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SUL BENESSERE DEGLI ANIMALI

di Enrico Banfi

 

Leggi, normative e regolamenti impattano sulla nostra attività d’allevatori amatoriali in forma diretta ed indiretta.

La forma indiretta, ad esempio, la individuiamo nel caso in cui obblighi vengono imposti a monte ed a valle dell’allevamento: se le norme definiscono una dimensione minima di un metro cubo per la detenzione di una coppia di canarini, è probabile che ben pochi cittadini si orientino a detenere uccelli. Se le norme impongono l’identificazione individuale dei soggetti presso i commercianti, è evidente che l’appartenenza alla FOI e l’applicazione dell’anello è un vantaggio.

Occorre prestare attenzione, dunque, alle regole generali, per tutelare la nostra specifica attività.

 

1- L’accordo Stato-Regioni (4) definisce la categoria” animali da compagnia”, distinguendoli da quelli aventi fini produttivi o alimentari. La Legge Regionale n. 5/2005 dell’Emilia Romagna ( 8) definisce meglio”allevamento”. L’art.5, punto 2 recita: “Per allevamento di cani e gatti si intende la detenzione di cani e gatti in numero pari o superiore a tre fattrici o dieci cuccioli l’anno. Per le altre specie di animali da compagnia, per attività d’allevamento si intendono esclusivamente quelle esercitate a fini di lucro”.

Quindi, se si vogliono evitare tutti i vincoli e gli obblighi previsti per gli allevamenti a fini di lucro, che qualunque legge dovrà prevedere (ad es.: art. 5 Accordo Stato-Regioni, art.5 L.R. Emilia Romagna) la propria attività di allevamento non deve apparire come avente finalità di lucro. Qui si va nel soggettivo, e mi fermo: certo, un anziano con tre cocorite o un amatore con 10 coppie non potrà mai essere confuso con un allevatore con finalità di lucro, ma con 200 coppie di canarini? O 10 coppie di ARA?

La legge dell’Emilia Romagna ci è favorevole sotto questo versante: crea un precedente cui riferirci anche su altri temi più controversi. E potrebbe fare da riferimento anche per altre Regioni.

Sullo stesso tema il Comune di Roma (2) non prende in considerazione tale definizione e distinzione. Art.20, punto 10: “L’attivazione degli impianti gestiti da privati per l’allevamento….deve ottenere il parere dell’ufficio competente per la tutela degli animali…”. Quindi, a Roma, sembrerebbe che tutti gli allevamenti dovrebbero essere autorizzati. Certo, andando all’Ufficio citato mostrando la legge Emilia Romagna e ragionando assieme al funzionario, probabilmente si ottiene l’esenzione.

Sull’argomento “lucro” gli allevatori sono chiamati a comportamenti adeguati, anche dal punto di vista formale.

 

2- Condizioni di detenzione, cioè i locali, i livelli di pulizia e ricambio d’aria, la densità degli animali: le norme esaminate non escono dalla genericità. C’è un ovvio richiamo alle norme d’igiene, che sono comunali: l’argomento non può che essere gestito a livello locale. Così come il tema della destinazione d’uso dei locali in cui sono ospitati gli uccelli: se tecnicamente l’attività non può essere definita come “allevamento a fini di lucro”, è certamente più semplice superare l’esame della destinazione d’uso (regolamento edilizio comunale). Sul tema “condominio” già si è detto.

Tutte le normative impongono che gli uccelli detenuti in gabbia non possono essere esposte a condizioni climatiche sfavorevoli (in particolare il sole) e che i contenitori dell’acqua e le mangiatoie devono essere sempre rifornite e facilmente accessibili.

Vedo generali carenze soprattutto nei trasportini utilizzati nei mercati.

 

 

3- Condizioni di trasporto: l’unica attenzione al tema è prestato, fra le norme sul benessere degli animali, dal regolamento di Roma, già ricordato. Anche qui c’è dunque una grande soggettività di giudizio: il che non sempre è un vantaggio. Personalmente mi sento di consigliare molta attenzione sul tema, poiché è una delle prime critiche utilizzate sui media in caso di azioni da parte dei Nas e delle guardie ecologiche.

 

4- Dimensioni gabbie: forse il punto cruciale e pericoloso per tutti gli allevatori e detentori di animali. Anche perché si è portati spontaneamente a immaginare l’animale libero nel suo ambiente naturale e non costretto in uno spazio che è comunque angusto.

