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“CONOSCERCI PER FARCI CONOSCERE”: qualche
domanda, le dovute risposte
LE DOMANDE
Salve, leggendo ora l'articolo pubblicato in merito sul sito, a
proposito dell'intenzione di "schedatura/mappatura" degli
allevamenti amatoriali condotti dai Soci FOI e senza alcun
intento polemico mi preme fare alcune considerazioni:
-
questo adempimento sarà obbligatorio o facoltativo per
l’allevatore iscritto FOI?
-
questo adempimento è/sarà previsto per legge? E quale?
-
gli allevatori non iscritti FOI rimarranno comunque al di fuori
di tutto ciò! (e non sono pochi!!!);
-
un allevatore amatoriale è di per se stesso un soggetto che non
alleva per scopo di lucro (lo dice la definizione stessa) e
quindi perchè dovrebbe comunicare i dati sensibili del proprio
allevamento?
-
sarebbe ben più utile agli allevatori un "servizio veterinario
di allevamento FOI" (una volta/anno) che certificasse lo stato
di assenza di patologie in atto;
-
se tali dati servissero realmente a qualcosa, si possono già
dedurre a grandi linee dagli ordini di anellini, dalle denunce
Cites, dai rispettivi r.n.a. FOI, ecc.
-
in ogni caso saranno aggiornati ogni anno all'atto del rinnovo
dell'iscrizione?
-
è stata presa in considerazione e sviscerata con i dovuti
approfondimenti delle categorie professionali interessate, la
questione fiscale e sanitaria relativa? Dove sono le
conclusioni?
-
per le stesse motivazioni addotte potrebbero dover essere
censiti anche gli allevatori amatoriali di "cavie" ad esempio...o
di qualsiasi altra specie animale (cani, gatti, ecc.): a che
pro?
Luca 98BM
LE
RISPOSTE
Credo che
gli interrogativi di Luca, oltre ad essere motivati e chiari,
possano consentire di affrontare correttamente un tema che ha
implicazioni emotive piuttosto forti fra gli allevatori.
E’
importante, a mio giudizio, per comprendere la situazione,
condividere prioritariamente il fatto che la situazione
generale in cui oggi alleviamo più o meno gli stessi uccelli,
con le stesse tecniche e finalità di dieci anni fa,
non è la stessa di allora.
In
particolare, non è lo stesso il rapporto con le Istituzioni: il
loro compito specifico di presidiare ambiente (vita, benessere,
salvaguardia delle specie) e salute degli animali, ma
soprattutto delle persone porta oggi le Istituzioni ad alzare
nettamente la guardia, a dotarsi di nuovi obiettivi e, quindi,
di nuove regole. Il nuovo, il diverso colpisce anche il
nostro hobby. Il compito degli allevatori non è quello di
ignorare volutamente questo scenario, sperando che non sia vero
o che muti e tutto ritorni rapidamente come prima, ma è quello
di governare direttamente questi cambiamenti in un confronto non
subalterno ma neppure esclusivamente conflittuale con le
Istituzioni.
Il
Movimento ornitologico deve essere attore consapevole in
questa partita: l’alternativa è subire l’iniziativa di
“concorrenti” (è chiaro a chi mi riferisco) e delle Istituzioni
che -in assenza di conoscenze specifiche del settore-
omogeneizzano tutto in prescrizioni identiche per l’allevamento
di ventimila suini come per quello di dieci canarini.
Non voglio
ripercorrere l’analisi, anche troppo dettagliata,esposta in
“Approfondimenti”, ma sollecito vivamente gli amici allevatori a
prenderne visione: è frutto di una reale esperienza fatta sulla
nostra pelle in questi mesi ed aiuta a comprendere i nostri
nuovi compiti, se vogliamo fare -oggi- le stesse cose di ieri.
E veniamo
agli interrogativi.
1)
L’analisi degli allevamenti FOI è volontaria, per quanto
riguarda gli obiettivi FOI, ma è certo che si confida fortemente
sulla disponibilità e la piena collaborazione di tutti gli
allevatori associati.
Non sono
previste sanzioni per coloro che, benché soci, decidono di non
collaborare, per un qualche motivo del tutto personale e
legittimo. Certo è che un’analisi incompleta rischia di non
essere credibile: in questo caso ne risente la credibilità di
tutto il sistema FOI e la possibilità di tutelare gli allevatori
presso le varie Istituzioni diminuisce progressivamente, mentre
cresce inevitabilmente la forza contrattuale di chi vede negli
allevatori (anche FOI) dei pericolosi soggetti perturbatori
degli equilibri ambientali e, addirittura, un rischio per la
salute (umana) pubblica. Atteggiamenti di questo tipo ci sono
già stati, leggibili in “Approfondimenti”.
