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I QUESITI
DI GIUSEPPE VALENDINO…
LE
RISPOSTE DI ENRICO BANFI
Scrive
Valendino
A leggere di questa iniziativa, a prima vista, non c’è
nulla da cui dissentire.
Ma andando un attimo più a fondo della questione, invero
non semplice, c’è in questo ragionamento, nelle considerazioni
che sono state fatte, un grosso problema pratico che -a mio
parere- non è stato affrontato da nessuno.
Molte volte noi allevatori siamo costretti a comportarci
come dei Carbonari, non per scelta, ma per necessità.
E sapete perché? Perché le normative vigenti in relazione
agli allevamenti amatoriali dicono, al momento, tutto e il
contrario di tutto. Come tutte le Leggi italiane che si
rispettano (si fa per dire).
Si fa presto a parlare di censimento che imporrà
necessariamente delle visite di veterinari o USL in locali
d'allevamento posti in condomini, confinanti con case ad uso
abitativo, in garage, capannoni industriali, e via discorrendo.
Si rischia concretamente di vedersi chiuso l'allevamento. E
in questo caso cosa farà la Federazione? E' questo che blocca, e
bloccherà, questo censimento.
Prima NOI allevatori vogliamo conoscere bene quelle che
sono le normative in materia. Il problema, pare di sognare ma è
così, che non ha consentito in molti comuni d'Italia, di fare
attività zootecnica nei centri urbani. E i nostri allevamenti
sono assoggettati in molte regioni della nostra penisola ad
attività zootecnica (sic) e siccome le attività zootecniche sono
considerate "industrie insalubri" e quindi, a norma di
Regolamento di Polizia Veterinaria e Regolamenti comunali, vanno
collocate in aree agricole, vale a dire fuori dei centri
abitati.
Prova ne sia il fatto che la Regione Puglia da qualche
anno, fortunatamente, ha introdotto una normativa che esclude lo
status di "allevamento zootecnico", per gli allevamenti di
volatili ornamentali. E una materia complessa con molti risvolti
giuridici che varia molto spesso in ogni Regione, Provincia e
Comune. Ad esempio, ci informano che attualmente il Comune di
Modena non richiede nulla di particolare per gli allevamenti
amatoriali e l’U.S.L. vuole solo esserne informata.
Niente illusioni, si capisce. La confusione legislativa, il
linguaggio ermetico e sciardesco che si presta a tutte le
interpretazioni e al loro contrario, il palleggiamento di
responsabilità fra Governo e Parlamento (anche a noi come a voi,
viene fatto di usare queste parole al maiuscolo: ma chi ce lo fa
fare?), e le lentezze delle procedure che ne derivano: tutto
questo finisce per agire anche sulla pubblica opinione, e anche
su noi allevatori, come una deterrente.
Una norma di decreto senza una mezza dozzina di commi,
ognuno dei quali richiama altri commi di altri decreti per
annullarli o eccepirvi, è guardata dai nostri burocrati con
disprezzo e diffidenza anche perchè non si presta a crearvi
sopra qualcuno di quelli che ai miei tempi universitari si
chiamavano, con ammirazione, “casi eleganti”: quelli che si
prestano a qualsiasi soluzione, anche la più assurda, perché nel
guazzabuglio normativo italiano si può trovare un articolo o un
comma (bis o tris) che la giustifica: basta che incappi in uno
specialista del cavillo che sappia farla valere o almeno
gettarla fra i piedi di un giudice per indurlo a rimandare il
procedimento all’infinito.
Prima si chiariscono agli allevatori le normative in
materia e solo poi – penso - gli allevatori daranno, senza
patemi d’animo, delle risposte precise. Non c’è scelta: si corre
il rischio che non sia l’aviaria a farci chiudere ma lo Stato
Italiano e la sua burocrazia. E non so cosa sia peggio.
Risponde Banfi
Nella mail di Valendino possiamo individuare 3 temi
principali:
1- Lo
Stato italiano e le sue leggi farraginose.
