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ANCORA SULL'UTILIZZO DEI
"DATI PERSONALI"
Nel dibattito seguito al lancio dell’analisi delle
strutture produttive di FOI (“censimento”), su questo tema si è
concentrata buona parte dell’attenzione.
Constato che, poiché i tempi di realizzazione del
censimento e di discussione del tema ormai sono contrastanti,
occorre chiudere questa fase e procedere oltre, soprattutto in
vista della necessità di presentarci alle Autorità che concedono
la deroga sulle mostre autunnali (le prime sono in settembre!)
con risposte e proposte.
Risposte e proposte che le convincano che le nostre
attività presentano un livello di rischio “modesto” rispetto la
media avicola e, dunque, la concessione della deroga avviene
senza pericoli per la salute pubblica (e l’immagine di chi firma
la deroga).
A tutto ciò che è stato detto, non solo da me ma anche da
allevatori che hanno già sperimentato questo tipo di indagine
(CITES, fauna autoctona) e da dirigenti d’Associazioni
illuminati che, per fini interni, hanno gestito un’analisi
analoga dei propri associati, non saprei cos’altro aggiungere. O
forse sì: il giorno in cui, per motivi sanitari e sulla
falsariga di quanto già imposto da anni per tutti gli
allevamenti zootecnici a fini alimentari, anche agli allevatori
di uccelli da compagnia verrà richiesta la registrazione
dettagliata delle attività, quel giorno la quasi totalità degli
allevatori lo farà, perché obbligato, e secondo lo schema- di
solito complesso e di difficile gestione perché burocratico-
imposto dalle Istituzioni.
Constateremo, allora, di aver perso un’occasione,
confermeremo che l’episodio di Pescara/CITES/multe salate non è
stato un episodio sfortunato da cui abbiamo tratto un concreto
insegnamento, ma è l’evidenza di un modo di procedere miope e
sordo, saldamente ancorato al vecchio, pericoloso per il nostro
Movimento e che tendiamo a proporre in ogni occasione.
Il mio parere, che supporta la decisione che mi compete in
proposito, nasce dalle seguenti motivazioni (dunque non è né
precostituito né emotivo):
1-I dati sensibili dell’allevatore FOI sono noti da decenni
(Vademecum), sono necessariamente pubblici essendo un elemento
strutturale della nostra attività (in specifico, le mostre).
2-Le nuove norme sul benessere animale che si è chiamati a
rispettare tutti, anche coloro che non avessero anima
ambientalista, impongono che gli animali siano affidati a
persone maggiorenni, poiché detenere e allevare animali da
compagnia impone obblighi (di legge!) nei confronti degli
animali stessi di cui può rispondere solo un adulto maggiorenne
(vedi le leggi sul benessere animale archiviate nel sito FOI, in
particolare l’Accordo Stato-Regioni, Artt.2 e7, Legge regionale
Emilia/Romagna, Art6).Dunque, le generalità degli iscritti alle
Associazioni devono essere certe e comprovate, anche con la
richiesta di fotocopia di documento di identità. Gli
amministratori delle Associazioni e della Federazione
rischiano grosso se non fanno questa verifica.
Dunque, le generalità dei soci devono essere accertate e
pubbliche: è una violenza sul diritto di privacy? O forse il
diritto alla privacy individuale termina dove inizia il diritto
della società civile?
3-I dati di allevamento sono dati sensibili da inserire nel
concetto di privacy individuale da tutelare?Ho già ricordato che
tutti gli allevamenti zootecnici sono registrati da anni
(l’avvio è stato dato da esigenze di tutela sanitaria degli
animali e dei cittadini) e vengono costantemente forniti dati
produttivi alle Associazioni di categoria, alle organizzazioni
economiche e sociali, all’Istat ecc.Nel caso di “stato di crisi”
del settore, sono questi i dati che decidono se e quanto lo
Stato deve rimborsare agli allevatori,
Che sia una colossale violazione delle privacy a livello
nazionale?
E nessuno se n’è accorto?
D’altra parte le nostre proteste, al tempo dell’inserimento
delle norme Cites non sono state certamente sul tema “violazione
privacy”.
4-Nessuno di coloro che valorizza la riservatezza dei dati
richiesti dal censimento ha prodotto un minimo di ragionamento
logico che spieghi perché quei dati sono riservati al punto tale
da:
-non volerli comunicare alle autorità;
-non volerli comunicare alla propria “organizzazione di
categoria” (Associazione, Federazione).