E’ stato compiuto un lungo percorso, di tipo tecnico, culturale, emozionale per passare dallo spazio celeste alle gabbie. Per dare una concretizzazione alla dichiarazione generica dell’accordo Stato-Regioni “consentirgli un’adeguata possibilità di esercizio fisico” (art.2), e- in termini più ampi- per “garantire lo svolgimento delle funzioni motorie ed il rispetto delle caratteristiche eco -comportamentali delle singole specie” (Roma, art.49) è necessario un bel confronto. Sull’altro versante, infatti, stanno altre esigenze: spazi in appartamento, costi, standard COM/FOI per i giudizi nelle mostre.

Il Comune di Roma si è riservato di specificare tali dimensioni con un’ordinanza sindacale: è auspicabile che ci sia un tavolo congiunto e che sia presente un rappresentante FOI, autorevole e convincente, per collaborare a stendere l’ordinanza (possibilmente sulla base dei suggerimenti riportati nell’allegato 1, per quanto riguarda le gabbie, e sulla base dell’art. 5 punto 2 della L.R. Emilia Romagna per quanto riguarda la definizione di allevamento).

La maggior parte dei Comuni è partita con un collegamento fra apertura alare/dimensione soggetti, dimensione dei lati delle gabbie e densità degli animali. Solo Modena (6) aveva recepito le particolari esigenze delle mostre, con l’insostituibilità degli standard COM/FOI.

 

 

Il consentire che ogni singolo Comune dia i suoi “numeri” è molto pericoloso, soprattutto se non si tiene conto dei vincoli legati alle mostre ornitologiche.

La situazione più avanzata a mia conoscenza è quella della regione Emilia Romagna, con un Regolamento ampiamente discusso fra tutte le categorie interessate (compreso il commercio).

Tale Regolamento non è ancora stato promulgato, ma nelle sue grandi linee- per quanto ci riguarda- può essere considerato soddisfacente: accetta pienamente gli standard COM/FOI per le manifestazioni ornitologiche, suddivide gli uccelli in due gruppi (fino a 15cm di lunghezza, da 16 a 25 cm) e stabilisce misure minime per ciascuno dei due, sostanzialmente simili a quelle adottate dai nostri allevatori (Allegato 1).

Se questa bozza fosse adottata in tutta Italia, credo ci sarebbe da essere abbastanza soddisfatti.

 

5- Manifestazioni: già oggi le manifestazioni devono essere autorizzate (AUSL e Sindaco). Fino ad oggi i problemi sono stati legati all’aviaria, più che al benessere animale. Sul benessere, il modello Emilia/Romagna risolve il problema principale, quello delle gabbie da esposizione, essendo condiviso l’orientamento di adottare gli standard COM/FOI. Ma rimane aperto il grosso problema del mercato-scambio, sia quelle presenti come appendici delle esposizioni, sia gli altri concentramenti più “commerciali”. Per ora, non ho notizia di particolari regolamenti: è però opportuno che ciascuno rifletta dove sono le eventuali carenze e come superarle. Credo ci siano almeno tre temi: la densità, la dimensione dei cosiddetti “trasportini” che in realtà sono spesso usati per esposizione (con evidenti carenze di spazio, accessibilità di cibo e acqua puliti), la pulizia delle attrezzature e degli uccelli. Su questi tre argomenti, anche in assenza di regole ufficiali, chiunque può avere valide osservazioni: un uccello sporco, sofferente, con scarso cibo o acqua suscita in tutti un’immediata e forte reazione negativa. E nascono i problemi. Quindi, anche se non ci sono in vista ordinamenti formali tutti sappiamo che dobbiamo comunque prestare maggiore sensibilità ed attenzione.

 

CONCLUSIONI

-La sensibilità sui temi ambientali e, in particolare, sulla vita degli animali, si è molto accresciuta, in questi anni ed ha trovato- nella maggior parte dei paesi europei- puntuali risposte in adeguate Leggi e Regolamenti. La spinta è destinata a proseguire nel tempo.

 

-Le Leggi ed i Regolamenti possono avere, ed hanno, forte impatto sulle attività di allevamento, commercio e detenzione degli animali. Si tratta di norme stringenti, che modificano in modo significativo il nostro “modo di fare”, cui siamo abituati ed affezionati.

 

-Unione Europea, Nazioni, Regioni, Comuni: ciascuno promuove, delibera, regola, prescrive, controlla. La mancanza di un unico referente ci può creare seri problemi:

a)     di informazione: troppa e da troppe parti;

b)     di adeguamento: troppo diverse le varie regole.

Le nostre organizzazioni periferiche (allevatori, associazioni) e centrali (raggruppamenti, federazione) sono oggi chiamate ad operare in modo integrato, con obiettivi comuni e con compiti specializzati.

