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Leggi, normative e regolamenti impattano sulla nostra
attività d’allevatori amatoriali in forma diretta ed
indiretta.
La forma indiretta, ad esempio, la individuiamo nel caso in
cui obblighi vengono imposti a monte ed a valle
dell’allevamento: se le norme definiscono una dimensione
minima di un metro cubo per la detenzione di una coppia di
canarini, è probabile che ben pochi cittadini si orientino a
detenere uccelli. Se le norme impongono l’identificazione
individuale dei soggetti presso i commercianti, è evidente
che l’appartenenza alla FOI e l’applicazione dell’anello è
un vantaggio.
Occorre prestare attenzione, dunque, alle regole generali,
per tutelare la nostra specifica attività.
1- L’accordo Stato-Regioni (4) definisce la categoria”
animali da compagnia”, distinguendoli da quelli aventi
fini produttivi o alimentari.
La Legge
Regionale n. 5/2005 dell’Emilia Romagna ( 8) definisce
meglio”allevamento”. L’art.5, punto 2 recita: “Per
allevamento di cani e gatti si intende la detenzione di cani
e gatti in numero pari o superiore a tre fattrici o dieci
cuccioli l’anno. Per le altre specie di animali da
compagnia, per attività d’allevamento si intendono
esclusivamente quelle esercitate a fini di lucro”.
Quindi, se si vogliono evitare tutti i vincoli e gli
obblighi previsti per gli allevamenti a fini di lucro, che
qualunque legge dovrà prevedere (ad es.: art. 5 Accordo
Stato-Regioni, art.5 L.R. Emilia Romagna) la propria
attività di allevamento non deve apparire come avente
finalità di lucro. Qui si va nel soggettivo, e mi fermo:
certo, un anziano con tre cocorite o un amatore con 10
coppie non potrà mai essere confuso con un allevatore con
finalità di lucro, ma con 200 coppie di canarini? O 10
coppie di ARA?
La legge dell’Emilia Romagna ci è favorevole sotto questo
versante: crea un precedente cui riferirci anche su altri
temi più controversi. E potrebbe fare da riferimento anche
per altre Regioni.
Sullo stesso tema il Comune di Roma (2) non prende in
considerazione tale definizione e distinzione. Art.20, punto
10: “L’attivazione degli impianti gestiti da privati per
l’allevamento….deve ottenere il parere dell’ufficio
competente per la tutela degli animali…”. Quindi, a
Roma, sembrerebbe che tutti gli allevamenti
dovrebbero essere autorizzati. Certo, andando all’Ufficio
citato mostrando la legge Emilia Romagna e ragionando
assieme al funzionario, probabilmente si ottiene
l’esenzione.
Sull’argomento “lucro” gli allevatori sono chiamati a
comportamenti adeguati, anche dal punto di vista formale.
2- Condizioni di detenzione, cioè i locali, i
livelli di pulizia e ricambio d’aria, la densità degli
animali: le norme esaminate non escono dalla genericità. C’è
un ovvio richiamo alle norme d’igiene, che sono
comunali: l’argomento non può che essere gestito a livello
locale. Così come il tema della destinazione d’uso dei
locali in cui sono ospitati gli uccelli: se tecnicamente
l’attività non può essere definita come “allevamento a fini
di lucro”, è certamente più semplice superare l’esame della
destinazione d’uso (regolamento edilizio comunale). Sul tema
“condominio” già si è detto.
Tutte le normative impongono che gli uccelli detenuti in
gabbia non possono essere esposte a condizioni climatiche
sfavorevoli (in particolare il sole) e che i contenitori
dell’acqua e le mangiatoie devono essere sempre rifornite e
facilmente accessibili.
Vedo generali carenze soprattutto nei trasportini
utilizzati nei mercati.
3- Condizioni di trasporto: l’unica
attenzione al tema è prestato, fra le norme sul benessere
degli animali, dal regolamento di Roma, già ricordato. Anche
qui c’è dunque una grande soggettività di giudizio: il che
non sempre è un vantaggio. Personalmente mi sento di
consigliare molta attenzione sul tema, poiché è una delle
prime critiche utilizzate sui media in caso di azioni da
parte dei Nas e delle guardie ecologiche.
4- Dimensioni gabbie: forse il punto cruciale
e pericoloso per tutti gli allevatori e detentori di
animali. Anche perché si è portati spontaneamente a
immaginare l’animale libero nel suo ambiente naturale e non
costretto in uno spazio che è comunque angusto.
