enormemente
complessa la situazione, impossibile una visione completa
della stessa e, quindi, difficile per coloro che devono
mettersi in regola fare il proprio dovere.
Queste
sono le premesse da cui non possiamo prescindere: massima
complessità e difficoltà di comprensione per i comuni
mortali, abituati fino a ieri ad occuparsi unicamente di
coppie ed allievi.
Chi
emette leggi e regole che impattano sugli allevatori e qual
è oggi lo stato delle conoscenze?
Partendo
dal basso:
-Regolamenti
condominiali:
solamente il singolo allevatore può informarsi, non possono
essere certamente né le Associazioni né, tantomeno, la FOI.
Oggi la psicosi dell’aviaria può rendere delicata la
convivenza nei condomini. In questo senso è fondamentale
una comunicazione intelligente e prudente delle Istituzioni
e dei media: guai per noi ad identificare i nostri
allevamenti con quelli industriali. Purtroppo non tutti
hanno questa consapevolezza, da cui la necessità da parte
nostra di contromisure.
-Norme
e Ordinanze comunali:possono riguardare almeno
quattro aspetti di nostro interesse.
°
Igiene Pubblica, generale e dei locali d’allevamento;
°
Destinazione d’uso dei locali:se il nostro
allevamento viene equiparato con quelli industriali, nascono
seri problemi;
°Caratteristiche
tecniche dei locali d’allevamento: stessa problematica
precedente;
°Benessere
degli animali: le dimensioni delle gabbie, la densità ed
altri elementi.
Il Comune
opera in stretto contatto con l’AUSL; l’attenzione oggi è
mirata soprattutto sul primo e sul quarto punto. I Sindaci
hanno, comunque, una forte autonomia decisionale su alcuni
temi.
Le
azioni dei Comuni andrebbero più utilmente presidiate dalle
Associazioni, rispetto ai singoli allevatori:
dovrebbe essere uno dei compiti di quest’organizzazione
territoriale, che dovrebbe segnalare al Raggruppamento ed
alla FOI per la gestione dei riflessi a livello più ampio.
Un punto
d’informazione importante è rappresentato dal Servizio
Veterinario dell’USL locale.
-Leggi
e Ordinanze Regionali: sono di tipo
attuativo di leggi “superiori” (Stato) ed autonome su
materie delegate. Molto forte è l’attenzione ed il potere
delle Regioni sui temi Igiene e Salute, che sono
quelli che ci vedono più interessati, nonché sul tema
autorizzativo di mostre e mercati.
|
|
Tutte le
Regioni hanno un sito Internet aggiornato: la realtà è, come con
i Comuni, che occorre, per tutelare al meglio gli interessi dei
nostri allevatori, essere presenti nel momento in cui si
costruisce l’indirizzo, la norma, la legge. Correggerla poi è
molto difficile.
Qui c’è,
evidenziato oggi dalla tempesta “aviaria”, un problema
organizzativo che dovremo tentare di risolvere.
-
Leggi nazionali: sono prevalentemente d’indirizzo ed
attuative delle direttive europee. Sono disposizioni
fondamentali, poiché rappresentano l’unità della visione dei
problemi e delle soluzioni, per cui un allevatore di Salerno
sottosta alle stesse regole igieniche di quello di Treviso. Per
avere un’idea di cosa succederebbe in caso diverso, pensiamo ad
un mod. 4 differente da Regione a Regione o- peggio- da Comune a
Comune:come faremmo con mostre e mercati?
Questo è,
secondo la mia ricostruzione, il “sistema” nel quale ci muoviamo
come allevatori non di pollame destinato all’alimentazione, ma
d’uccelli ornamentali da gabbia e voliera.
E la
registrazione dei nostri allevamenti? Adesso possiamo parlarne,
avendo chiaro il contesto.
A mia
conoscenza, non esistono leggi dello Stato che obbligano alla
registrazione degli uccelli
ornamentali da gabbia e da voliera. O
meglio, le leggi che vengono citate da quei Comuni che impongono
tale obbligo non dicono né sottintendono quanto stabilito nelle
ordinanze comunali.
Le leggi
richiamate nelle Ordinanze comunali (D. L. n. 336 del 26/12/99,
Ord. Min. Salute 26/8/05 e Ord. Min. Salute del 10/10/05) si
riferiscono tutte ad allevamenti d’animali per fini alimentari e
con fini di lucro (commercio) o per autoconsumo, in allevamenti
industriali o come “volatili da cortile”.