2) Dunque,
non ci sono leggi FOI che obbligano a collaborare, c’è solo la
consapevolezza o meno di dover contribuire (oppure no) a
tutelare meglio, nel difficile contesto odierno, gli interessi
degli allevatori FOI, in senso lato (allevamenti, mostre,
mercati-scambio).
Per quanto
riguarda leggi nazionali o locali, invito a leggere, sempre in
“Approfondimenti”, la riflessione sulla “registrazione degli
allevamenti” e quella sugli allevamenti in centro città: di
fronte alla mia convinta interpretazione negativa stanno però
interpretazioni che, ad esempio, affermano l’obbligo di
registrazione degli allevamenti presso le AUSL competenti,
secondo modalità molto più impegnative sul piano burocratico.
3) Gli
allevatori “non FOI” rimarranno fuori dell’analisi. Non so se
sono molti o pochi: non esistendo un’analisi, nessuno può
ragionevolmente dare indicazioni credibili. E’ innegabile che
per le Istituzioni è preferibile avere una forte Federazione
collaborativa piuttosto che una miriade d’allevamenti free lance
e, quindi, ingovernabili.
Dubito che
la non appartenenza a FOI sia da questo punto di vista un
vantaggio per l’allevatore: basta una semplice ordinanza(“gli
allevamenti d’uccelli da compagnia non aderenti a FOI sono
tenuti a registrarsi presso la competente AUSL, pena…”), e
la tutela della vita dei cittadini rende automatico questo
provvedimento, e si trovano nella stessa situazione degli
allevatori FOI.
4) Questa
domanda sul lucro apre un tema importantissimo.
-perché
un allevatore amatoriale,dunque senza fini di lucro, dovrebbe
dare dati sensibili sul proprio allevamento?
-Perché ha
a cuore le sorti del proprio hobby, che è il medesimo d’altre
migliaia d’amici e colleghi;
-Perché,
non dovendo tutelare i guadagni (“lucro”) ha un forte motivo in
meno per isolarsi;
-Perché
magari lo ha già fatto se detiene uccelli Cites o autoctoni. E
non gli è capitato proprio nulla di brutto!
-Perché
comunque i dati verranno accorpati ed i dati individuali non
verranno spontaneamente resi accessibili da FOI.
L’analisi
non ha nulla a che vedere con il lucro: per essere chiari, non è
stata né suggerita né imposta dall’Agenzia delle Entrate, né
dalle Fiamme gialle. L’una e le altre hanno già a
disposizione ben altri strumenti ed occasioni più ghiotte per
simili controlli:i soci FOI sono noti ufficialmente con il
Vademecum, le nostre Associazioni, quando possono, richiedono
finanziamenti pubblici ed autorizzazioni, le mostre sono aperte
a tutti e visibili, così come le fiere e le mostre scambio….
L’attività
degli allevatori aderenti a FOI è limpida,trasparente, nota e
sufficientemente visibile ed accessibile per quell’Istituzione
che volesse approfondire il tema del lucro.
L’analisi
non apre assolutamente nuovi spazi: anzi, una forte adesione
mostrerebbe che davvero “amatoriale” significa trasparenza sul
piano del lucro! La chiusura in se stessi non darebbe certamente
la stessa sensazione, io credo. Ma è un’opinione strettamente
personale.
5) “Sarebbe
ben più utile agli allevatori un servizio veterinario
d’allevamento FOI”.
Condivido
pienamente. Non solo per il controllo dello stato sanitario
dell’allevamento nell’interesse dell’allevatore, ma anche per
rafforzare la logica dell’anello FOI come sicurezza e garanzia,
nell’interesse di tutti gli allevatori ( v. “Approfondimenti”).
D’altro canto FOI viene da un’esperienza (giovane) d’accordi con
Istituti Zooprofilattici proprio in questa logica.
Però le
due cose non sono alternative, anzi, si potrebbero rafforzare a
vicenda.
6) “Se
tali dati servissero realmente a qualcosa…”
La
presentazione dell’iniziativa ospitata sul sito FOI è una
robusta disamina di motivi che indicano a cosa servono i dati
richiesti nell’analisi (pochi e semplici). Può non essere
condivisa: il sito serve appunto a confrontare le valutazioni.
Che però vanno espresse chiaramente e motivatamente, per
consentire a tutti gli interessati di comprendere ed
intervenire.
“ Si
possono già dedurre a grandi linee dagli ordini d’anellini,
dalle denunce Cites,…”
Purtroppo
non è così.
I dati
richiesti non sono ancora visibili: lo saranno dopo l’Assemblea
con i Raggruppamenti (il 29 luglio) e, probabilmente, si
comprenderà meglio.
Gli ordini
degli anellini non sono attendibili ed in ogni caso il loro uso
per i fini indicati nell’analisi andrebbe autorizzata dai
singoli allevatori.
Le denunce
Cites non passano dalle Associazioni e da FOI, che quindi non le
conoscono. L’Istituzione che governa tali dati è fra quelle che
ha chiesto l’analisi.