Non si può che essere d’accordo sulla “particolarità”
dell’intero sistema di leggi, norme, ordinanze dello Stato in
tutte le sue articolazioni. Noi non possiamo farci nulla, quindi
non varrebbe proprio la pena di parlarne se non per 2 motivi:
-in questa confusione è a volta possibile giocare per
volgere la situazione a proprio vantaggio. Ci stiamo provando,
”sfilandoci “dal comparto allevamenti zootecnici, settore
avicolo dove storicamente ci hanno collocati. Il censimento
serve anche a questo
-forse questo sistema di leggi è il risultato della
mentalità di noi Italiani. Basta vedere, ad esempio, come agiamo
sui forum: ciascuno ha la sua soluzione, l’unica praticabile, la
sua legge alla quale non è disposto a rinunciare. Mai. A costo
della vita (o della dignità). E mai accetterebbe di sottostare
alle leggi di altri. Per principio. Comprese quelle dello Stato.
Dunque, sul piano pratico io non cerco di farmene una
ragione ma di coesistere con il minimo sforzo con questo sistema
infernale. E di utilizzarlo strumentalmente, se occorre ed è
utile.
2-
Allevamenti e centri città.
Nel sito FOI c’è una mia disamina sul tema ed a quella
rimando (“Approfondimenti”, “Allevamenti e centri città”): che
sia l’interpretazione giuridicamente “giusta universalmente” non
lo so. Ha però una sua logica che dovrebbe tranquillizzare:
secondo me il problema non esiste a livello nazionale, al
più può essere un caso locale. In ogni modo, risolvendo il
problema a monte al quale stiamo lavorando (“allevamenti
d’uccelli da compagnia non sono industriali né zootecnici
inquinanti”), anche eventuali ulteriori, remoti dubbi
sarebbero fugati. Ovviamente, il censimento è utile anche in
questo caso.
3-
Censimento come porta d’accesso d’ispezioni con altre finalità.
- C’è un Vademecum ufficiale e pubblico da almeno 60 anni,
con tanto d’indirizzo: non c’è bisogno di quest’analisi per
aprire la porta già spalancata, ripeto da almeno 60 anni.
- Molte Associazioni sono iscritte negli albi provinciali
del volontariato: i loro elenchi soci non possono essere
“coperti”. Molte Associazioni chiedono ed ottengono
finanziamenti pubblici: non possono essere coperte.
- Chi detiene uccelli CITES ha fatto circostanziate denunce
sulla localizzazione e consistenza del proprio allevamento, così
come chi detiene fauna autoctona. Le autorità sanno tutto e
possono ispezionare in qualunque momento lo ritengano utile,
senza attendere il nostro censimento.
-Programmiamo, pubblicizziamo, realizziamo, otteniamo
autorizzazioni d’Istituzioni per decine di mostre, cui
partecipano, complessivamente, migliaia d’allevatori che
compilano il mod. 4 con il proprio indirizzo: nessun’autorità ha
bisogno del censimento per “sfrucugliare” in qualche
allevamento, se lo ritiene opportuno.
Non vi pare che sia ora di considerare non credibile questa
motivazione? L’analisi degli allevamenti FOI proposta non
aumenta di un millesimo la possibilità d’ispezioni (sanitarie,
fiscali, igieniche, utilizzo corretto dei locali…) rispetto ad
oggi. E continuare a presentare la propria opposizione come
motivata da questo timore può fare pensare, a qualche curioso,
che ci sia qualcosa da nascondere!
Queste cose sono già state dette ripetutamente: dubito ci
sia ancora qualcosa da aggiungere.
Quello che è certo, è che sul quesito “censimento sì,
censimento no”, il tempo a disposizione è finito, come ricorda
ADNKRONOS del 1° agosto.
Adesso è tempo di concentrare tutte le attenzioni e le
risorse sul completamento delle difese.
10 agosto
2006
Enrico
Banfi
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