|
DEFINIZIONI
D.- Si usa
il termine “clinicoterapeutici”: questo significa che gli
effetti del rapporto uomo-animale/uccelli sono efficaci solo in
presenza di
Problemi
psicologici?
R.- Rispondiamo con una seconda domanda, rivolta a tutti
noi allevatori: proviamo mai tanta serenità d’animo, tanti
stimoli positivi, tanto senso di realizzazione in ambienti che
non siano il nostro allevamento?
* * *
DEFINIZIONI
D.- Che
definizione possiamo dare di “allevatore” di animali/uccelli da
compagnia? E’ importante questa definizione perché ha
implicazioni importanti riguardo l’applicazione di leggi e
normative.
R.- Verissimo. Normalmente definiamo allevatore sia chi
possiede (alleva) 2.000 vacche da latte o 20.000 suini, come chi
possiede 10 coppie di canarini o due coppie di cani. C’è una
definizione fondamentale per noi FOI, che ci aiuta ad uscire da
una compagnia (gli allevatori industriali a fine di reddito) che
ci ha prodotto solo guai, cioè ci ha rovesciato addosso una
montagna di burocrazia: “gli allevamenti FOI operano,
attraverso microstrutture, per la selezione
,riproduzione,svezzamento e, in alcuni casi,
addestramento di uccelli da compagnia, non destinati ad
alimentazione. L’obiettivo non è il reddito ma
sono i fini sportivi e scientifici, l’organizzazione non
è di tipo industriale ma amatoriale.”
* * *
DEFINIZIONI
D.- Dove
stanno i vantaggi di questa definizione?
R.- Siamo piccoli come dimensioni (quindi piccoli anche
come problema), non lucriamo (no ricchezza, no tasse…),
organizzazione individuale (dunque, non burocratizzateci), non
produciamo cibo (dunque un grosso pericolo in meno per la salute
dell’uomo), abbiamo meriti sociali (la compagnia,la scienza…).
Questa definizione, però, deve essere consolidata ed essere
formalmente condivisa dalle istituzioni nazionali. E’ uno dei
nostri ambiziosi obiettivi. Per ora è stata parzialmente
recepita dalla Regione Emilia Romagna nella sua legge sul
benessere.
* * *
RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI
D.- Perché
qualche AUSL chiede ed insiste che gli allevatori FOI si
registrino ?
R.- Ci sono due motivi: uno sanitario ed uno pratico.
Quello sanitario: le politiche di
prevenzione, fondamentali nella tutela della salute non solo
degli animali ma anche delle persone, prevedono una mappatura
(identificazione, collocazione geografica, identificazione delle
specie presenti e della capacità produttiva) di tutti gli
allevamenti di animali presenti sul territorio nazionale. Sulla
base di ciò, vengono definiti dei piani di emergenza per
interventi nelle fasi critiche, al fine di impedire il
diffondersi incontrollato delle epidemie.
Quello pratico: la domanda di autorizzazione
di una mostra deve essere archiviata sotto qualche codice, da
cui l’esigenza di definire in qualche modo tale codice.
La risposta in entrambi i casi sta nella registrazione.
* * *
RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI
D.- Nel
caso di allevamenti FOI, si tratta di una novità? E cosa
significa?
R.- La registrazione, per FOI, non è una novità: già viene
regolarmente fatta, in modo più complesso ed oneroso, da parte
di chi detiene uccelli autoctoni o CITES. La registrazione AUSL
si riferisce a tutti gli allevatori di animali, compresi
quelli FOI: in questo caso sono compresi anche gli uccelli non
autoctoni e non CITES.
* * *
RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI
D.- E’
obbligatorio registrarsi presso l’AUSL? Ed a quale AUSL?
R.- A quanto risulta, non ci sono obblighi di legge per i
nostri uccelli: vedasi il documento “Registrare o no
l’allevamento”, pubblicato nella sezione Approfondimenti di
Spazio progetti. Però è consigliabile registrarsi, se
insistentemente richiesto, non essendovi motivi validi, sul
piano pratico, per non farlo e trattandosi di una richiesta
di tipo istituzionale che nasce da motivazioni comprensibili e
condivisibili. Inoltre non ha costi né oneri burocratici
successivi. Però…
* * *
RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI
D.- Però?
R.- Al solito c’è un po’ di confusione, che deriva da una
serie di fattori :
1) non tutte le AUSL sono interessate a richiedere la
registrazione. Alcune addirittura potrebbero non accettarla,
proprio perché la legge non lo prevede con chiarezza. Quindi,
suggerisco di non prendere autonomamente l’iniziativa
della registrazione, ma di attendere la specifica richiesta
dell’AUSL di competenza, che, se abbiamo l’allevamento in
casa, è la stessa AUSL cui ci rivolgiamo per le pratiche
riguardanti la nostra salute. Dovremo rivolgerci al Servizio
veterinario;
2)
le Associazioni hanno ulteriori problemi: hanno iscritti con
allevamenti in territori che non dipendono da una sola AUSL,
quindi, a richiesta, dovrebbero selezionare le informazioni
relative alle varie AUSL.
* * *
RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI
D.- Questo
argomento ha sollevato molte discussioni fra gli allevatori: un
po’ per la mancanza di informazioni sugli scopi della
registrazione (sia da parte FOI che delle stesse AUSL), ed un
po’ per una connaturata diffidenza rispetto alle iniziative
delle Istituzioni (oneri economici e burocratici, desiderio di
riservatezza sulle proprie attività, ecc.).
R.- L’aviaria ha fatto esplodere il problema della
conoscenza del territorio, la fretta ha prodotto comportamenti
non uniformi e carenza di informazioni. Pian piano tutti stanno
riprendendo il filo.
Abbiamo affermato che non ci sono nuovi oneri, né economici
né burocratici: la registrazione è gratuita (per cortesia,
eventuali richieste di pagamenti in merito verificatele con
attenzione, facendovi dare gli estremi di legge e comunicatele
all’ufficio stampa FOI).
Nessun ulteriore attacco alla riservatezza sulla
collocazione dell’allevamento: la collocazione dei nostri
allevamenti:
- non è riservata: il Vademecum è stampato e distribuito in
migliaia di copie;
- i vicini di casa possono sempre fare segnalazioni.
L’unico, serio motivo di opposizione di FOI alla
registrazione è sulle modalità.
Foi richiede di utilizzare il codice RNA, già collaudato da
oltre 50 anni e valido per tutta l’Italia.
Solo il codice RNA garantisce efficacia e semplicità, per
AUSL come per l’allevatore.
Sul piano pratico mi sento di dare due consigli agli
allevatori:
- non prendete l’iniziativa di andarvi a registrare
spontaneamente, ma attendete prima la specifica richiesta da
parte dell’Ausl di competenza, possibilmente una richiesta
scritta;
- le Associazioni dovrebbero gestire loro il rapporto
con le AUSL, “proteggendo” l’allevatore socio. Si tratta di
un tema tipico di competenza delle Organizzazioni territoriali
più che dei singoli associati.
* * *
|