Le denunce
sul possesso di fauna autoctona (non note alle Associazioni ed a
FOI) forniscono un situazione ancora più dispersa e più
bisognosa di una gestione centralizzata, che fornirebbe una
visione probabilmente utile a semplificare la burocrazia che
amministra il settore.
7)
Sull’aggiornamento dei dati non c’è ancora una decisione
condivisa: a mio giudizio potrebbe non essere necessario un
aggiornamento annuale.
8) I
riflessi dell’analisi sulle “questioni fiscali e sanitaria”.
Sul tema
fisco già ho detto:non c’è alcun riflesso diretto o indiretto.
Sul tema
sanitario: se è inteso come tema d’interesse delle Istituzioni
(diffusione di malattie pericolose per l’uomo), l’analisi può
solo contribuire a tranquillizzare le autorità sul reale rischio
attribuibile ai nostri allevamenti. Per noi il termine
allevamento significa una dimensione infinitesima rispetto il
concetto vigente presso le autorità abituate alle dimensioni( ed
ai rischi/problemi) degli allevamenti industriali d’animali
destinati all’alimentazione umana ai quali fino ad ora ci hanno
equiparato.
Se poi
passassimo all’assistenza sanitaria volontaria e programmata
degli allevamenti più” grossi”, come suggerito, le AUSL non
potrebbero che fare salti di gioia.Ma già l’analisi degli
allevamenti avrebbe per le autorità sanitarie un notevole valore
sul piano della conoscenza di una realtà del tutto ignota (oggi)
e pertanto non tranquillizzante.
9) “Per
le stesse motivazioni addotte potrebbero dover essere censiti
anche gli allevatori amatoriali di cavie,cani, gatti…”
Esattamente.
E lo sono
già laddove è stato introdotto un metodo per giudicare se un
allevamento è da considerarsi amatoriale o no. L’Accordo
Stato-Regioni sul benessere animale prevede che la detenzione di
5 fattrici o la produzione di 30 cuccioli/anno configuri
comunque attività di lucro, con tutte le implicazioni del
caso, di cui la denuncia d’allevamento è solo l’inizio di un
percorso burocratico, normativo e fiscale. La Regione
Emilia Romagna abbassa tali limiti a 3 fattrici e 10
cuccioli/anno. I motivi di tali limiti e conseguenti obblighi
sono sempre i medesimi: tutela sanitaria dei cittadini, tutela
del benessere degli animali. Se io ho 3 fattrici che mi danno
per il mio piacere 10 cuccioli che regalo, io sono comunque
considerato “lucroso”, con tutte le conseguenze.
Il mondo è
già ampiamente e da tempo su questa linea della conoscenza
sempre più attenta degli allevamenti per presidiare i due
obiettivi citati. Gli allevatori FOI ne prendono consapevolezza
solo ora: è comprensibile la loro perplessità. Eppure su un
punto delicatissimo e vitale gli allevatori FOI sono
all’avanguardia da decenni e lo trovano normale: l’anello
inamovibile ed individuale d’identificazione dei loro uccelli.
E’ in funzione da almeno sessantanni, senza problemi:eppure lo
Stato non riesce ad introdurre lo stesso strumento (microchip)
per la mappatura dei cani (limitare abbandoni, commercio
clandestino..) e dei cavalli (commercio clandestino, lotta al
doping per quelli destinati alle gare..)
Credo che
dobbiamo condividere l’opportunità di non aprire una
discussione su quale sia la dimensione dei nostri allevamenti al
di sotto della quale sono amatoriali ed al di sopra sono profit.
O almeno,
che dovremmo avere dei motivi fortissimi per farlo.
Spero di
essere stato sufficientemente chiaro, comunque il dialogo può
continuare, magari allargandolo ad altri.
Solo
un’ultima osservazione:
è
certamente utile cercare di far emergere gli aspetti negativi
della proposta, poiché consente di migliorarla nell’interesse di
tutti e continuando a soddisfare (fatto non trascurabile) le
richieste delle autorità.
Credo
però sia altrettanto importante riflettere su
quelli che sono gli aspetti positivi o
potenzialmente positivi.
L’analisi
proposta non è una nostra libera scelta, è uno strumento oggi
individuato come necessario per proseguire l’attività: un anno
di blocco di mostre e mercati ha, credo, sul nostro movimento
effetti certamente più gravi che non la fornitura di qualche
dato sul proprio allevamento.
Oltre
che a chiederci, legittimamente: perché no? chiediamoci anche,
altrettanto legittimamente e
serenamente: perché sì?
Credo che
faremmo un buon servizio al movimento degli allevatori
aiutandolo a cambiare, ed a noi stessi, aiutandoci a stare nel
centro del cambiamento.
Da attori
e non da comparse.
Enrico
Banfi
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