I canarini e
gli altri uccelli ornamentali da gabbia e da voliera sono
allevati a fini scientifici, sono per compagnia e non per
alimentazione umana, né rientrano nella categoria dei “volatili
da cortile”.
Da un punto
di vista formale- a mio modesto parere-le norme nazionali citate
NON autorizzano
quelle ordinanze.
Qui potrei
anche fermarmi: ordinanze illegittime, risposta negativa. Ma
così non risolveremmo il problema che sta alla base delle
Ordinanze: la forte preoccupazione per l’evoluzione dell’aviaria
in amministratori che hanno responsabilità della salute
pubblica, accresciuta dalla fortissima pressione creata dai
media sull’argomento, la ben scarsa conoscenza del nostro
sistema e del suo (modestissimo) livello di rischio.
Come dirigente
del movimento degli ornicoltori credo, una volta espresso il mio
parere negativo sull’opportunità (enfatizza l’allarme) e sulla
validità formale delle Ordinanze, di dover
suggerire non un percorso di scontro, ma di
dialogo con le Istituzioni.
Occorre uscire
dagli scontri sul piano formale e legale ed adottare un percorso
progettuale che, mentre tranquillizza le Istituzioni,
arricchisce e fa evolvere in modo positivo il mondo degli
allevatori, il nostro mondo.
Una possibile
soluzione è quella presentata nel corso dell’Assemblea generale
FOI del 30 aprile scorso: comprende una mappatura scientifica
dei nostri allevamenti e la realizzazione di condizioni che
favoriscano l’innalzamento del loro presidio sanitario (non solo
di H5N1) e delle organizzazioni d’importazione e di
commercializzazione sul territorio nazionale.
Più che
batterci contro una burocrazia cieca, suggerisco di spendere le
nostre energie e la nostra intelligenza per qualcosa di più
vivo, costruttivo e stimolante ed utile per i nostri allevatori:
solo in questo modo saremo anche utili alla tutela della salute
pubblica, riguardo quel rischio, piccolissimo, rappresentato
dagli allevamenti amatoriali d’uccelli da gabbia e da voliera.
Il numero dei
Comuni che hanno imposto con Ordinanza la registrazione degli
allevamenti (“anche di un solo canarino”) è molto modesto: una
decina, concentrati in provincia di Parma.
C’è da
segnalare anche alcuni Comuni che hanno espressamente escluso
dall’obbligo i nostri uccelli e il bel decreto della Regione
Lombardia che, nel governare l’attuazione di mostre e mercati,
ha esplicitamente escluso da ogni vincolo ed obbligo gli uccelli
appartenenti a specie ornamentali.
Sono convinto
che i nostri allevatori locali hanno dato un importante
contributo in proposito ed a loro va il mio riconoscimento,
mentre a tutti va l’osservazione che se saremo presenti con
personale qualificato laddove s’influisce sui nostri destini,
forse la vita sarà più rosa.
Prego i
colleghi allevatori di inviare alla FOI (ufficiostampa@foi.it)
segnalazione d’altre Ordinanze comunali o “sollecitazioni
verbali” di Comuni o Uffici Veterinari delle USL: avremo così
modo di costruire una mappa e di diffondere utili informazioni
agli allevatori.
I Comuni di
cui abbiamo in copia l’Ordinanza sono: Berceto, Busseto,
Collecchio, Colorno, Felino, Fontanellato, Fontevivo,
Langhirano, Montechiarugolo, Sala Baganza, Salsomaggiore,
Zibello, tutti in provincia di Parma; l’AUSL “Città di Bologna”;
Comune di Giuliano in Campania (NA); Comune di Campofelice di
Roccella (PA). Questi Enti indicano l’obbligo di denuncia
espressamente per gli ornamentali.
I Comuni
d’Arezzo e di Castelfranco Emilia escludono espressamente
gli uccelli ornamentali.
Altri Comuni
non includono espressamente gli uccelli ornamentali.
Come SOR, in
accordo con la FOI, siamo impegnati in una notevole sfida, e
cioè a:
-governare e
far modificare queste fasi di “anarchia” a livello
istituzionale,soprattutto locale e, quindi,ancora più difficili
per la moltiplicazione e la polverizzazione dei centri
decisionali;
-indirizzare
le “regole” verso contenuti più praticabili dal nostro specifico
settore (amatoriale!) e più efficaci perché condivisi.
INDICE ARTICOLI
|