E’ stato compiuto un lungo percorso, di tipo tecnico,
culturale, emozionale per passare dallo spazio celeste alle
gabbie. Per dare una concretizzazione alla dichiarazione
generica dell’accordo Stato-Regioni “consentirgli
un’adeguata possibilità di esercizio fisico” (art.2), e-
in termini più ampi- per “garantire lo svolgimento delle
funzioni motorie ed il rispetto delle caratteristiche eco
-comportamentali delle singole specie” (Roma, art.49) è
necessario un bel confronto. Sull’altro versante, infatti,
stanno altre esigenze: spazi in appartamento, costi,
standard COM/FOI per i giudizi nelle mostre.
Il Comune di Roma si è riservato di specificare tali
dimensioni con un’ordinanza sindacale: è auspicabile che
ci sia un tavolo congiunto e che sia presente un
rappresentante FOI, autorevole e convincente, per
collaborare a stendere l’ordinanza (possibilmente
sulla base dei suggerimenti riportati nell’allegato 1, per
quanto riguarda le gabbie, e sulla base dell’art. 5
punto 2 della L.R. Emilia Romagna per quanto riguarda la
definizione di allevamento).
La maggior parte dei Comuni è partita con un collegamento
fra apertura alare/dimensione soggetti, dimensione dei lati
delle gabbie e densità degli animali. Solo Modena (6) aveva
recepito le particolari esigenze delle mostre, con
l’insostituibilità degli standard COM/FOI.
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Il consentire che ogni singolo Comune dia i suoi “numeri” è
molto pericoloso, soprattutto se non si tiene conto dei vincoli
legati alle mostre ornitologiche.
La situazione più avanzata a mia conoscenza è quella della
regione Emilia Romagna, con un Regolamento ampiamente discusso
fra tutte le categorie interessate (compreso il commercio).
Tale Regolamento non è ancora stato promulgato, ma
nelle sue grandi linee- per quanto ci riguarda- può essere
considerato soddisfacente: accetta pienamente gli standard COM/FOI
per le manifestazioni ornitologiche, suddivide gli uccelli in
due gruppi (fino a 15cm di lunghezza, da
16 a
25 cm) e
stabilisce misure minime per ciascuno dei due, sostanzialmente
simili a quelle adottate dai nostri allevatori (Allegato 1).
Se questa bozza fosse adottata in tutta Italia, credo ci
sarebbe da essere abbastanza soddisfatti.
5- Manifestazioni: già oggi le
manifestazioni devono essere autorizzate (AUSL e Sindaco). Fino
ad oggi i problemi sono stati legati all’aviaria, più che al
benessere animale. Sul benessere, il modello Emilia/Romagna
risolve il problema principale, quello delle gabbie da
esposizione, essendo condiviso l’orientamento di adottare gli
standard COM/FOI. Ma rimane aperto il grosso problema del
mercato-scambio, sia quelle presenti come appendici delle
esposizioni, sia gli altri concentramenti più “commerciali”. Per
ora, non ho notizia di particolari regolamenti: è però opportuno
che ciascuno rifletta dove sono le eventuali carenze e come
superarle. Credo ci siano almeno tre temi: la densità, la
dimensione dei cosiddetti “trasportini” che in realtà
sono spesso usati per esposizione (con evidenti carenze di
spazio, accessibilità di cibo e acqua puliti), la pulizia
delle attrezzature e degli uccelli. Su questi tre argomenti,
anche in assenza di regole ufficiali, chiunque può avere valide
osservazioni: un uccello sporco, sofferente, con scarso cibo o
acqua suscita in tutti un’immediata e forte reazione negativa. E
nascono i problemi. Quindi, anche se non ci sono in vista
ordinamenti formali tutti sappiamo che dobbiamo comunque
prestare maggiore sensibilità ed attenzione.
CONCLUSIONI
-La sensibilità sui temi ambientali e, in particolare,
sulla vita degli animali, si è molto accresciuta, in questi anni
ed ha trovato- nella maggior parte dei paesi europei- puntuali
risposte in adeguate Leggi e Regolamenti. La spinta è destinata
a proseguire nel tempo.
-Le Leggi ed i Regolamenti possono avere, ed hanno, forte
impatto sulle attività di allevamento, commercio e detenzione
degli animali. Si tratta di norme stringenti, che modificano in
modo significativo il nostro “modo di fare”, cui siamo abituati
ed affezionati.
-Unione Europea, Nazioni, Regioni, Comuni: ciascuno
promuove, delibera, regola, prescrive, controlla. La mancanza di
un unico referente ci può creare seri problemi:
a)
di
informazione: troppa e da troppe parti;
b)
di
adeguamento: troppo diverse le varie regole.
Le nostre organizzazioni periferiche (allevatori,
associazioni) e centrali (raggruppamenti, federazione) sono oggi
chiamate ad operare in modo integrato, con obiettivi comuni e
con compiti specializzati.