Si è solo affermato che la comunicazione dei dati può
violare la privacy o in ogni modo è un’operazione ad alto
rischio sulla privacy, perché chissà cosa potrà succedere dopo.
Oltretutto, senza tener in alcun conto le spiegazioni, le
esperienze di altri allevatori e la pratica di eventi analoghi
sotto gli occhi di tutti.
In
conformità a tutto ciò, la convinzione che ho conseguito è che:
-Avere dubbi è lecito ed utile, in termini generali, poiché
può consentire di ridurre il numero dei possibili errori. Se i
dubbi però non sono argomentati, allora si riducono a
sensazioni e gli effetti retrocedono ad alzare semplicemente
il livello di attenzione, non certo, a fermare le decisioni.
-Al contrario, che il Progetto non violi in nessuna sua
parte la riservatezza dei dati gestiti (che sono già in buona
parte pubblica, anche quelli sugli allevamenti!), mi pare
evidentissimo, anche per gli esempi pratici e le norme di legge
disponibili.
Pertanto, ritengo che- per quanto riguarda il Progetto FOI di
cui stiamo discutendo- il tema privacy
sia stato sufficientemente sviluppato e può essere sostituito
da altri temi, oggi più concreti ed utili per il
Movimento.
Per quanto riguarda le osservazioni e le richieste
pervenute da G. Motta, ed indirizzate a me ed al collega
Gualerzi, ricordiamo che la nostra competenza, secondo le
attribuzioni del Presidente Cirmi, si limita agli aspetti
ideativi e tecnici del Progetto “Anello FOI”. Il percorso
gestionale rimane di competenza della Federazione, così come le
decisioni correlate.
Infine, qualche allevatore chiede che, a fronte di alcune
“innovazioni” (in particolare, sulla registrazione, sul
censimento) qualcuno garantisca che poi, in futuro, non ci
saranno conseguenze negative per gli allevatori stessi,
dove nel negativo ci sta di tutto.
Si impongono riflessioni che dobbiamo fare tutti assieme,
con serenità ed onestà.
- Chi può generare “conseguenze”? Non certamente FOI e le
sue strutture organizzative (Associazioni, Raggruppamenti,
singoli dirigenti), che hanno anzi interessi opposti. Dunque,
possono essere solo le Istituzioni. Quindi è inefficace ed
inutile chiedere a FOI di garantire il futuro che non dipende
dai suoi poteri. Oltretutto FOI non è una entità astratta: siamo
noi allevatori!
-Possono le Istituzioni garantire qualcosa che potrebbe
avvenire nel futuro ed è nei loro poteri? Chi minimamente sa
come funziona una società di persone, uno Stato, dà
immediatamente la risposta! E’ impossibile garantire alcunché
per il futuro, nessuno ha mai avuto questo potere ed è bene che
non l’abbia: perché il mondo cambia, i bisogni cambiano e le
decisioni cambiano di conseguenza.
Nuove leggi modificano o sostituiscono quelle non più
adeguate, nuove ordinanze adeguano i comportamenti alle nuove
esigenze.
Qualcuno due anni fa pensava a leggi sul tema di H5N1? Non
c’era notizia di questo virus, e, con gli strumenti mediatici
opportuni, nessuno aveva reso così terribile la sua immagine
nella psiche collettiva e, dunque, così indispensabile –per le
Istituzioni- prendere decisioni gravi e drastiche (e
costosissime) per evitare la sua diffusione.
Qualcuno, fra le persone che rappresentano le Istituzioni,
due anni fa poteva ragionevolmente e responsabilmente garantire
che non si sarebbero assunte decisioni del genere, se ancora non
era noto il caso e l’entità (reale o percepita) del pericolo?
Credo che dobbiamo avere ben chiaro che, oggi più che nel
passato, nessuno può garantirci su nulla e che sempre più
dobbiamo confidare nelle nostre capacità di intuire
(anche confusamente) il futuro, di predisporre nostri
paracadute, d’essere noi flessibili per adeguarci ai
mutamenti improvvisi del contesto.
Collaborando (proponendo, stimolando, informando
correttamente) con le Istituzioni.
11 agosto
2006
Enrico
Banfi
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