 

-E’ per noi fondamentale:

      a)   raccogliere e scambiare le informazioni in modo efficace e concordare comuni obiettivi(collaborazione fra di noi);

b)      partecipare fin dall’inizio alla definizione del problema ed alla sua soluzione, nella consapevolezza che il nostro contributo è importante ed alla nostra portata e che eventuali nostri interventi a cose fatte sarebbero privi di efficacia (collaborazione fra noi e Istituzioni ed Enti).

 

-Laddove abbiamo partecipato secondo le logiche dette, i risultati sono stati positivi: è

un motivo di più per proseguire ed affinare la nostra organizzazione ed il nostro impegno.

 

-Questi cambiamenti suscitano istintive e naturali preoccupazioni, diffidenze ed ansia. E’ l’effetto di tutto ciò che non conosciamo. In realtà, come sempre nel mondo che cambia ci sono minacce ed opportunità.

Mappare il nostro mondo (conoscere meglio ciò che siamo e facciamo) ci può aiutare a perseguire, individualmente e collegialmente, obiettivi di maggior rilevanza scientifica oltre che di tipo competitivo.

Controllare lo stato di salute dei nostri allevamenti (con la collaborazione di strutture specialistiche ed in modo semplice) può aiutarci a limitare l’uso della chimica a casi mirati, riducendo danni collaterali agli animali ed alle nostre… tasche.

Collaborare a creare benessere nella vita dei nostri amici alati non può che aiutarci a conseguire un più profondo e gratificante obiettivo,  soprattutto se accettiamo l’osservazione che “gli animali domestici hanno accompagnato l’uomo nel suo cammino di civiltà, pertanto il processo di domesticazione deve essere considerato patrimonio dell’umanità e, parimenti, il rapporto con tali animali deve essere improntato sul concetto di collaborazione”(3).

 

Per completezza d’informazione, allego i link ai documenti elaborati dalla Provincia di Milano (5) e dal Comune di Reggio Emilia (7). La Regione Veneto ha prodotto un dettagliato documento, ma esclusivamente dedicato al benessere degli animali da reddito.

 

ALLEGATO 1

 

Suggerimenti relativi alle dimensioni delle gabbie da allevamento, da esposizione e da compagnia per gli uccelli ornamentali da gabbia e da voliera. Si tratta inevitabilmente di conclusioni emerse da confronti d’opposti interessi e di grandi mediazioni, ad esempio sulle diverse esigenze nelle varie specie. La mediazione finale è indispensabile per semplificare l’applicazione, la gestione e gli aspetti produttivi e commerciali delle gabbie.

 

1-Gli uccelli sono classificati in due gruppi, secondo le dimensioni:

-Razze leggere, fino a 15 cm di lunghezza totale.

-Razze pesanti, da 26 a 25 cm di lunghezza totale.

 

2- Razze leggere:

Le dimensioni minime delle gabbie devono essere di cm 55x28x32 d’altezza.

Nella stessa gabbia possono essere ospitati i due riproduttori e la prole fino allo svezzamento, che poi deve essere trasferita in volierette delle dimensioni minime di cm 120x42x40 d’altezza, con 4 posatoi (max.16 esemplari).

Gabbie delle stesse dimensioni possono ospitare max 4 soggetti adulti, per la detenzione ordinaria (ad esempio, di compagnia).

Si possono ammettere misure leggermente difformi, purché sempre nel rispetto dei volumi e delle proporzioni di spazio stabilito per animale ospitato.

 

3- Razze pesanti:

Le dimensioni minime delle gabbie devono essere di cm 60x31x35 d’altezza.

Nella stessa gabbia possono essere ospitati i due riproduttori e la prole fino allo svezzamento, che poi deve essere trasferita in volierette delle dimensioni minime di cm120x42x40 d’altezza, con 4 posatoi (max 12 esemplari).

Gabbie della stessa dimensione possono ospitare max 4 soggetti adulti, per la detenzione ordinaria.

Si possono ammettere misure leggermente difformi, purché sempre nel pieno rispetto dei volumi e delle proporzioni di spazio stabilito per animale ospitato.

 

4-In entrambi i casi, le distanze fra i posatoi devono essere di circa 30 cm.

 

5- Manifestazioni:

Per tutto il periodo di durata delle manifestazioni ornitologiche, sono consentite gabbie di dimensioni inferiori, per consentire le previste valutazioni della Giuria, nei limiti previsti da COM/FOI.

 

6-Allevamento:

“Per allevamento di cani e gatti si intende la detenzione di cani e gatti in numero pari o superiore a tre fattrici o dieci cuccioli l’anno. Per le altre specie di animali da compagnia, per attività d’allevamento (quindi sottoposte a vincoli ed obblighi, n.d.r.) si intendono esclusivamente quelle esercitate a fini di lucro.

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