-E’ per noi fondamentale:
a) raccogliere e scambiare le informazioni in modo
efficace e concordare comuni obiettivi(collaborazione fra di
noi);
b)
partecipare
fin dall’inizio alla definizione del problema ed alla sua
soluzione, nella consapevolezza che il nostro contributo è
importante ed alla nostra portata e che eventuali nostri
interventi a cose fatte sarebbero privi di efficacia
(collaborazione fra noi e Istituzioni ed Enti).
-Laddove abbiamo partecipato secondo le logiche dette, i
risultati sono stati positivi: è
un motivo di più per proseguire ed affinare la nostra
organizzazione ed il nostro impegno.
-Questi cambiamenti suscitano istintive e naturali
preoccupazioni, diffidenze ed ansia. E’ l’effetto di tutto ciò
che non conosciamo. In realtà, come sempre nel mondo che cambia
ci sono minacce ed opportunità.
Mappare
il nostro mondo
(conoscere meglio ciò che siamo e facciamo) ci può aiutare a
perseguire, individualmente e collegialmente, obiettivi di
maggior rilevanza scientifica oltre che di tipo competitivo.
Controllare lo stato di salute dei nostri allevamenti (con la collaborazione di strutture specialistiche
ed in modo semplice) può aiutarci a limitare l’uso della chimica
a casi mirati, riducendo danni collaterali agli animali ed alle
nostre… tasche.
Collaborare a creare benessere nella vita dei nostri amici alati
non può che
aiutarci a conseguire un più profondo e gratificante obiettivo,
soprattutto se accettiamo l’osservazione che “gli animali
domestici hanno accompagnato l’uomo nel suo cammino di civiltà,
pertanto il processo di domesticazione deve essere considerato
patrimonio dell’umanità e, parimenti, il rapporto con tali
animali deve essere improntato sul concetto di
collaborazione”(3).
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Per completezza d’informazione, allego i link ai documenti
elaborati dalla Provincia di Milano (5) e dal Comune di Reggio
Emilia (7).
La Regione
Veneto ha prodotto un dettagliato documento, ma esclusivamente
dedicato al benessere degli animali da reddito.
ALLEGATO 1
Suggerimenti relativi alle dimensioni delle gabbie da
allevamento, da esposizione e da compagnia per gli uccelli
ornamentali da gabbia e da voliera. Si tratta inevitabilmente di
conclusioni emerse da confronti d’opposti interessi e di grandi
mediazioni, ad esempio sulle diverse esigenze nelle varie
specie. La mediazione finale è indispensabile per semplificare
l’applicazione, la gestione e gli aspetti produttivi e
commerciali delle gabbie.
1-Gli
uccelli sono classificati in due gruppi,
secondo le dimensioni:
-Razze leggere, fino a
15 cm di
lunghezza totale.
-Razze pesanti, da
26 a 25 cm di
lunghezza totale.
2-
Razze leggere:
Le dimensioni minime delle gabbie devono essere di
cm 55x28x32 d’altezza.
Nella stessa gabbia possono essere ospitati i due
riproduttori e la prole fino allo svezzamento, che poi deve
essere trasferita in volierette delle dimensioni minime di cm
120x42x40 d’altezza, con 4 posatoi (max.16 esemplari).
Gabbie delle stesse dimensioni possono ospitare max 4
soggetti adulti, per la detenzione ordinaria (ad esempio, di
compagnia).
Si possono ammettere misure leggermente difformi, purché
sempre nel rispetto dei volumi e delle proporzioni di spazio
stabilito per animale ospitato.
3-
Razze pesanti:
Le dimensioni minime delle gabbie devono essere di
cm 60x31x35 d’altezza.
Nella stessa gabbia possono essere ospitati i due
riproduttori e la prole fino allo svezzamento, che poi deve
essere trasferita in volierette delle dimensioni minime di
cm120x42x40 d’altezza, con 4 posatoi (max 12 esemplari).
Gabbie della stessa dimensione possono ospitare max 4
soggetti adulti, per la detenzione ordinaria.
Si possono ammettere misure leggermente difformi, purché
sempre nel pieno rispetto dei volumi e delle proporzioni di
spazio stabilito per animale ospitato.
4-In entrambi i casi, le distanze fra i posatoi
devono essere di circa
30 cm.
5-
Manifestazioni:
Per tutto il periodo di durata
delle manifestazioni ornitologiche, sono consentite gabbie di
dimensioni inferiori, per consentire le previste valutazioni
della Giuria, nei limiti previsti da COM/FOI.
6-Allevamento:
“Per
allevamento di cani e gatti si intende la detenzione di cani e
gatti in numero pari o superiore a tre fattrici o dieci cuccioli
l’anno. Per le altre specie di animali da compagnia, per
attività d’allevamento (quindi sottoposte a vincoli
ed obblighi, n.d.r.) si intendono esclusivamente quelle
esercitate a fini di lucro.
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